VanEck punta sui vantaggi competitivi
Il prodotto VanEck Vectors Morningstar US Wide Moat permette di sfruttare i vantaggi competitivi di alcune aziende sui competitor.
Tra i nuovi emittenti di Etf che hanno scelto di quotare prodotti sul mercato italiano si segnala VanEck, che ha recentemente listato su ETFplus quattro interessanti sottostanti. Il nuovo provider fa parte di un asset manager statunitense, operante dal 1955, mentre il business degli Etf per questo emittente è in vita dal 2006. VanEck si è presentato in Italia per il momento con soli quattro Etf, dei quali tre sono strategic beta (due che replicano indici composti da società quotate che traggono almeno il 50% dei propri proventi dall'attività di estrazione di oro e argento e uno che replica un indice composto da wide moat company) affiancate da un Etf obbligazionario emergente. In questa sede analizziamo le caratteristiche del VanEck Vectors Morningstar US Wide Moat, il primo Etf in Europa ad offrire l’esposizione alle società statunitensi con il più alto giudizio (wide) all’interno del Morningstar Economic Moat Rating.
Caratteristiche del prodotto. L'indice sottostante, sviluppato da Morningstar, è basato sul concetto degli economic moats, ovvero i vantaggi competitivi strutturali di lunga durata che garantiscono alla società una robusta protezione dagli attacchi della concorrenza. L’Economic Moat è un elemento di valutazione aziendale proprietario di Morningstar, che si riferisce alla capacità di alcune società di riuscire a mantenere vantaggi competitivi sui competitors su un lungo arco temporale. Il rating associato all’Economic Moat delle specifiche aziende cerca di misurare la forza e la sostenibilità di tale posizione di vantaggio. Oltre a verificare se la singola società sia stata in grado di produrre rendimenti del capitale significativamente superiori al costo dello stesso, l’aspetto cruciale è identificare i fattori da cui tale vantaggio deriva. Sono così state individuate cinque principali fonti da tenere monitorate, che in aggregato portano ad un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo. Si parte dalla possibilità di sfruttare elevate economie di scala e di produrre a costi più bassi rispetto a quelli dei concorrenti; ma anche il poter beneficiare di brevetti, licenze o di diritti di copyright, nonché la presenza di pesanti costi a carico del cliente nel caso voglia passare ad un diverso fornitore di beni e servizi (costi di switch). Come la creazione di una rete (network effect) che ha tanto più valore quanti più operatori si uniscono a essa. Il termine “wide moat” è stato originariamente coniato da Warren Buffett, facendo riferimento a quelle società che evidenziano vantaggi competitivi consolidati rispetto ai concorrenti. Gli analisti di Morningstar determinano il rapporto prezzo/fair value utilizzando un modello proprietario, e da esso scaturisce un rating moat e un fair value. Filtrando circa 2000 società Usa quotate, ognuna di esse riceverà un rating di tipo Wide, Narrow o None, e questo processo è in essere dal 2002. Le quaranta (erano solo venti nella versione precedente dell’indice) società con il rapporto più basso prezzo/fair value andranno a comporre l’indice, finalizzato ad inglobare le società con lo sconto maggiore nel contesto wide moat. Il ribilanciamento dell’indice avverrà inoltre su base trimestrale, ma essendo i vantaggi competitivi molto stabili nel tempo, la modifica del paniere dipenderà principalmente dalla evoluzione del rapporto prezzo/fair value. Per quanto riguarda la mitigazione dei rischi, la massima esposizione ad ogni singolo settore è pari al 40%, e i titoli sono equipesati. Osservando le caratteristiche dell’indice si segnala che è piuttosto concentrato, anche se nel portafoglio dell’Etf si evidenziano 48 azioni con un P/e medio di 20,7 e un P/book value di 3,6. Molto interessante il break down settoriale, che evidenzia un peso del 34% sui titoli health care, seguiti dal 22% dei beni di consumo e dal 12% di information technology; i finanziari contano solamente per il 7%, mentre il settore immobiliare pesa oggi il 5%. Le società a grande capitalizzazione fanno la parte del leone con il 94% di rappresentatività, mentre le mid caps contano solo per il 6%. Ovviamente è presente il rischio di cambio euro-dollaro, non essendo la struttura coperta tramite hedging sistematico sulle oscillazioni del cambio. In questo momento non è attivato il prestito titoli per nessuna delle azioni che compongono il paniere. (riproduzione riservata)