Non snobbare il mercato nordico
Amundi è l’unico emittente a quotare su ETFplus il listino nordico, che presenta notevoli vantaggi rispetto al contesto europeo.
In questa occasione approfondiamo le caratteristiche dell’unico Etf listato in Italia che permette l’accesso diretto al mercato azionario nordico. L’obiettivo dell’Etf Amundi MSCI Nordic è infatti di replicare l’andamento dell’indice MSCI Nordic Countries, il quale permette un’esposizione a circa settanta principali titoli azionari del mercato nordico. Nel dettaglio i Paesi presi in considerazione per comporre tale benchmark sono Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia. Attualmente il peso è però scarsamente equidistribuito, in quanto se la Svezia e la Danimarca contano rispettivamente per il 46% e il 28% del paniere, la rimanente quota va attribuita alla Finlandia e alla Norvegia.
Le caratteristiche del sottostante. Sotto il profilo macro, in particolare per Svezia e Danimarca, a differenza della Norvegia, l'economia è robusta e scarsamente influenzata dai saliscendi dei prezzi del petrolio. I fattori a vantaggio dell'investimento dell’area nordica, rispetto al resto d’Europa, sono essenzialmente i buoni fondamentali per il contesto macro locale, la disoccupazione non elevata e l’alta affidabilità, anche in termini di rischio Paese percepito da parte degli operatori internazionali. Un altro vantaggio ha a che fare con l’esposizione globale grazie a player internazionali con marchi molto affermati. Le società a maggior capitalizzazione hanno inoltre il grosso delle loro vendite fuori dai confini nazionali. Tra i pochi emittenti al mondo che mantengono rating creditizi altissimi per le relative emissioni obbligazionarie governative compaiono inoltre proprio i Paesi nordici, nonostante alcune limature arrivate negli ultimi anni arrivate da alcune Agenzie internazionali. Il rating dei Paesi che compongono l’indice è di altissimo profilo, con Danimarca, Norvegia e Svezia che possono vantare il livello AAA, e solo la Finlandia è scesa da alcuni anni al livello AA+. In merito ai benchmark azionari, l’indice MSCI Nordic, rispetto a MSCI Europe, esprime un relativo sottopeso sul comparto alimentare e una maggiore concentrazione sui titoli industriali. Attualmente la sanità pesa per il 13,5% circa dell’indice aggregato, rispetto al 24% circa della finanza e al 25% abbondante degli industriali, che dominano la scena e determinano buona parte della performance del’indice. Attualmente l’indice MSCI Nordic esprime un rendimento da dividendo interessante, grazie ad un 3,3% annuo atteso, mentre il rapporto prezzo-utile si colloca poco sopra 18, non evidenziando alcuna sopravvalutazione. L’analisi della forza relativa e del total return (rendimento prezzo + dividendi distribuiti) rispetto al MSCI Europe evidenzia una netta situazione di vantaggio per il contesto nordico, sempre valorizzando i rendimenti in euro. Se negli ultimi cinque anni il rendimento complessivo del MSCI Nordic si colloca al 72%, l’MSCI Europe s ferma al 66%; ed anche a dieci anni il vantaggio diviene ancora più consistente, con il primo benchmark a + 58% rispetto +37% per MSCI Europe. Ma è nei momenti di debolezza che l’area nordica esprime probabilmente al meglio le proprie qualità. Durante il sell-off del periodo aprile 2015-febbraio 2016 l’azionario area euro ha lasciato sul terreno oltre il 28%, mentre la discesa dell’area nordica si è limitata al 22,5%, come fosse una sorta di indice smart beta. L’allocazione settoriale, come visto sopra, ovviamente la fa da padrona, ma anche la componente valutaria può incidere non da poco sulle performance per l’investitore che ragiona in euro. Il comparto industriale nordico conta circa il doppio, in termini di peso, rispetto ai corrispondenti settori negli indici europei classici e anche il settore Information Technology è particolarmente sviluppato, a causa della presenza di società leader come Ericsson e Nokia. Questa area di investimento era divenuta, durante la crisi dell’euro di cinque anni fa, un attrattore di investimenti a bassa rischiosità. Per quanto riguarda i singoli Paesi, il contesto norvegese è invece molto sbilanciato su energia e materiali di base, incluse le terre rare, ma ha uno scarso peso sul totale. Le società con maggior rappresentatività sono Novo Nordisk (8,9%), Nordea Bank (4,5%), Nokia (4,15%), Danske Bank (3,3%), Volvo (3%). Il TER è contenuto, pari allo 0,25% annuo, e il bid-ask spread medio è inferiore allo 0,2%.