Etf e crypto a braccetto
VanEck propone un prodotto che ingloba azioni di società coinvolte nella digitalizzazione, con focus particolare sulla blockchain
I flussi e la numerosità di proposte sugli Etf tematici restano elevatissimi, in quanto si tratta spesso di cavalcare tematiche legati a specifici mega-trend. Quelle tendenze di lungo termine in grado di impattare sulla quotidianità di persone e aziende. Non stupisce che i nuovi listing proposti su ETFplus coinvolgano in molti casi scelte tematiche, più o meno mirate. L’ultima proposta tematica arriva da VanEck, società statunitense nata nel 1955 che ha ora in gestione circa 70 miliardi di dollari, di cui 5 in prodotti indicizzati. Che ha scelto di rendere disponibile in Italia il prodotto VanEck Vectors Digital Assets Equity, che guarda alla digitalizzazione. Che chiaramente interessa le tecnologie informatiche e il relativo impatto sui sistemi economici e sociali. Durante la pandemia abbiamo così visto una vera e propria esplosione dei prodotti e servizi associati alla digitalizzazione, grazie principalmente al lavoro da remoto e alle attività didattiche a distanza, ma quasi tutti gli aspetti della vita quotidiana ne sono stati coinvolti; basti pensare all’impennata della spesa per alimenti effettuata on-line. MA questo Etf guarda anche ad altri tipi di business digitali, strizzando l’occhio in particolare al mondo blockchain e crypto-valute. L'indice sottostante all’Etf è il MVIS® Global Digital Assets Equity, di proprietà intellettuale di VanEck, che mira a replicare le performance delle più grandi società e con maggiore liquidità, operanti nel settore relativo alle cosiddette digital assets. Tali aziende devono ottenere almeno il 50% dei ricavi da progetti legati alle digital assets o a progetti che hanno il potenziale per generare almeno il 50% dei loro ricavi in tali ambiti, una volta sviluppati. Le società incluse nell'indice possono operare in piattaforme di scambio di digital assets, portali di pagamento, operazioni di mining (crypto-valute), servizi software, apparecchiature e tecnologie o servizi per l’industria digitale, infrastrutture basate su attività digitali, blockchain. D’altronde il mercato è in continua crescita, considerando che la capitalizzazione di mercato delle società coinvolte nella digitalizzazione è passata da circa 25 miliardi di dollari del 2019 agli attuali 200 circa. Di pari passo con le entrate, schizzate da 2 miliardi di dollari di due anni fa agli attuali 12 miliardi circa. A causa della mancanza di società pure-play nel settore relativo ai digital assets, possono essere incluse anche società appartenenti al settore dei semiconduttori e al trasferimento di flussi di denaro online. L’obiettivo dell’indice è di investire in almeno 25 società, e attualmente il portafoglio è composto da 27 elementi, trasversali ai differenti cluster in termini di capitalizzazione di mercato: 5 società sono large cap, 7 mid cap, 15 micro e small cap. In merito ai settori i tre quarti dell’indice sono rappresentati da società dell’Information Technology, seguite dal 21% di finanziari e quote residue di comunicazioni e beni di consumo ciclici. Gli Stati Uniti (e quindi il rischio di cambio euro-dollaro) valgono il 48% del paniere, affiancati dal Canada (18%), Isole Cayman (15%), Taiwan (5%), Germania (5%), etc. Il massimo peso per le singole società è fissato all’8% e a ridosso di tale soglia si trovano le azioni Square (servizi finanziari e pagamenti digitali), Galaxy Digital e Voyager Digital (tecnologia digitale e crypto-asset broker); altri nomi più conosciuti sono ad esempio Nvidia, Paypal, Coinbase, e diverse società con pesi minori sono coinvolte in vario modo nel business blockchain e crypto-valute. Il tema è quindi focalizzato sulle società ad alta crescita attesa, e la prova è il rapporto P/e (utile per azione) atteso dell’indice che è superiore a 51, affiancato dal dividendo praticamente nullo. L’indice evidenzia di riflesso anche un alto legame con le dinamiche delle crypto-valute, da cui la discesa espressa dall’Etf nelle ultime settimane, giustificata dallo scivolone del bitcoin e delle altre divise digitali. La volatilità su base annua è prossima al 40%, circa il doppio di un indice azionario classico, rendendo l’Etf adatto ad un investitore con alta propensione al rischio e per una quota satellite e non certo core. Il Ter è pari allo 0,65% annuo, ma rispetto alle escursioni del sottostante è cosa da poco. (riproduzione riservata)