MSCI World con filtri ESG
iShares estende la copertura su sottostanti sostenibili, tra cui un prodotto azionario a massima diversificazione mondiale.
Il trend più imponente degli ultimi anni, in ambito passivo e attivo, è senza dubbio il passaggio dalle classiche forme di investimento ai prodotti che premiano le scelte socialmente responsabili, ovvero gli investimenti sostenibili. Se da un lato ci sono ancora margini di crescita e miglioramento in merito ai criteri che permettono di etichettare in modo inopinabile un investimento come sostenibile, le linee guida sono ormai alla portata di chiunque. Filtri di esclusione (ad esempio il non considerare le aziende che si occupano di armi, tabacco, gioco d’azzardo, etc) o di inclusione, premiando le società più attive in ambito ESG (attenzione alle problematiche ambientali, sociali e di governance societaria), sono i modi più comuni per creare indici e portafogli ad alta sostenibilità. La scelta a favore di sottostanti ESG è comprovata dal fatto che sul medio termine le metriche rendimento-rischio migliorano. E iShares crede in questa filosofia estendendo ulteriormente la copertura ESG, all’interno della gamma Etf che si avvicina ai 150 prodotti in Italia. In questa occasione analizziamo le caratteristiche di un recente listing in ambito ESG di iShares, che la scorsa settimana ha quotato in Italia tre temi adatti a cavalcare il mega-trend degli investimenti responsabili. iShares ha infatti ampliato la propria gamma di Etf disponibili su Borsa Italiana con soluzioni che consentono agli investitori di migliorare significativamente i punteggi ESG del portafoglio, tra cui un fondo obbligazionario sul mercato cinese. Anche così si concretizza il segnale del Ceo di BlackRock che a gennaio ha richiesto una vera e propria svolta per le gestioni del colosso Usa, a favore di scelte sostenibili. Che durante la crisi del Covid-19 hanno visto le masse investite poco soggette ai forti deflussi osservati sul resto del mercato, a conferma che non è un fuoco di paglia ma una tendenza robusta. L’Etf che si va ad analizzare in questa occasione è iShares MSCI World ESG Screened, che mira a dare esposizione ai mercati azionari globali con esclusione di aree di attività controverse ad un costo analogo molto competitivo, pari allo 0,2% annuo. L’Etf si basa sulle regole applicate da MSCI, e l’indice esclude le società che nell'indice originario (MSCI World) sono associate ad armi controverse, armi nucleari, produttori di tabacco o di armi da fuoco o che generano introiti dalle attività come il carbone termico e le sabbie bituminose. Sono inoltre escluse dall'indice le società classificate come violatrici dei principi del Global Compact delle Nazioni Unite, e i titoli che compongono l’indice finale ESG sono poi ponderati per la capitalizzazione di mercato rettificata per il flottante, con filtri di liquidità. Il benchmark che si ottiene include sia azioni large caps che a media capitalizzazione, attingendo ad un paniere originario che guarda a 23 Paesi sviluppati, con esclusione quindi dei mercati emergenti. L’indice viene rivisto da MSCI su base trimestrale, ed evidenzia un peso rilevante per gli Usa, 67% circa, seguiti da Giappone (8,5%), UK (3,9%), etc. L’esposizione settoriale premia il comparto IT, che vale il 21%, dopo di che vengono i farmaceutici (14,8%), i finanziari (13,6%), i beni di consumo ciclici (11%), etc. La riduzione di dimensionalità rispetto all’indice originario è limitata, in quanto le azioni passano da 1637 per MSCI World a 1533 per la versione ESG. E le metriche degli ultimi anni confermano il tanto agognato concetto di resilienza delle scelte ESG. Nel 2019 l’indice ESG ha accelerato al rialzo del 28,1% rispetto al 27,6% del MSCI World, mentre nel 2020 e nei primi 6 mesi del delicato 2020 il vantaggio è ulteriormente salito. Il dividend yield dell’indice è in linea al mercato, 2,2%, e il rapporto P/e pari a 19,5, rispetto 19,2 del MSCI World. Negli ultimi cinque anni, la performance lorda dell’indice ESG si è attestata al 6,09% annuo, rispetto al 5,84% del MSCI World. Il legame con l’indice originario è quindi volutamente altissimo, confermato dal beta prossimo a 1, ma in termini di drawdown si evidenzia un lieve vantaggio. iShares ha scelto di quotare una versione dell’Etf senza distribuzione dei proventi, mentre le replica dell’indice è di tipo fisico con ottimizzazione. (riproduzione riservata)