Amundi quota Etf a costo quasi zero
La nuova gamma dell’emittente francese vanta un onere quasi nullo anche grazie ai provider di indici utilizzati.
Se l’innovazione di prodotto è un elemento sfidante in un ambiente ormai quasi saturo in termini di sottostanti coperti, come è quello degli Etf, l’altro fattore di successo dello strumento a replica passiva sappiamo essere il costo rispetto alle gestioni attive. E anche su quest’ultimo fronte il mercato continua ad essere sulla cresta dell’onda, anche per l’incrementata pressione associata all’arrivo di player che storicamente hanno fatto dei bassi costi il cavallo di battaglia. Ma ovviamente i competitors non stanno a guardare. C’è chi si è mosso in anticipo, proponendo già lo scorso anno linee di Etf a TER eccezionalmente competitivi (ormai lo zero è a portata di mano) e chi come Amundi ha presentato di recente la gamma Amundi Prime Etf, caratterizzata da spese molto competitive, pari nello specifico allo 0,05% annuo. Tra gli elementi che permettono di tenere compressi i costi complessivi degli Etf si segnalano le masse in gestione e il costo del fornitore degli indici; e per la linea Amundi Prime Etf si è scelto di adottare indici calcolati da Solactive, provider comunque conosciuto ed affidabile ma più economico rispetto a nomi più blasonati. Tutta questa corsa dell’industria Etf nel produrre un catalogo prodotti sempre più ricco a costi sempre più competitivi ovviamente non può che far bene all’investitore finale, che non ha altro che l’imbarazzo della scelta tra i circa 1300 replicanti a inserire in portafoglio. Il lancio della gamma Amundi Prime ETF si concretizza per il momento su nove Etf, che coprono sottostanti in ambito azionario e obbligazionario, segmento sulle area geografiche tipiche ovvero globale, Europa, Usa e Giappone. Anche attraverso queste mosse l’emittente Amundi dichiara apertamente l’ambizione di raddoppiare le masse in gestione della business line ETF, Indexing e Smart Beta entro il 2023. Analizzando il posizionamento rispetto ai competitors, si segnala che la gamma appena proposta da Amundi si colloca effettivamente al top in termini di costi, battuta solamente da due Etf della linea Core di Lyxor che si limitano a 0,04% annuo. Detto questo, è chiaro che un delta di costo dello 0,01% su indici non complessi è insignificante, mentre assume peso se confrontato con strumenti che costano ad esempio lo 0,5% annuo. Come si diceva Amundi ha scelto di utilizzare il provider Solactive, e può valere la pena capire come un sottostante diversificato si muove rispetto ad altri indici di riferimento di nomi più diffusi, ad esempio per l’Etf Amundi Prime Global. Tra le note positive nella costruzione dell’indice si segnala a’approccio etico, anche se non espressamente richiamato nel nome del prodotto: la gamma Prime Etf esclude infatti le azioni di società coinvolte nella produzione e vendita di armi controverse. Per il Amundi Prime Global si guarda all’azionario mondiale focalizzandosi sia sulle grandi capitalizzazioni che sulle mid caps, attraverso la massima diversificazione derivante dall’indice Solactive GBS Developed Markets Large & Mid Cap. L’indice copra circa l’85% della capitalizzazione di mercato dei Paesi sviluppati, e sembra naturale rapportarlo a benchmark come MSCI World e FTSE Developed. L’indice di solactive è molto diversificato in quanto può contare su oltre 1600 azioni, e la replica del portafoglio è fisica. Da quando questo indice è nato ha leggermente sottoperformato i due benchmark di confronto prima indicati. Dal maggio 2006 ad oggi il Solactive GBS Developed Markets Large & Mid Cap ha offerto un rendimento annuo in dollari del 5,4%, rispetto al 5,95% del benchmark di Ftse e al 6% del MSCI World. Per quanto riguarda l’esposizione geografica e settoriale, si evidenzia nel primo caso una elevata sovrapposizione rispetto all’indice MSCI World. Gli Usa valgono il 62%, seguiti dal 8,1% del Giappone, 5,9% del Regno Unito, 3,5% del Canada, etc. Le singole azioni a maggior peso sono Microsoft (2,3%), Apple (2%), Amazon e Alphabet (1,8% ciascuna). Ma anche a livello settoriale si fotografa una sostanziale coincidenza dell’indice Solactive rispetto al benchmark MSCI: i finanziari valgono il 16,2%, seguiti dal 15,2% di IT, 13% di health care, 11,5% di industriali, 10,3% di beni di consumo ciclici, etc. Il P/e attuale non è contenuto, di poco inferiore a 24, mentre il dividendo distribuito è vicino al 2,5% su base annua. (riproduzione riservata)