Cedole mensili condizionate per Mediobanca
Il prodotto offre un rendimento potenziale elevato a fronte di un rischio non trascurabile legato alla dinamica di Intesa SanPaolo
Alberto Micheli
18/01/2020
Un paio di giorni fa (16 gennaio) Mediobanca ha disposto il collocamento di una nuova serie di certificati Knock-in Reverse Convertible, che sarà in distribuzione fino al prossimo 10 febbraio per poi essere ammessa a quotazione sul segmento Cert-X di EuroTlx. Lo strumento sarà emesso venerdì 14 febbraio a un prezzo unitario piuttosto elevato, 20.000 euro, che comprenderà una quota di commissioni di collocamento pari al 3% e una quota di costi di strutturazione dello 0,5%: questi oneri andranno a incidere sul valore di mercato del prodotto, che a parità di altre condizioni sarà quindi inferiore al prezzo di emissione.
Struttura e funzionamento. Questo certificato è riconducibile alla categoria dei cosiddetti “certificati a capitale condizionatamente protetto”, che offrono cioè una protezione del capitale iniziale condizionata al rispetto di un vincolo prefissato da parte del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del prodotto, che nell’occasione è rappresentato dal titolo bancario Intesa SanPaolo. Il certificato offrirà un rendimento di tipo cedolare, anch’esso condizionato rispetto all’andamento del sottostante: non è invece prevista alcuna partecipazione diretta alla performance finale del titolo, se non nello scenario peggiore, cioè di forte ribasso dello stesso.
Il certificato viene proposto con una scadenza di tre anni e mezzo (21 agosto 2023), che sarà però accompagnata da una fitta sequenza di finestre mensili di esercizio anticipato, che potranno ridurre la durata dell’investimento anche in modo sensibile: a partire dal 12 agosto 2020, ogni mese il certificato potrà essere liquidato anticipatamente al prezzo di emissione di 20.000 euro, se nella relativa data di valutazione il sottostante chiuderà a un livello almeno pari al suo valore iniziale (performance non negativa), che a sua volta sarà definito come media aritmetica delle chiusure che saranno rilevate nei giorni 6, 7, 10, 11 e 12 febbraio 2020. Sempre con frequenza mensile (scadenza compresa), ma partendo già dal prossimo 12 marzo, il certificato potrà inoltre pagare un importo addizionale condizionato del valore di 160 euro (0,80% lordo mensile, il 9,6% su base annua), che sarà però corrisposto nelle sole occasioni in cui il titolo bancario chiuderà a un livello almeno pari al 65% del suo valore iniziale, cioè non farà segnare una perdita superiore al 35%. Gli importi eventualmente non corrisposti non potranno essere recuperati in alcuna occasione successiva, non essendo previsto alcun “effetto Memoria”. A scadenza, quindi in caso di mancato esercizio anticipato, potranno infine verificarsi due scenari alternativi: a) rimborso al prezzo di emissione in caso di chiusura di Intesa SanPaolo non inferiore alla cosiddetta soglia Knock-in, posta sempre al 65% dello strike; b) rimborso in linea con la performance del sottostante in caso di perdita finale superiore al 35%.
Rischio/rendimento. Questo certificato ha una logica intermedia tra la realtà obbligazionaria e quella azionaria: il rendimento di tipo cedolare rimanda alla logica dei bond, anche se il fatto che tali importi siano condizionati espone la stessa componente di rendimento al rischio di mercato. Anche sul fronte del capitale gli elementi di rischio non sono trascurabili: la barriera posta al 65% del valore iniziale del sottostante non è così distante, soprattutto se si considera il settore di appartenenza del sottostante. D’altro canto, l’opzione mensile di esercizio anticipato potrà permettere di sfruttare un eventuale scenario positivo anche solo limitato nel tempo: per esempio, se Intesa SanPaolo dovesse chiudere il primo semestre con un saldo non negativo, l’investimento si chiuderebbe anticipatamente, garantendo il rendimento previsto (9,6% lordo annuo) e riducendo drasticamente l’orizzonte temporale della strategia operativa. Qualche dubbio si lega forse al timing di emissione: Intesa SanPaolo ha corso molto negli ultimi mesi e questo potrebbe determinare la definizione di uno strike e soprattutto di una barriera non particolarmente indulgente, soprattutto se nelle prossime settimane il titolo dovesse riportarsi verso i massimi di periodo. Il rendimento potenziale è però molto sostenuto e rappresenta un premio interessante per il rischio che si dovrà sostenere. Come spesso accade con i certificati d’investimento, si tratta di capire quale sia la priorità, se privilegiare la ricerca del rendimento, come in questo caso, o se accontentarsi di rendimenti inferiori a fronte di maggiori garanzie di protezione. (riproduzione riservata)