Amundi guarda al tema AI globale
Quotato un nuovo prodotto legato al mega-trend dell’intelligenza artificiale, con filtro innovativo sulla selezione dei candidati
Amundi snobba la volatilità del mercato e propone all’investitore italiano un tema ad altissima potenzialità. Si tratta di un sottostante tematico, anche se ben diversificato a livello geografico, ovvero l’intelligenza artificiale. Coloro che inseriscono in portafoglio questo tema devono essere ben consci delle caratteristiche, dove in primis deve essere segnalata l’alta volatilità, derivante non solo dalla forte esposizione settoriale ma anche dai fattori tassi di cambio. All’interno dei numerosi mega-trend oggi disponibili, l’intelligenza artificiale è tra i più appetitosi in merito ai tassi di crescita attesi, ma anche tra i più rischiosi guardando alle oscillazioni di prezzi dei titoli correlati. Secondo un’analisi di PwC, nel 2030 l’intelligenza artificiale potrebbe contribuire all’economia globale per 15.700 miliardi di dollari, oltre il doppio della produzione attuale di Cina e India messe insieme. Mentre attualmente i tassi di adozione da parte delle società è bassa, con solo una società su venti che ne fa ricorso. Secondo International Data Corporation, il tasso di crescita della spesa annuale in intelligenza artificiale aumenterà di oltre 50%, raggiungendo di 57 miliardi di dollari entro il 2021. Le macchine sostituiranno o affiancheranno l’uomo in molte attività, e le applicazioni sono ampie e varie non solo a livello settoriale ma anche per ogni singola azienda. Ma per cogliere questa tendenza secolare è necessario entrare per tempo sul sottostante, e Amundi ha lavorato in collaborazione con Stoxx per lanciare l’Amundi Stoxx AI Global Artificial Intelligence. Una delle sfide principali affrontate da Stoxx nella costruzione di questo indice è stata quella di decidere come classificare il contributo di ogni titolo nel campo dell’intelligenza artificiale, considerato che si tratta di una tendenza agli albori. Partendo da un ampio universo che comprende sia i mercati sviluppati che quelli emergenti, i titoli vengono classificati valutando l’implicazione delle varie aziende in questo nuovo trend tecnologico. Uno dei modi è selezionare le società che spendono di più in ricerca e sviluppo, come è efficiente tenere in considerazione quelle che hanno depositato ed ottenuto il più gran numero di brevetti sul tema dell’AI. L’esposizione all’AI si ottiene esaminando il numero di brevetti di intelligenza artificiale concessi a una società rispetto al numero complessivo di brevetti da essa depositati, e identifica le imprese che stanno traducendo in modo efficace la spesa in ricerca e sviluppo nella creazione di nuovi sistemi e prodotti. Il contributo di una società al campo dell’intelligenza artificiale viene invece misurato calcolando il numero di brevetti concessi a tale società rispetto a tutti i brevetti di AI concessi a tutte le società nell’universo di riferimento. Le società che rientrano nel primo quartile per entrambi gli indicatori appena indicati vengono incluse nell’indice Stoxx AI Global Artificial Intelligence. L’indice è composto oggi da 251 azioni di società mondiali, e si è scelta la equiponderazione al fine di evitare distorsioni comportamentali. La replica del sottostante non è però di tipo fisico bencsì sintetico. In termini di metriche di portafoglio si evidenzia un dividend yield del 2,1%, abbastanza elevato per un sottostante di tipo growth, affiancato da un P/e prossimo a 18 e un book/value di circa 2. Guardando ai settori, il 43% del paniere è giustamente dedicato all’IT, seguita dal 17% circa di industriali, 15% circa di telecoms, 12% circa di beni di consumo ciclici, e quote marginali di finanza, salute, energetici. Guardando ai fattori che muovo il prezzo di questo indice, il 50% circa è imputabile al mercato azionario Usa, seguito dal 20% circa di Giappone e dal 12% circa di azionario europeo. Coerentemente con il breakdown geografico, che evidenzia il 55% di azioni Usa, seguite dal 18% di Giappone, 10% di Corea e Taiwan assieme, quote marginali di Europa e mercati emergenti. L’indice strizza peraltro l’occhio alle strategie size, in quanto il 18% dei titoli ha market cap inferiore a 5 miliardi di dollari, e il 15% dell’indice compresa tra 5 e 10 miliardi di dollari. Il beta verso l’S&P500 è fotografato attorno a 1,1, a conferma dell’elevata sensibilità ai movimenti di mercato. Sottostante dunque interessante sul medio-lungo, per chi è in grado di sopportare la volatilità. (riproduzione riservata)