VanEck propone smart-beta globale
La strategia Wide Moat, che analizza i vantaggi competitivi delle aziende, viene estesa al di fuori degli Stati Uniti
L’emittente VanEck, molto attivo in strategie smart beta e focalizzate su specifici temi, ha nelle scorse settimane la gamma in Italia, attraverso l’Etf VanEck Vectors Morningstar Global Wide Moat, che si affianca alla medesima strategia già listata ma che mira esclusivamente al mercato azionario Usa. In questo caso si estende il filtro a tutto l’universo azionario, comprese aree emergenti come vedremo. L’obiettivo della strategia sottostante è offrire esposizione alle società con il più alto giudizio all’interno del Morningstar Economic Moat Rating. L'indice sottostante, sviluppato da Morningstar, è basato sul concetto degli economic moats, ovvero i vantaggi competitivi strutturali di lunga durata che garantiscono alla società una robusta protezione dagli attacchi della concorrenza. L’Economic Moat è un elemento di valutazione aziendale proprietario di Morningstar, che si riferisce alla capacità di alcune società di riuscire a mantenere vantaggi competitivi sui competitors su un lungo arco temporale. Il rating associato all’Economic Moat delle specifiche aziende cerca di misurare la forza e la sostenibilità di tale posizione di vantaggio. Oltre a verificare se la singola società sia stata in grado di produrre rendimenti del capitale significativamente superiori al costo dello stesso, l’aspetto cruciale è identificare i fattori da cui tale vantaggio deriva. Sono così state individuate cinque principali fonti da tenere monitorate, che in aggregato portano ad un vantaggio competitivo sostenibile nel tempo. Si parte dalla possibilità di sfruttare elevate economie di scala e di produrre a costi più bassi rispetto a quelli dei concorrenti; ma anche il poter beneficiare di brevetti, licenze o di diritti di copyright, nonché la presenza di pesanti costi a carico del cliente nel caso voglia passare ad un diverso fornitore di beni e servizi (costi di switch). Come la creazione di una rete (network effect) che ha tanto più valore quanti più operatori si uniscono a essa. Il termine “wide moat” è stato originariamente coniato da Warren Buffett, facendo riferimento a quelle società che evidenziano vantaggi competitivi consolidati rispetto ai concorrenti. Gli analisti di Morningstar determinano il rapporto prezzo/fair value utilizzando un modello proprietario, e da esso scaturisce un rating moat e un fair value. Filtrando le migliaia di società quotate, ognuna di esse riceverà un rating di tipo Wide, Narrow o None, e questo processo è in essere dal 2002. Le società con il rapporto più basso prezzo/fair value andranno a comporre l’indice, finalizzato ad inglobare le società con lo sconto maggiore nel contesto wide moat. VanEck si propone con questa metodologia di fornire agli investitori una strategia smart-beta che può rappresentare un'alternativa al benchmark Msci World. L’indice viene ribilanciato trimestralmente, mentre in termini di Etf la società ha scelto la versione ad accumulazione dei proventi, con un Ter annuo dello 0,52%. Guardando alle caratteristiche del portafoglio attuale si fotografa un peso importante, come sempre, del mercato nordamericano, con gli Usa al 65% di peso. Seguono la Cina al 7,6%, il Regno Unito al 6%, la Francia e il Giappone al 5% circa ciascuno, la Svizzera al 4%, etc. Nonostante l’approccio su scala globale i filtri utilizzati riducono notevolmente la dimensionalità del campione, in quanto se nel Msci world sono disponibili oltre 1600 azioni nell’indice Morningstar Global Wide Moat sono presenti solo 68 società (P/e aggregato di 22,9). Interessante il breakdown settoriale, in quanto il comparto a maggior rappresentatività (22% dell’indice) è il farmaceutico o meglio il più vasto health care, seguito dall’Information technology (16%), dagli industriali (15%), dai beni di consumo di base (13% circa), etc. Mentre le azioni dei comparti energetico ed utility sono quasi inesistenti. Il rischio di cambio è chiaramente sbilanciato verso il dollaro Usa, mentre la diversificazione sui singoli titoli è confermata dal fatto che il peso più elevato – la statunitense Salesforce- influisce meno del 3% sull’intero indice. La replica dell’indice è fisica completa, e il portafoglio mira principalmente a titoli a grande capitalizzazione, dove solo il 2% del paniere è rappresentato da società che capitalizzano meno di 5 miliardi di dollari. (riproduzione riservata)