L’agribusiness in un Etf
iShares propone un replicante che guarda all’evoluzione del settore agricolo, esponendosi a diversi megatrend.
Tra i listing tematici proposti recentemente sul mercato italiano dei replicanti si segnala l’Etf iShares Agribusiness, che in estrema sintesi permette di esporsi all’evoluzione del settore agricolo. I megatrend specifici a cui l’investitore si espone acquistando questo Etf si riferiscono all’aumento della popolazione, alla scarsità di terre arabili e all’introduzione di nuove tecnologie afferenti all'agricoltura. L’Etf consente infatti di prendere esposizione su un paniere mondiale di aziende (oggi 75 in portafoglio) che operano nelle aree delle attrezzature agricole, dei prodotti chimici agricoli, nella produzione di materie prime agricole. La serie di indici S&P Commodity Producers (tra cui S&P Commodity Producers Agribusiness a cui l’Etf è legato) misura la performance delle società che si trovano in prima linea nella catena del valore delle risorse naturali, produzione ed esplorazione. La performance di queste società è generalmente legata al prezzo delle materie prime che producono o estraggono, ma può essere influenzata dalla capacità del management della società di mitigare o coprire alcuni dei rischi legati al prezzo delle materie prime. Le società sono comunque soggette ai tipici rischi del mercato azionario, sebbene esposte alle materie prime, e quindi i fattori di rischio si possono considerare splittati su tali componenti. Da un lato le oscillazioni dei benchmark azionari di riferimento, dall’altro lato i movimenti dei prezzi delle materie prime, in particolare agricole. L’universo di investimento originario include tutti i componenti dell'indice S&P Global BMI con una classificazione GICS di prodotti agricoli e relative sottocategorie. I titoli vengono ulteriormente analizzati per identificare quelli che appartengono al settore agroalimentare; vengono quindi selezionate le aziende che soddisfano i criteri di inclusione dell'indice ovvero presentare una capitalizzazione di mercato di almeno 500 milioni di dollari e un valore medio giornaliero, a tre mesi, scambiato superiore a 1 milione di dollari. S&P, provider dell’indice, ritiene questo sottostante, al pari di altri ancorati alle materie prime, un alternative risk premium, ovvero una componente di investimento in grado di offrire rendimenti poco correlati con azioni e obbligazioni, e quindi utile in una logica di portafoglio. Ma anche un buon sottostante per difendersi dall’inflazione, che negli anni a venire è attesa ancora sopra i valori medi a cui storicamente ci si è abituati. Secondo un recente rapporto del Gruppo della Banca Mondiale, saranno peraltro necessari più di tre miliardi di tonnellate di minerali e metalli per generare l'energia eolica, solare e geotermica, nonché lo stoccaggio di energia, necessari per mantenere il surriscaldamento globale sotto i 2°C nel medio periodo. Il ribilanciamento dell’indice S&P Commodity Producers Agribusiness avviene su base semestrale e attualmente il benchmark può vantare peraltro il rating Msci Esg AAA, il massimo punteggio raggiungibile per quanto riguarda la sostenibilità delle aziende in portafoglio. Guardando ai singoli componenti del portafoglio, a livello geografico gli Usa spadroneggiano con un 56% di peso, seguiti da Canada (10% circa), Giappone (7%), Norvegia (6,2%), Cile (2,8%), Italia (2,6%, rappresentata da Cnh Industrial), etc. L’aggregato risulta peraltro trasversale agli attributi sviluppati ed emergenti, in quanto compaiono anche azioni cilene, brasiliane e cinesi. A livello settoriale spicca il 43% di beni di largo consumo, seguiti dal 38% di risorse di base e dal 19% di industriali. I singoli nomi più significativi sono Nutrien e Deere (10% circa ciascuno), Archer Daniels (9,3%), Corteva (8,6%), e i primi 10 componenti valgono circa il 60% dell’indice. Il P/e atteso 2022 si colloca a ridosso di 13,8, con un rapporto prezzo/book value appena sotto 2 e un dividend yield indicativo del 1,8%, mentre la volatilità è stimata poco sotto il 20% annuo. Il differenziale di rendimento rispetto al Msci World nell’ultimo anno (dati aggiornati al 27 luglio) è prossimo al 21%, grazie all’esposizione a fattori inerenti alla dinamica delle materie prime; non è un caso che la correlazione rispetto al benchmark azionario mondiale di riferimento si limiti a 0,67 negli ultimi 2 anni, bilanciata da un alpha importante. iShares ha scelto di quotare la versione ad accumulazione dei proventi dell’Etf, ad un Ter annuo dello 0,55%. (riproduzione riservata)