Nuovo Etf che mira ai bond sostenibili
iShares estende l’offerta Esg guardando ai green bond ad altissimo rating senza rischio di cambio
L’offerta di emissioni obbligazionarie green continua ad essere preponderante nel mercato primario internazionale, e di riflesso anche a livello di strumenti indicizzati le nuove proposte non cessano di presentarsi. Tra i recenti listing si segnala a tal proposito l’Etf iShares Euro Green Bond, che in estrema sintesi fornisce agli investitori un nuovo mattoncino utile ad allineare i portafogli con l’obiettivo net zero. Il contesto è ormai scontato ma ancora catalizzante in termini di raccolta. I Green bond sono obbligazioni nate per finanziare specifici progetti verdi, ovvero focalizzati sulla diminuzione delle emissioni di gas serra e sull’adattamento alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Il mercato dei Green Bond è cresciuto enormemente, e alcuni operatori di mercato vedono le nuove emissioni per il 2021 attestarsi a 400 miliardi di euro che significa per fine anno un nozionale complessivo di 1000 miliardi di euro. In linea generale i Green bond permettono di finanziare specifici progetti ad alta sostenibilità ambientale, ad esempio inerenti il trattamento dell’acqua e dei rifiuti, le infrastrutture per i trasporti, l’edilizia eco-compatibile, etc. iShares, al pari di altri competitors, ha scelto di utilizzare il connubio tra Bloomberg Barclays, per l’indice obbligazionario di partenza, e Msci, che applica i filtri di sostenibilità. L’indice replicato fisicamente (con ottimizzazione del portafoglio) dall’Etf è il Bloomberg Barclays Msci Euro Green Bond SRI including Nuclear Power, e viene adottata una frequenza di ribilanciamento molto elevata, su base mensile. Questo permette all’index provider di far entrare o uscire dal paniere in tempi molto stretti aziende coinvolte in repentini mutamenti nei rating Esg, e quindi essere sempre sicuri che il portafoglio non includa nomi controversi per gli aspetti del controllo dei rischi ambientali. Al tempo stesso le aziende virtuose hanno sempre più possibilità di entrare a far parte dell’indice se accelerano rapidamente da una situazione di svantaggio ad una più favorevole. L'indice misura la performance di obbligazioni governative o correlate a titoli di Stato (sovranazionali), societarie e cartolarizzate, di livello investment grade e a tasso fisso. Ma i bond devono anche essere denominati in euro, e quindi non si innesta alcun rischio di cambio. Le obbligazioni chiaramente devono essere classificate come verdi dal provider dell’indice ed esclude gli emittenti sulla base dei criteri ambientali, sociali e di governance (Esg). Il fornitore dell'indice definisce obbligazioni verdi quei titoli i cui proventi sono formalmente utilizzati per finanziare progetti o attività a sostegno della sostenibilità climatica o ambientale. Per garantire la liquidità del sottostante viene anche utilizzato un filtro che impone un importo minimo circolante pari a 300 milioni di euro per la singola emissione, mentre non viene applicato alcun limite di durata di durata residua minima. L'indice viene ponderato per la capitalizzazione di mercato ma ha un cap del 19,5% per ogni ente governativo e sovranazionale, che scende al 4,5% per i singoli emittenti societari. Il peso maggiore in termini di singolo Stato interessa la Francia, che si ferma al 10,7%, mentre a livello aziendale spicca Engie, che si ferma sotto il 3% di peso complessivo. L’indice ha una buona diversificazione in quanto include 229 partecipazioni, con caratteristiche interessanti in merito ai rischi. In termini geografici domina la Francia al 28%, seguono Germania (17% circa), Paesi Bassi (9%), Italia e Spagna (6% circa ciascuna), bond Sovranazionali (come la Banca europea degli investimenti), etc. Le emissioni governative e sovranazionali valgono 65% dell’indice, i bond corporate il 35%e questa componente aiuta a mantenere il rendimento atteso su livelli non pari a zero. Ma considerando che la qualità del credito è altissima ci si deve accontentare di un rendimento a scadenza oggi fotografato allo 0,25%, su una duration importante (9,3 anni). D’altronde il 23% dell’indice ingloba bond con rating creditizio AAA, seguiti dal 28% di AA, 20% di A, 29% di BBB. Una posizione core molto robusta e a bassa volatilità, dove l’altra faccia della medaglia sono i ritorni attesi limitati. (riproduzione riservata)