Nuovo Etf Wide Moat sugli Usa
VanEck estende l’offerta che ricerca i vantaggi competitivi delle aziende all’ambiente small-mid caps statunitense
L’emittente VanEck, molto attivo in strategie smart beta e focalizzate su specifici temi, ha nelle scorse settimane estesa la gamma in Italia, attraverso l’Etf VanEck Morningstar US Small Mid Caps Wide Moat, che si affianca a strategie simili già listate in passato. La nuova proposta indicizzata (denominata in via sintetica VanEck Morningstar Us Smid Moat) guarda però alle sole società a piccola e media capitalizzazione listate negli Usa, che presentano vantaggi competitivi sostenibili e valutazioni interessanti, secondo il team di ricerca azionaria di Morningstar. La logica è che, sul lungo periodo, le azioni a piccola e media capitalizzazione sono spesso riuscite a generare performance maggiori rispetto alle blue chips, sebbene questo sia abbinata ad una maggiore volatilità, connessa anche al premio di illiquidità. Le piccole e media aziende evidenziano anche in media, una esposizione inferiore ai mercati internazionali, orientandosi maggiormente al mercato interno, in questo caso statunitense.
L’obiettivo della strategia Wide Moat è, in generale, di offrire esposizione alle società con il più alto giudizio all’interno del Morningstar Economic Moat Rating. Si utilizza, quindi, il concetto degli economic moats, i vantaggi competitivi strutturali di lunga durata che attribuiscono alle società una robusta protezione dagli attacchi dei competitor. L’Economic Moat è un elemento di valutazione aziendale proprietario di Morningstar, che si riferisce alla capacità di alcune società di consolidare nel tempo vantaggi competitivi. Il rating associato all’Economic Moat delle specifiche aziende cerca di misurare la forza e la sostenibilità di tale posizione di vantaggio. Oltre a verificare se la singola società sia stata in grado di produrre rendimenti del capitale superiori al costo dello stesso, l’aspetto cruciale è identificare i fattori da cui tale vantaggio deriva. Sono così state individuate cinque principali fonti da monitorare, dalle quali deriva un vantaggio competitivo sostenibile sul lungo termine. Dalla possibilità di sfruttare in modo efficiente le economie di scala alla capacità di produrre a costi più bassi rispetto ai concorrenti; ma anche il saper sfruttare al meglio i brevetti e le licenze, nonché la presenza di pesanti costi a carico del cliente nel caso voglia passare ad un diverso fornitore di beni e servizi (costi di switch), oltre che la capacità di creare una rete (network effect) che ha tanto più valore quanti più operatori si collegano ad essa.
Il termine “wide moat” fu coniato da Warren Buffett, in riferimento alle società che evidenziano vantaggi competitivi consolidati da cui può scaturire una posizione dominante e profittevole. Le società con il rapporto più basso prezzo/fair value andranno a comporre l’indice finale, finalizzato a identificare le aziende quotate che presentano lo sconto maggiore all’interno della definizione wide moat. L'indice viene suddiviso in due sottoportafogli equamente ponderati, ciascuno dei quali viene ricostituito e ribilanciato semestralmente a trimestri alterni. Ogni sotto-portafoglio contiene un numero titoli equamente ponderati al momento della ricostituzione semestrale, e i pesi variano in base ai prezzi di mercato fino alla data di ricostituzione successiva. Vengono comunque utilizzate alcune limitazioni in termini settoriali.
Guardando al portafoglio dell’Etf, si evince che le aziende classificabili come a grande capitalizzazione, in quanto presentano una market cap superiore a 20 miliardi di dollari, valgono circa il 35% dell’indice odierno, mentre le mid caps rappresentano il 62%; residuali le small caps (sotto i 3 miliardi di dollari), che valgono l’1,2% del paniere. Interessante come sempre l’allocazione settoriale, in grado di spiegare abbastanza bene (oltre al fattore Size) le performance dell’indice. I beni di consumo ciclici valgono il 25% del benchmark, seguono gli industriali al 17%, i finanziari al 14% scarso, la tecnologia al 13%, health care al 9%, etc. Residuali le quote di energetici ed utilities. Il portafoglio finale è oggi rappresentato da 102 posizioni, dove i nomi a maggiore peso sono Chart Industries (1,5%), Doordash, Tapestry, Capital One, Veeva Systems. VanEck ha scelto di quotare in Italia la versione ad accumulo dei proventi, ad un Ter dello 0,49% annuo. (riproduzione riservata)