Finanziari per chi ha nervi saldi
Amundi ha da poco listato un Etf che permette di puntare sul settore finanziario aggregato, dove le banche Usa dominano.
La dinamica della forza relativa dell’indice settoriale MSCI World Financials è ai livelli massimi dal 2011, per una serie di motivazioni. A livello europeo la situazione dei titoli bancari in particolare si sta sempre più stabilizzando, anche grazie ai forti controlli delle autorità locali e a livello centralizzato per prevenire future crisi sistemiche, ma anche negli Stati Uniti le prospettive restano positive, grazie alla tendenza alla deregulation voluta da Trump. In aggiunta il sentiment bancario giapponese rimane ben posizionato grazie al contesto macro e alle evoluzioni della politica monetaria, fattori presenti anche a livello occidentale per via del recupero atteso dei tassi di interesse. Quest’ultimo elemento dovrebbe infatti consolidarsi e portare ad un aumento della redditività dei titoli bancari. Da sottolineare che l’aggregazione definita Financials non ingloba solo i titoli bancari, ma comprende una quota non elevata del segmento dei servizi finanziari, tutti i temi bancari (sia classici sia di tipo merchant o investment banking) e l’intero comparto assicurativo, che conta in modo non marginale sul benchmark aggregato. Il trend dei temi bancari Usa rimane molto tonico, ma ancor meglio impostati risultano i titoli assicurativi; i benchmark azionari legati alle banche Usa sono ancora ad una buona distanza dai massimi del 2007, mentre i titoli assicurativi hanno testato i massimi storici realizzati sempre prima della bolla sub-prime proprio un paio di settimane fa. Ben più marcato tale distacco a livello europeo. Le azioni del comparto assicurativo testano i valori del 2007, mentre le banche quotano oggi circa un terzo rispetto ai valori pre-crisi. Il contributo alla performance dell’indice aggregato Financials è quindi arrivato principalmente dal comparto bancario americano. In generale si sta quindi osservando un ritorno di interesse verso questo settore, che si tramuta in buona performance rispetto al mercato, anche se affiancate da volatilità non contenuta. In questo scenario può essere quindi utile cavalcare il tema, e il recente listing di Amundi può offrire un’opportunità. L’emittente francese ha infatti da poco listato a piazza Affari il prodotto Amundi MSCI World Financials, un sottostante molto diversificato che vale la pena comprendere sino a fondo. Si segnala innanzitutto che il 60% circa del basket è rappresentato da banche (commerciali e di investimento), seguite dal 25% circa di titoli assicurativi e il 10% circa di servizi finanziari diversificati; quote residuali di altri titoli di servizi legati alla finanza (software, commerciali, etc). La fotografia che si scatta oggi in merito al rischio Paese è focalizzata sugli Usa, ma il resto del mondo ha comunque un peso importante. Oltre il 45% dell’indice è oggi rappresentato da società statunitensi, da cui si deduce anche che circa la metà del rischio di cambio del prodotto è euro-dollaro. A debita distanza le componenti europee, con il Regno Unito che vale l’8,6% dell’indice, la Svizzera il 4,1%, la Francia e la Germania il 3% circa ciascuna, etc. Mentre il Giappone vale il 6,2% e l’Australia il 5,6%. I singoli nomi più rappresentativi sono JP Morgan (5,2%), Bank of America (4,1%), Wells Fargo (4%). I classici parametri di valutazione sono peraltro interessanti, partendo da un dividend yield vicino al 2,8% annuo. Il fondo è diversificato, grazie a 256 azioni che compongono l’indice di riferimento, che evidenziano attualmente un P/book di 1,28 e un P/e atteso di 12,8, decisamente appetibile rispetto ad altri settori ben più cari. Attenzione in ogni caso alle caratteristiche di rischio dei titoli finanziari, adatti a coloro che non temono la volatilità. Se negli ultimi due anni il beta del settore è risultato pari a 1,22 rispetto all’indice MSCI World, nel periodo 2007-2009 si è attestato non lontano da 1,5, inasprendo le perdite in un contesto di mercato molto delicato che nessuno si augura possa ripresentarsi. Una nota stonata è infine rappresentata dalla modalità di replica, in quanto il prodotto non è a replica fisica dell’indice sottostante. La replica è sintetica di tipo swap unfunded, dove BNP Paribas è l’unica controparte dello swap, mentre il portafoglio collaterale è composto da una trentina di azioni per lo più europee. (riproduzione riservata)