Cedole garantite e condizionate con memoria
Per due anni i premi mensili non dovranno sottostare ad alcuna condizione accessoria legata all'andamento del sottostante
Alberto Micheli
02/11/2024
Martedì scorso, 29 ottobre, si è aperta la fase di collocamento di una nuova serie di Cash Collect certificates targati Intesa SanPaolo e destinati alla quotazione sul SeDeX. Saranno emessi il prossimo 29 novembre a un prezzo unitario di 1.000 euro, che comprenderà una quota di commissioni di distribuzione pari al 2%, una quota di oneri legati alla gestione del rischio finanziario pari allo 0,773% e una quota altri costi connessi alla strutturazione del prodotto pari allo 0,07%: tutti questi elementi di costo andranno a incidere sul valore di mercato dello strumento, che a parità di altre condizioni sarà quindi inferiore al prezzo di emissione.
Struttura e funzionamento. Questo prodotto è riconducibile alla categoria dei cosiddetti “certificati a capitale condizionatamente protetto”, che offrono cioè una protezione del capitale vincolata al rispetto di un limite massimo di perdita da parte del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del certificato, che nell’occasione è rappresentato dal titolo domestico Eni. A seconda di come si muoverà l’azione nell’arco dei prossimi anni, il certificato potrà inoltre offrire un rendimento di tipo cedolare, bilanciato da un rischio che strizza l’occhio al mondo azionario, legato alla presenza di una barriera al di sotto della quale lo strumento potrà replicare l’eventuale perdita del titolo petrolifero.
Il certificato viene offerto con una scadenza di quattro anni (29 novembre 2028), senza alcuna opzione autocallable: non è quindi prevista alcuna finestra di esercizio anticipato automatico, che possa ridurre la durata dell’investimento. La quotazione sul SeDeX garantirà comunque la possibilità di liquidare il prodotto in qualunque momento, alle condizioni espresse di volta in volta dal mercato. La struttura prevede innanzitutto un rimborso a scadenza del capitale iniziale, vincolato alla tenuta da parte del sottostante di una barriera di tipo europeo, cioè valida solo alla data di valutazione finale. Tale barriera è collocata al 60% del valore iniziale del sottostante stesso, che a sua volta sarà determinato come media aritmetica delle chiusure di Eni, rilevate nei giorni 27, 28, 29 novembre, 2 e 3 dicembre 2024. Se il valore di riferimento finale del titolo petrolifero sarà pari o superiore alla barriera, il certificato verrà liquidato a 1.000 euro, mentre in caso contrario la perdita maturata dal sottostante si trasferirà integralmente sul certificato. Con cadenza mensile è inoltre previsto il pagamento di un importo periodico del valore unitario di 5,2 euro (0,52% lordo), che per i primi due anni (dal 30 dicembre 2024 al 30 novembre 2026) sarà di tipo incondizionato e viene identificato come “importo Plus”, mentre per i successivi due anni (dal 29 dicembre 2026 al 29 novembre 2028) sarà di tipo condizionato e viene identificato come “importo Digital”. Per quanto riguarda questo secondo gruppo, i premi mensili saranno corrisposti solo nel caso di una chiusura di Eni almeno pari al 100% del suo valore iniziale, quindi solo in presenza di una performance non negativa del sottostante. Gli importi Digital potranno godere dell’effetto memoria, per cui gli eventuali premi che non saranno corrisposti per effetto di un andamento negativo del sottostante, potranno essere sempre recuperati alla prima occasione utile, scadenza compresa.
Rischio/rendimento. Questo certificato ha una logica di rischio leggermente sbilanciata verso il contesto azionario: il rendimento di tipo cedolare rimanda al mondo delle obbligazioni, ma il fatto che la metà delle cedole sia vincolata a uno scenario di mercato non negativo introduce un rischio di tipo azionario anche su questo fronte, ancorché ridotto dal momento che coinvolge solo una parte degli importi addizionali previsti. Il rimborso del capitale a scadenza è invece esposto alla possibilità che Eni possa compromettere la barriera. L’unico elemento che contribuisce a ridurre il rischio è legato alla natura discreta della soglia di knock-out, che nel corso della vita del certificato potrà essere ceduta anche in più di un’occasione senza che questo ne comprometta definitivamente la capacità di protezione del capitale, che a quel punto potrebbe valorizzare almeno la tranche di “importi Plus” pagati nel corso dei primi due anni e che saranno come detto garantiti in qualunque scenario di mercato. (riproduzione riservata)