VanEck punta sugli angeli caduti in dollari
Il sottostante mira ai bond originariamente investment grade che per via di dinamiche di mercato sono divenuti high yield.
In settimana è stato quotato sull'ETFplus un prodotto obbligazionario dai connotati interessanti. Il contesto è quello dei bond corporate ad alto rendimento, terreno oggi delicato per una serie di motivi. Da un lato infatti il legame rispetto al sentiment azionario è abbastanza elevato, e sell-off sui benchmark azionari tendono ad essere colti, con una buona dose di ammortizzamento, anche dai bond ad alto rendimento. Il prodotto reso oggi disponibile da VanEck ha però alcune peculiarità che lo distinguono dal classico ambito high yield. Trattasi infatti di un Etf che replica un indice che ingloba i cosiddetti bond fallen angel, in questo caso espressi esclusivamente in dollari Usa anche se gli emittenti sono distribuiti come vedremo a livello internazionale. I corporate bond di questa categoria si distinguono dai classici high yield per il fatto che sono stati originariamente emessi da società con rating elevato (livello investment grade) e che successivamente sono stati soggetti a downgrade da parte delle principali agenzie di rating. Gli emittenti di questo tipo di bond tendono quindi ad essere società più rilevanti a livello internazionale rispetto a coloro che emettono bond high yield; alcuni esempi sono rappresentati da Arcelor-Mittal, JC Penney, Dell, Sprint, Nokia. Questa caratteristica porta a una differenziazione su più fronti. Si tratta innanzitutto di obbligazioni caratterizzate da un credit risk inferiore rispetto ai classici high yield. Lo si evince osservando i valori di default medi negli anni addietro e la segmentazione dei rating dei bond che compongono l'indice ICE BofA ML Fallen Angel: se nel 2016 sono andati in default l'1,4% di emittenti fallen angel, le società che emettono i classici high yield hanno evidenziato un valore di default pari al 5,1%. Tali percentuali per il delicatissimo anno 2009 si collocano rispettivamente al 8,1% e 10,9%. Questa dinamica è aiutata anche dalla segmentazione dei rating, in quanto l'indice sottostante all'Etf di VanEck esprime oggi il 74% circa di bond BB, rispetto al 46% per l'indice BofA ML high yield; la differenza sta in una minore presenza, nel primo caso, di emissioni singola B o inferiori. La migliore qualità del sottostante dei fallen angels, affiancata a più bassi tassi di default,si riflette in una performance storica più elevata rispetto agli high yield, e parallelamente migliori metriche rendimento-rischio, nonostante il sottostante fallen angel esprima una volatilità leggermente più alta (7,3% annua) di un indice diversificato high yield, principalmente per via della maggiore concentrazione del primo. Il mondo US fallen angel vale infatti solo l'11% del contesto high yield. La maggior performance storica deriva anche da duration più alte (oggi 6,3 anni rispetto 4,6 anni per i classici high yield) ma anche da dinamiche di mercato molto interessanti. Solitamente i mercati tendono ad anticipare i downgrade da parte delle agenzie di rating, e quindi i bond entrano a far parte della categoria high yield fallen angel quando i prezzi delle originarie emissioni investment grade sono già stati esposti a forti vendite, aumentandone di riflesso il rendimento a scadenza. Trattasi quindi di un approccio di investimento di tipo contrarian. Ma la storia ha evidenziato che nella maggior parte dei casi le società che subiscono tali dinamiche sopravvivono e adattano il loro modello di business per riguadagnare solidità e fiducia da parte dei mercati, permettendo in alcuni casi il ritorno ai livelli investment grade, con ovvie conseguenze sui prezzi dei bond. Passando ai numeri, la correlazione dell'indice fallen angel rispetto all'S&P500 è pari a 0,55, mentre scende a 0,38 verso gli indici corporate bond investment grade. Attualmente l'indice è composto da 236 emissioni, che esprimono in aggregato un rendimento a scadenza pari al 5,95% in dollari Usa. Le società Usa rappresentano il 70% del paniere, seguite dal 5,8% di Italia (grazie a emissioni BB+ di Telecom Italia, Intesa Sanpaolo e Leonardo), 5,1% di Giappone, 5% di Gran Bretagna, etc, ma il rischio di cambio è tutto sul dollaro Usa. Il break-down settoriale evidenzia una grosso squilibrio a favore dei comparti energetico (24% circa) e risorse di base (21% circa), seguiti da telecoms, finanziari, ed altri settori meno rappresentati. La replica è di tipo fisico, e la società si concede anche al prestito titoli. (riproduzione riservata)