Cedole garantite ma non di grande appeal
Lo strumento privilegia il controllo del rischio rispetto alla ricerca della performance. La barriera di protezione è generosa
Alberto Micheli
09/07/2022
Si chiuderà il prossimo 22 luglio la fase di collocamento di una nuova serie di certificati Phoenix targati Mediobanca, che saranno poi ammessi a quotazione sul segmento Cert-X di EuroTlx. Lo strumento sarà emesso giovedì 28 luglio a un prezzo unitario di 1.000 euro, che comprenderà una quota di commissioni di collocamento comprese tra il 5,75% e il 6%: questi oneri andranno a incidere sul valore di mercato del prodotto, che a parità di altre condizioni sarà quindi inferiore al prezzo di emissione.
Struttura e funzionamento. Questo certificato è riconducibile alla categoria dei cosiddetti “certificati a capitale condizionatamente protetto”, che offrono cioè una protezione del capitale iniziale condizionata al rispetto di un vincolo prefissato da parte del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del prodotto, che nell’occasione è rappresentato dalla coppia di indici EuroStoxx50 e Ftse Mib. Il certificato offrirà un rendimento di tipo cedolare, anch’esso condizionato rispetto all’andamento dei due sottostanti: non è invece prevista alcuna partecipazione diretta alla performance finale dei due panieri, se non nello scenario peggiore, cioè di forte ribasso di almeno uno dei due (criterio “Worst of”).
Il certificato viene proposto con una scadenza di quattro anni e tre mesi (28 ottobre 2026), che potrà ridursi a tre anni in ragione della presenza di una singola finestra di esercizio anticipato che cadrà alla fine del terzo anno (21 luglio 2025) e in corrispondenza della quale il certificato sarà liquidato al suo valore nominale se entrambi gli indici chiuderanno a un livello almeno pari al rispettivo valore iniziale, che a sua volta sarà definito in base alle chiusure del prossimo 28 luglio. Con frequenza annuale (scadenza compresa) il certificato potrà inoltre pagare un importo addizionale del valore unitario di 41 euro (4,1% lordo), che sarà sempre di tipo incondizionato (anche a scadenza), cioè sarà sempre garantito indipendentemente dal comportamento dei due sottostanti, quindi anche in presenza di uno scenario di mercato fortemente negativo. A scadenza, quindi in caso di mancato esercizio anticipato, potranno infine verificarsi due scenari alternativi: a) rimborso al prezzo di emissione in caso di chiusura di entrambi i sottostanti non inferiore alla cosiddetta “Barriera Capitale”, posta al 50% del rispettivo valore iniziale; b) rimborso in linea con la performance del sottostante peggiore in caso di perdita finale superiore al 50% da parte di almeno uno dei due indici. In questo scenario il risultato dell’investimento sarà evidentemente negativo. Come detto, in entrambi gli scenari sarà comunque sempre pagato l’ultimo premio incondizionato, che sarà ancora pari a 41 euro, anche se il rendimento annuo scenderà al 3,28% lordo, considerando che l’ultimo periodo di competenza è lungo 15 mesi.
Rischio/rendimento. Questo certificato ha la classica logica intermedia tra la realtà obbligazionaria e quella azionaria: il rendimento di tipo cedolare rimanda alla logica dei bond e il fatto che tali importi siano tutti di tipo incondizionato svincola questa componente dal rischio di mercato. Sul fronte del capitale gli elementi di rischio non sono invece del tutto trascurabili, anche se la barriera posta al 50% del valore iniziale è piuttosto generosa, per di più se associata a due indici, che fisiologicamente hanno una volatilità ridotta rispetto ai singoli titoli azionari. Certo, il meccanismo “Worst of”, secondo cui sarà sufficiente che uno solo dei due sottostanti superi il limite di perdita massima per imporre un risultato negativo, introduce una dose di rischio addizionale, ma considerando proprio la distanza della barriera e anche la natura dei due indici, uno scenario in cui uno dei due finisca per dimezzare il suo valore al termine dei prossimi quattro anni, difficilmente vedrà l’altro molto distante da una sorte analoga. Non sembra invece un fattore di reale impatto l’unica opzione di esercizio anticipato collocata al termine del terzo anno, che richiederà che entrambi gli indici abbiano maturato una performance non negativa. Nel complesso è uno strumento che tende a privilegiare il controllo del rischio più che la ricerca del rendimento, come conferma anche l’ammontare dei premi annuali, non così accattivante considerando soprattutto la recente evoluzione dei rendimenti anche dei Titoli di Stato e la prospettiva di un cammino di rialzo dei tassi che dovrebbe svilupparsi nei prossimi anni. (riproduzione riservata)