Amundi propone Etf per le future città
Il prodotto passivo Smart City guarda al tema dell’urbanizzazione, abbracciando giustamente anche il contesto emergente
Amundi ha da poco listato in Italia una serie di prodotti passivi che guardano ai principali temi che rivoluzioneranno la realtà di domani, derivabili dai cosiddetti megatrend. I megatrend possono essere generalmente definiti come dinamiche strutturali di medio-lungo termine con ampio impatto sul sistema economico-sociale globale (ad esempio la proliferazione di internet dell’ultimo ventennio). Si tratta di fenomeni che vanno al di là dei confini domestici, poco influenzati dai cicli economici ma guidati dallo sviluppo tecnologico. Tra i megatrend più importanti si segnala il fenomeno dell’urbanizzazione, in qualche modo legato ai cambiamenti demografici e climatici. Basti pensare che se oggi circa la metà della popolazione mondiale vive nelle grandi città, entro il 2050 saranno i due terzi degli abitanti a risiederci e alcune città, in particolar modo negli attuali Paesi emergenti o di frontiera (gli emergenti degli emergenti), avranno quasi 90 milioni di abitanti. E ciò avrà inevitabilmente impatto sulle infrastrutture e sulla pianificazione urbana. Gli investimenti tematici possono quindi essere espressione di un particolare aspetto di un megatrend globale. L’Etf Amundi Smart City vuole così approfittare del modo in cui le città del domani dovranno adattarsi per gestire in modo intelligente la crescente urbanizzazione e le sfide che questa comporterà. Le nuove tecnologie consentiranno di migliorare la qualità di vita dei cittadini proponendo servizi più coordinati ed efficienti sul piano economico ed ambientale. Il prodotto è quindi pensato per consentire agli investitori di sfruttare il potenziale offerto dalle Smart City, dando accesso ad un indice composto da oltre 200 azioni appartenenti a sei settori chiave: infrastrutture pubbliche, smart home, e-commerce, sanità, intrattenimento e tecnologia. Al cui interno confluisco elementi come smart mobility, waste management, smart security, connettività wireless, sport entertainment, etc. Molto interessante l’allocazione geografica scelta. Se infatti saranno soprattutto i Paesi emergenti interessati dall’esplosione demografica e tecnologica di molte città, non avrebbe molto senso costruire un indice che ingloba azioni di società che puntano a tali temi guardando esclusivamente al contesto sviluppato. E così il prodotto di Amundi si lega ad un benchmark che copre azioni sia dei mercati sviluppati sia di quelli emergenti, utilizzano un approccio multisettoriale. L’Etf replica l’indice Solactive Smart City, ed è utile comprenderne la composizione e le principali metriche di rischio e rendimento atteso. Guardando ai Paesi, e al correlato rischio valutario, si evidenzia il 40% circa di Usa, seguiti dal 17% circa di Cina, 7,6% di Giappone, 4,9% di Germania, etc. In ambito emergente oltre la forte presenza cinese si segnala che il Brasile vale il 2,1%, la Turchia l’1,9%, Hong Kong l’1% circa, con quote minori di Arabia Saudita, Thailandia, Sudafrica, Messico. In termini settoriali il grosso è rappresentato da beni di consumo ciclici, quasi al 30%, seguiti dal 21% di titoli industriali, 16% circa di comunicazioni, 14% per IT e per i farmaceutici; trascurabile invece la quota di finanziari e utilities. Tra i vari paletti che sono stati fissati si segnala un peso massimo dei singoli titoli al 3% (oggi l’azione a maggior peso vale il 2,5%) e la capitalizzazione della società che deve essere di almeno un miliardo di euro, con filtri anche sui volumi scambiati medi. In termini di multipli il sottostante non è certo a sconto, trattandosi di un tema ad alta potenzialità, e si fotografa un P/e prossimo a 26. D’altronde il rendimento generato nei primi undici mesi del 2019 è risultato pari a 26% circa; la volatilità attesa è chiaramente elevata, come ben messo in luce dalle stime di VaR che segnalano una perdita massima (con confidenza al 99%) del 36% circa. Da non sottovalutare infine l’adozione di filtri ESG in merito al coinvolgimento nel business delle armi e nel rispetto dei principi del Global compact delle Nazioni Unite. Il Ter di questo prodotto tematico è collocato allo 0,35% annuo, e l’emittente ha deciso di non adottare il prestito titoli per evitare il rischio di controparte. (riproduzione riservata)