iShares Msci Emu a distribuzione
La versione a distribuzione dello storico Etf legato all'indice MSCI Emu evidenzia un buon rendimento e la presenza di mid caps.
iShares ha appena reso disponibile anche sul mercato italiano l'Etf con sottostante l'indice MSCI Emu, nella versione a distribuzione dei proventi. L'azionario dell'area euro attira sempre maggior interesse, non solo in ambito locale ma anche oltreoceano, come opportunità di investimento. Dopo anni di torpore e sottoperformance rispetto a Wall street, ci sono evidenti segnali che i benchmark europei possano ingranare la quarta e iniziare a distaccare, come performance di periodo, anche il mercato azionario nordamericano. La valuta europea è tra l'altro in rafforzamento, anche grazie alla recente schiarita in merito ai rischi politici nel vecchio continente, e l'acquisto di azioni in euro da parte di investitori esteri è quindi più che sensato, e tale fattore può spingere ulteriormente i listini comunitari grazie ai flussi. Per l'investitore italiano, che non può beneficiare direttamente dell'effetto cambio, è quindi cruciale la scelta degli indici corretti da cavalcare, poichè le possibilità di investimento anche in termini di replica passiva sono oggi numerose ma non portano ovviamente allo stesso risultato. L'indice MSCI Emu è un'ottima opportunità, e il confronto di questo benchmark rispetto ad altri panieri evidenzia indubbi vantaggi, derivanti principalmente dalla diversificazione del sottostante e dalla size delle aziende che compongono l'indice. Se si effettua infatti un confronto tra la dinamica del MSCI Emu rispetto all'Eurostoxx50 si nota sul medio periodo un importante delta di performance, dove il ritardatario è l'Eurostoxx50. In termini di total return degli indici, comprensivi di dividendi distribuiti, negli ultimi tre anni il MSCI Emu ha permesso a chi lo avesse cavalcato di incassare una performance annua lorda di poco superiore al 9,1%, mentre l'Eurostoxx50 si è limitato ad offrire solo il 7,4% annuo. E anche allungando ulteriormente l'orizzonte, portandolo a dieci anni, i risultati non cambiano; il MSCI Emu evidenzia un rendimento totale vicino al 30%, rispetto al 22% circa del benchmark di confronto. Non è però tanto l'allocazione geografica o settoriale a fare la differenza, quanto il fattore dimensione delle aziende. Per l'indice MSCI Emu la Francia pesa il 33% circa, seguita dal 30% della Germania e 10% circa dei Paesi Bassi, valori sostanzialmente analoghi per l'Eurostoxx50. Mentre i titoli finanziari pesano circa il 20% in entrambi i panieri, confermati dal 15% circa degli industriali e dal 20% abbondanti dei beni di consumo, per entrambi i panieri. Ma l'Eurostoxx50 è focalizzato sulle blue chips europee, a differenza del MSCI Emu che ingloba una quota importante di aziende a media capitalizzazione. I pesi minori nell'Eurostoxx50 interessano società come la tedesca E.on e la francese Vivendi, di certo non considerabili small o medium caps. Mentre il MSCI Emu è molto più diversificato, potendo contare su oltre 240 titoli in portafoglio. Alcuni nomi che si trovano nel benchmark sono infatti UnipolSai, Icade, Ryanair, Altice, Fraport, Zalando, il che lascia comprendere come l'indice sottostante strizzi con decisione l'occhio alle società a media capitalizzazione dell'area euro. La quota percentuale di società big caps rispetto alle mid caps, per l'indice MSCI EMU, è pari all'82%, con la rimanente parte investita in appunto in medie capitalizzazioni. Evidentemente quanto basta per permettere a tale fattore di portare ad extra-performance. Focalizzandoci sull'Etf, lo strumento adotta il prestito titoli, che ha contribuito marginalmente ad aggiungere performance (+0,02% per la classe dell'Etf ad accumulazione); il valore medio di tale prassi si è attestato al 5,8% del patrimonio, con una collateralizzazione al 110%. Il multiplo P/e si attesta oggi a 18, mentre il P/book value a 1,72. I titoli con il peso maggiore sono Total (2,7%), Sanofi e Siemens (ciascuna con il 2,5%), Bayer (2,3%), e bisogna scendere sino al ventiquattresimo posto per identificare azioni che pesano meno dell'1%. Considerando che il basket è composto da oltre 240 azioni, mla diversificazione è quindi massima, ed anche questo elemento è sintomo di potenziali soddisfazioni. Il dividend yield è altresì un elemenot importante, trattandosi di prodotto a distribuzione. Oggi si fotografa un rendimento di poco superiore al 3% annuo, interessante se si considera che l'Etf non è uno smart beta che punta al fattore Dividend.