Cedola condizionata con memoria per Mediobanca
L'investimento è legato al titolo Eni e vanta un'opzione semestrale di possibile rimborso anticipato che potrà ridurne la durata
Lo scorso 22 ottobre Mediobanca ha disposto il collocamento di una nuova serie di Phoenix certificates, che sarà in distribuzione fino al 15 novembre: lo strumento sarà poi destinato alla quotazione sul segmento Cert-X di EuroTlx. Sarà emesso mercoledì 20 novembre un prezzo unitario di 1.000 euro, che comprenderà una quota di commissioni di collocamento pari al 2,50% e una quota di costi di strutturazione pari allo 0,75%: per quanto contenuti, questi oneri andranno a incidere sul valore di mercato dello strumento, che a parità di altre condizioni sarà quindi inferiore al prezzo di emissione.
Struttura e funzionamento. Questo certificato è riconducibile alla categoria dei cosiddetti “certificati a capitale condizionatamente protetto”, che offrono cioè una protezione del capitale iniziale condizionata al rispetto di un vincolo prefissato da parte del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del prodotto, che nell’occasione è rappresentato dal titolo domestico Eni. Il certificato offrirà un rendimento di tipo cedolare, anch’esso condizionato rispetto all’andamento del sottostante: i premi periodici saranno infatti corrisposti solo al rispetto di una condizione prefissata, che sarà peraltro ammortizzata dalla presenza del cosiddetto effetto Memoria, in virtù del quale gli importi non corrisposti potranno essere sempre recuperati nelle date successive o eventualmente anche a scadenza: non è invece prevista alcuna partecipazione diretta alla performance finale del titolo, se non nel caso peggiore, cioè di forte ribasso dello stesso.
Il certificato viene offerto con una scadenza di cinque anni (27 maggio 2024), accompagnata da sette finestre di possibile esercizio anticipato, che potranno ridurre la durata dell’investimento anche in modo sensibile. Con cadenza semestrale, partendo però solo dopo il primo anno di vita (20 novembre 2020), il certificato potrà essere liquidato anticipatamente al prezzo di emissione di 1.000 euro, se nella relativa data di valutazione il sottostante chiuderà a un livello almeno pari al suo valore iniziale, che a sua volta sarà definito in base alla chiusura del titolo petrolifero del prossimo 20 novembre. Sempre con frequenza semestrale, ma partendo già dal 20 maggio 2020, il certificato potrà inoltre pagare un importo addizionale condizionato del valore di 30,50 euro (3,05% lordo semestrale), che sarà corrisposto nelle occasioni in cui il sottostante chiuderà a un livello almeno pari al 70% dello strike. Come detto, gli importi eventualmente non corrisposti potranno però essere recuperati alla prima occasione utile, potendo beneficiare del cosiddetto “effetto Memoria”. A scadenza, quindi in caso di mancato esercizio anticipato, potranno infine verificarsi due scenari alternativi: a) rimborso al prezzo di emissione in caso di chiusura di Eni non inferiore alla barriera, posta sempre al 70% dello strike; b) rimborso in linea con la performance del sottostante in caso di perdita finale superiore al 30%.
Rischio/rendimento. Questo certificato ha una logica intermedia tra la realtà obbligazionaria e quella azionaria: il rendimento di tipo cedolare rimanda alla logica dei bond e il fatto che tali importi siano condizionati è parzialmente compensato dall’effetto Memoria, che riduce il rischio di mancato incasso di una o più cedole. Gli elementi di rischio non sono però trascurabili: la barriera posta al 70% del valore iniziale del sottostante non è così distante, soprattutto se si considerano i cinque anni di durata dell’investimento e l’ammontare dei dividendi che Eni solitamente stacca ogni anno e che strutturalmente impatteranno sullo sviluppo di prezzi di mercato. D’altro canto, l’opzione semestrale di esercizio anticipato potrà permettere di sfruttare un eventuale scenario positivo anche solo limitato nel tempo: per esempio, se Eni dovesse chiudere il primo anno con un saldo non negativo, l’investimento si chiuderebbe anticipatamente, garantendo il rendimento previsto (6,10% lordo annuo), che ai prezzi attuali risulta in linea proprio con il dividend yield del titolo petrolifero. Un ulteriore elemento a favore potrebbe essere il timing di emissione: Eni quota infatti non lontano dai minimi degli ultimi tre anni e questo garantirà la definizione di un livello barriera particolarmente indulgente, collocato su valori che il titolo non vede più ormai dal lontano 2000. (riproduzione riservata)