Amundi offre Etf a tasso variabile
L’asset manager punta alla protezione del rischio tasso, con un basket corporate in euro che comprende emittenti internazionali
Il recente ritorno del Bund a dieci anni sotto lo zero in termini di rendimento a scadenza mina le performance attese per qualsiasi strumento obbligazionario non aperto al rischio di cambio. Il rischio duration, ovvero l’acquistare obbligazioni a tasso fisso con una buona vita residua prima di un rialzo dei rendimenti di mercato, incorpora ovviamente rischi di perdita di valore nel corso della vita del bond stesso, per il fatto che l’obbligazione deve adattarsi con la variazione di prezzo alle evoluzioni dei mercati. Questa considerazione non è però vera per le emissioni floating, ovvero a tasso variabile, che snobbano quasi del tutto le oscillazioni dei tassi ed anzi traggono valore da eventuali aumenti dei tassi di interesse a breve (ma non sul segmento medio-lungo della curva). Il tema del rialzo dei tassi a breve nell’area euro è per ora stato allontanato, seguendo le stesse dichiarazioni dei membri della Bce, ma prima o poi dovranno tornare su valori più coerenti con i livelli di inflazione vigenti nell’area. Anche per queste motivazioni gli strumenti floating hanno fatto il pieno di raccolta negli ultimi anni, sicuramente con troppo anticipo considerando le dinamiche di mercato osservate, e risultano adatti a coloro che non voglio trovarsi preparati dal futuro rialzo dei tassi e dei rendimenti a breve scadenza. Amundi ha recentemente proposto all’investitore italiano che usa gli Etf un prodotto passivo indicizzato ad un sottostante interessante, per via dei yield più elevati rispetto a strumenti simili. I segmenti della curva abbracciati sino ad oggi dai prodotti corporate floating in euro, ovvero che investono in un paniere di obbligazioni societarie a tasso variabile, tendono a partire dallo zero ovvero inglobano anche quote non marginali di bond con vita residua brevissima. Che spesso evidenziano rendimenti a scadenza nulli. Il nuovo prodotto Amundi Floating Rate Euro Corporate 3-7, si lega invece ad un segmento della curva più spostato in avanti, che permette di ottenere vantaggi come yield a scadenza (tenendo sempre presente che gli Etf non hanno scadenza e quindi ci si riferisce ai valori del portafoglio in essere). Se osserviamo ad esempio l’indice Barclays Euro Corporate Floating Rate 0-7, benchmark per altri prodotti, si evidenzia una duration modificata di 0,12 anni e uno yield dello 0,20% annuo. Mentre l’indice Markit iBoxx EUR Floating Rate Investment Grade 3-7, che viene utilizzato dall’Etf di Amundi in questione, esprime una modified duration sempre molto bassa pari a 0,13 anni (indicizzata come la prassi vuole alla scadenza media della prima cedola dei bond in portafoglio) ma uno yield dello 0,58% annuo lordo. Attenzione in ogni caso ad altri fattori di rischio, che sono in questo caso riassumibili nel rischio di credito. Lo scorso anno ad esempio, durante i periodi di turbolenza dei mercati, i prodotti floating rate in euro si sono sgonfiati del 2,5% circa, per via dell’ampliamento degli spread creditizi, per poi recuperare terreno e riportarsi ai valori precedenti. Non si è quindi totalmente immuni dalla volatilità, ma almeno la componente rischio di tasso viene del tutto annullata. Lo yield to maturity prima indicato, 0,58% annuo, è inoltre un valore indicativo, che potrà salire anche notevolmente nel momento in cui la Bce inizierà a far salire il costo del denaro. Il portafoglio di questo Etf è relativamente concentrato, potendo contare su meno di quaranta emissioni in pancia. Il rating medio è però elevato, BBB+, grazie al 60% circa di emissioni di livello AA. Un ulteriore vantaggio è la diversificazione geografica. A differenza di quanto si potrebbe immaginare per un prodotto dove i componenti sono denominati in euro, il 22% dei bond è emesso da società Usa e il 10% da aziende inglesi, ma non nella relativa valuta domestica bensì in euro. Ed infatti i due bond con significatività maggiore sono di UBS e di Morgan Stanley. Come sempre i titoli finanziari la fanno da padrone, valendo il 78% del paniere, rispetto al 22% di società industriali. TER fissato allo 0,18%, che va ad erodere parte della redditività attesa per un sottostante così tranquillo. Il KIID evidenzia un livello rischio pari ad 1, confermato dagli indicatori calcolati da Milano Finanza che collocano il prodotto tra i più conservativi del capitale. (riproduzione riservata)