Invesco guarda agli ibridi in euro
L’Etf punta ad un indice di bond in euro ad alta potenzialità che esclude gli emittenti finanziari
Invesco, lato Etf, ha esteso l’offerta di prodotti indicizzati ad alta potenzialità in ambito obbligazionario. Negli anni scorsi l’emittente aveva già quotato prodotti passivi che mirano ai bond ibridi in dollari e alle Preferred shares, per gli investitori alla ricerca di importanti rendimenti a fronte di una volatilità più elevata, anche per via dell’esposizione al dollaro Usa. Un recente listing, rappresentato dall’Etf Invesco Euro Corporate Hybrid Bond, mira invece a un sottostante obbligazionario sempre ad elevata potenzialità di performance ma con alcuni fattori di rischio sotto controllo. Sparisce infatti il rischio di cambio, in quanto gli strumenti che possono essere inclusi nel benchmark da replicare sono denominati originariamente solo in euro. E anche in termini di rischio di credito qualcosa cambia, per via dell’esposizione settoriale. L’indice sottostante all’Etf – Bloomberg Barclays Euro Univ. Corporate ex Financials Hybrid Capital Sec. 8% Capped- è infatti progettato per inglobare solo titoli ibridi (strumenti a cavallo tra azioni e obbligazioni) a tasso fisso in euro emessi da società non finanziarie o agenzie governative. Scompaiono quindi le criticità relative al bail-in ma in parallelo ci si espone al rischio di credito delle entità in portafoglio, dove il segmento industriale è preponderante. I titoli nell’indice possono esprimere sia un rating di livello investment grade che inferiori alla BBB (minimo BB+), e un valore nominale minimo circolante pari a 500 milioni di euro nonchè essere a tasso fisso (includendo i fixed-to-floating o fixed to-variable) e con scadenza residua al momento dell'emissione superiore a un anno e mezzo. Sono incluse le emissioni ibride subordinate, il che permette di incrementare ulteriormente il rendimento atteso. Fra le tipologie di titoli escluse dall’indice si segnalano le obbligazioni governative, obbligazioni indicizzate all'inflazione, bond a tasso variabile, collocamenti privati e i tradizionali CoCo bond (che coinvolgevano gli altri Etf di Invesco prima indicati). Il fondo può inoltre ricorrere alla pratica del prestito titoli, tramite cui i bond in portafoglio possono essere prestati ad altre entità in cambio di una extra-rendimento, che incrementa ulteriormente la redditività attesa dello strumento; in tal senso da prospetto si evidenzia una quota massima di prestito titoli pari al 30%, e il 90% degli utili generati da questa operazione viene attribuita al fondo stesso. Per mitigare il rischio di concentrazione su pochi nomi si è deciso di inserire un cap: i singoli emittenti non potranno superare l'8% del valore di mercato dell'indice, e il valore in eccesso rispetto a tale soglia verrà ridistribuito proporzionalmente a tutte le obbligazioni degli altri emittenti. Guardando alle caratteristiche del portafoglio si segnala un rating medio pari a BBB, con una buona dispersione tra differenti livelli: il 10% circa del paniere odierno mira a emissioni con rating A, ma il grosso è giustamente allocato su bond con rating BBB e BB, rispettivamente 54% circa e 36% circa. Il breakdown settoriale mostra invece che il 63% del portafoglio è composto da aziende industriali, seguite dal 18% di utility, etc. Il fatto che nell’indice compaiano solo emissioni in euro non significa che gli emittenti appartengano esclusivamente a tale area. E infatti se la Francia vale il 27%, la Germania il 23% e la Spagna il 16% circa, il Regno Unito pesa per il 10% ma compaiono quote minori di emittenti di Svezia, Danimarca, Svizzera, Giappone, Russia e Messico. Il portafoglio è relativamente concentrato, in quanto composto da 140 obbligazioni, dove i nomi più frequenti interessano le aziende Bayer, Electricite de France, Iberdrola, Enel, Engie, Orange, Telefonica, Totale e Volkswagen. Il tutto si tramuta in un rendimento annuo a scadenza oggi fotografato al 2,31% lordo, con una duration di 4,3 anni (scadenza media molto elevata, pari a 26 anni, ma diversi titoli possono avere call intermedie). Si tratta di uno yield interessante in ambito dell’area euro, soprattutto se confrontato con i rendimenti a scadenza dei corporate bond ad alto rating ormai prossimi allo zero, per non parlare degli yield negativi di molti titoli governativi. Il Ter è pari allo 0,39% annuo, ma lo yield prima indicato è ampiamente in grado di ricompensarlo in ottica di medio termine. (riproduzione riservata)