Short duration solo in ottica tattica
L’Etf di Amundi che punta al ribasso sui bond europei estrae valore in ottica di trading, mentre sul medio termine è penalizzato
Il tema del potenziale rialzo dei rendimenti nell’area euro è più che mai valido e le dichiarazioni di Draghi nell’ultima occasione ufficiale hanno confermato le aspettative. Con la BCE che si accinge a porre fine al QE a fine 2018, sono da mettere in conto graduali risalite nei rendimenti obbligazionari a media scadenza dei Paesi dell’area euro, mentre per i tassi a breve bisognerà attendere ancora un anno per i primi rialzi. In tale contesto una strategia short duration, ovvero al ribasso sui prezzi delle obbligazioni governative a medio-lunga scadenza, resta più che sensata, anche se fino ad oggi non ha pagato un gran che nonostante i rendimenti siano effettivamente saliti. Se da inizio 2017 i rendimenti del Bund tedesco a 10 anni sono passati da +0,10% all’attuale +0,40% circa, un prodotto ETP short sulla duration del contratto tedesco si è nel frattempo deprezzato del 5%. Le motivazioni alla base di tale scostamento, tra il sottostante e il prodotto finanziario, risiedono nella caratteristica di natura prettamente matematica presente in tutti i prodotti (sia long a leva che short) che adottano il ribilanciamento giornaliero delle performance dell’indice sottostante, fenomeno conosciuto come compounding effect. L'obiettivo di tali prodotti finanziari e' infatti tipicamente di restituire all’investitore la performance dell'indice su base giornaliera. Il percorso dei prezzi che l’indice effettua durante il periodo di mantenimento in portafoglio, fa si che venga a mancare la linearità tra i rendimenti del mercato e i rendimenti del prodotto finanziario. E tanto più è alta la leva, tanto più tale effetto incide sui prezzi. Non c’è quindi da stupirsi se nell’esempio prima riportato i rendimenti siano saliti, e non poco, e l’ETP si è nel frattempo deprezzato. Per dare soddisfazioni queste strategie necessitano di forti movimenti del sottostante nella direzione desiderata e in tempi non troppo lunghi. Ed infatti nel periodo novembre 2017-febbraio 2018, quando i rendimenti del Bund sono passati da +0,3% a +0,78%, un ETP a leva -1 sul contratto tedesco si è apprezzato del 3,3%. Trattasi quindi di strategie che performano bene in ottica tattica, mentre sul medio-lungo termine perdono di significato e non permettono l’estrazione del valore desiderato, anche se lo scenario sul sottostante si realizza ma in tempi troppo dilazionati. Detto questo, sono numerosi gli strumenti in ambito Etf che permettono di cavalcare questo tema, e le leve spaziano da -1 a -5. Ci soffermiamo in questa occasione sul prodotto Amundi short Gov Bond Euromts Inv. grade 10-15, il cui obiettivo è replicare l’indice di strategia FTSE MTS Short Eurozone Government Broad IG 10-15Y. Come sopra delineato, il fine dello strumento è ottenere una correlazione inversa con un portafoglio di titoli emessi dai governi degli Stati membri dell’area euro, con scadenza compresa tra 10 e 15 anni. Importante quindi comprendere la sensitività del sottostante rispetto alle oscillazioni dei rendimenti di mercato; la duration dell’indice è oggi di -10,10 anni, con una duration modificata appena inferiore a 10 anni. Mentre l’Etf Amundi Sht Govt Emts Broad evidenzia una duration inferiore, prossima a -7,5 anni. L’indice sottostante permette di sfruttare un eventuale impennata dei rendimenti medi dell’area euro. Osservando la composizione in termini di Paesi, molto utile per comprendere su cosa si sta scommettendo, si segnala però che il peso maggiore è determinato dai periferici, e non dai Paesi con rating creditizio più elevato. La Francia vale il 29% dell’indice, seguita dall’Italia (28,5%), dalla Spagna (18% circa), dalla Germania (solo al 9,8%), e da posizioni marginali sugli altri costituenti dell’area euro. Se è vero che in caso di rialzo dei rendimenti tedeschi ciò si dovrebbe riflettere in un aumento degli yield anche per Italia e Spagna, bisogna mettere in conto le dinamiche degli spread, che soprattutto per il nostro Paese evidenziano andamenti non correlati con il movimento dei tassi di interesse e dei rendimenti di mercato, ma bensì dominati dal sentiment in merito al rischio Paese Italia. Ma, come alta faccia della medaglia, il peso importante delle emissioni italiane nell’indice può offrire un implicito hedging in caso di problematiche che possano interessare i Btp. Ed infatti, nel recente crollo dei tassi tedeschi e francesi, il rialzo dei rendimenti italiani ha permesso all’Etf di non perdere valore, rispetto ad una strategia totalmente short Bund che è in negativo. (riproduzione riservata)