La chiave è la tenuta dei minimi di marzo
Il certificato di Intesa SanPaolo potrà maturare dei premi annuali che saranno pagati se l'EuroStoxx50 non perderà più del 40%
Alberto Micheli
20/02/2021
Si è aperto a inizio settimana il collocamento di una nuova serie di Express certificates targati Intesa SanPaolo. Lo strumento sarà disponibile in sottoscrizione fino al prossimo 2 marzo e sarà poi destinato alla quotazione sull’Mtf SeDeX di Borsa italiana. Sarà emesso venerdì 5 marzo a un prezzo unitario di 1.000 euro, che comprenderà una quota di commissioni di distribuzione dell’1%, una quota di oneri relativi alla gestione del rischio pari all’1,027% e una quota residuale di costi connessi alla strutturazione dello 0,05%: tutte queste componenti andranno a incidere sul valore di mercato del prodotto, che a parità di altre condizioni sarà quindi inferiore al prezzo di emissione.
Struttura e funzionamento. Questo certificato appartiene alla categoria dei cosiddetti “certificati a capitale condizionatamente protetto”, che offrono cioè una protezione del capitale iniziale condizionata al rispetto di un vincolo prefissato da parte del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del prodotto, che nell’occasione è rappresentato dall’indice EuroStoxx50. In relazione a come si muoverà il paniere continentale nei prossimi anni, il certificato potrà offrire un rendimento prefissato, ma non è prevista alcuna partecipazione diretta alla performance dell’indice, se non nel caso peggiore, cioè di forte ribasso dello stesso. In questo senso, il rischio associato al prodotto può essere accostato a quello di un investimento azionario, anche se la presenza di un’opzione di protezione condizionata del capitale stabilisce un’utile mediazione con la realtà dei titoli obbligazionari.
Il certificato viene proposto con una scadenza di cinque anni (5 marzo 2026), accompagnata da tre finestre annuali di possibile esercizio anticipato (6 marzo 2023, 5 marzo 2024 e 5 marzo 2025), che potranno ridurre la durata dell’investimento in modo anche drastico. Se in una di queste finestre di valutazione il sottostante rispetterà la condizione prevista, il certificato sarà liquidato in automatico a un prezzo prefissato che potrà incorporare un premio progressivo e che sarà pari a 1.012 euro in caso di esercizio alla prima data utile, 1.024 in caso di esercizio alla seconda e 1.036 in caso di esercizio alla terza: perché tale opportunità risulti verificata, le media aritmetica dei prezzi di chiusura, rilevati in cinque sedute consecutive dall’EuroStoxx50, dovrà risultare non inferiore al 60% del suo valore iniziale, che a sua volta sarà definito come media aritmetica delle chiusure rilevate nelle sedute del 3, 4, 5, 8 e 9 marzo prossimi. Al termine del primo anno non è prevista alcuna opportunità di esercizio anticipato, ma sarà pagato un cosiddetto “Importo Plus” di tipo incondizionato pari a 12 euro, cioè lo stesso ammontare che sarà incorporato con cadenza annuale nell’eventuale esercizio anticipato a partire dal secondo anno. A scadenza, quindi in caso di mancato esercizio anticipato, potranno infine verificarsi due scenari alternativi: a) se l’EuroStoxx50 chiuderà a un livello almeno pari alla barriera, posta al 60% del suo valore iniziale, il certificato sarà liquidato al 104,8% del valore nominale, cioè pagherà un importo finale pari al prezzo di emissione (1.000 euro), maggiorato di quattro premi annuali da 12 euro, per un totale di 48 euro; b) se l’indice continentale chiuderà invece con un perdita superiore al 40%, il certificato replicherà la performance negativa del sottostante, senza pagare alcun premio accessorio.
Rischio/rendimento. Questo certificato ha una logica intermedia tra un investimento di tipo obbligazionario e uno di tipo azionario: per ciò che riguarda il rendimento potenziale, il profilo dei premi annuali rimanda alla realtà dei bond e il fatto che questi pagamenti siano per lo più condizionati è in gran parte attenuato dall’implicito effetto memoria che si lega al meccanismo di maturazione progressiva delle cedole e che di fatto circoscrive il rischio alla sola data di valutazione finale, ma anche dalla collocazione della soglia di rimborso anticipato allo stesso livello della barriera. Per contro, il rischio di perdita rimanda invece a quello di un investimento in azioni, anche se la stessa barriera è piuttosto generosa considerando che gli indici hanno una volatilità tendenzialmente inferiore ai singoli titoli azionari. Ai prezzi correnti, la soglia di knock-out si collocherebbe inoltre al di sotto del picco negativo del marzo scorso, garantendo quindi un riferimento chiaro anche in ottica di controllo del rischio. (riproduzione riservata)