Cedole trimestrali garantite per Leonteq
Il capitale è però esposto al rischio che Fiat Chrysler possa cedere i minimi dello scorso marzo al termine dei prossimi tre anni
Alberto Micheli
14/11/2020
Cadrà lunedì prossimo, 16 novembre, la data di emissione di un nuova serie di Autocallable Multi Barrier Reverse Convertible certificates targati Leonteq Securities, destinati alla quotazione sull’Mtf SeDeX di Borsa italiana. Lo strumento ha avuto una breve fase di collocamento che si è chiusa ieri e in relazione alla quale non risulta caricata alcuna commissione di distribuzione.
Struttura e funzionamento. Il prodotto è riconducibile alla categoria dei cosiddetti “certificati a capitale condizionatamente protetto”, che offrono cioè una protezione del capitale iniziale condizionata al rispetto di un vincolo prefissato da parte del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del prodotto, che nell’occasione è rappresentato dal titolo domestico Fiat Chrysler. Il certificato offrirà un rendimento di tipo cedolare indipendente dal comportamento del sottostante, mentre non è prevista alcuna partecipazione diretta alla performance del titolo, se non nel caso peggiore, cioè di forte ribasso. Il rischio di mercato è interamente concentrato sul rimborso a scadenza del capitale iniziale, che sarà condizionato al rispetto di un limite massimo di perdita.
Il certificato viene proposto con una scadenza di tre anni (13 novembre 2023), accompagnata da 10 finestre trimestrali di possibile esercizio anticipato, che potranno ridurre in modo anche molto significativo la durata dell’investimento. Questa cosiddetta “opzione autocallable” sarà attiva a partire dalla fine del secondo trimestre (20 maggio 2021) e sarà vincolata al comportamento del sottostante: in particolare, il certificato sarà liquidato in automatico al prezzo di emissione (1.000 euro) se in una delle date di valutazione previste il sottostante farà segnare un prezzo superiore al “Livello Trigger” valido per la data in questione e che a sua volta assumerà un valore decrescente nel tempo, partendo dal 100% dello strike nelle prime tre rilevazioni, per poi scendere al 95% nelle successive quattro e infine arrivare al 90% nelle ultime tre. Sempre con cadenza trimestrale, partendo però già dalla fine del primo trimestre (22 febbraio 2021), il certificato pagherà inoltre una cedola incondizionata di 12,50 euro (1,25% lordo): in ognuna delle date di valutazione previste (scadenza compresa) tale premio sarà corrisposto indipendentemente dal comportamento del titolo domestico, quindi anche nel caso di un forte ribasso dello stesso. Come detto, al termine del primo trimestre sarà solo pagata la prima cedola, mentre a partire dal secondo si attiverà anche l’opzione di esercizio anticipato, in virtù della quale insieme alla cedola di competenza si potrà ricevere anche il rimborso del capitale iniziale, nel caso in cui il sottostante rispetti la condizione di esercizio indicata in precedenza. A scanso di equivoci, l’eventuale esercizio anticipato determinerà l’estinzione dello strumento e interromperà quindi anche il flusso di cedole incondizionate che sarebbero state di competenza dei trimestri successivi. A scadenza, quindi in caso di mancato esercizio anticipato, potranno infine verificarsi due scenari alternativi: a) se Fiat Chrysler chiuderà a un livello superiore alla barriera, posta al 50% del suo valore iniziale, il certificato sarà liquidato al prezzo di emissione (1.000 euro), maggiorato dell’ultimo premio di competenza; b) se il sottostante pagherà invece una perdita pari o superiore al 50%, il certificato replicherà tale performance negativa, pagando in ogni caso l’ultimo premio previsto.
Rischio/rendimento. Questo certificato ha una logica intermedia tra un investimento di tipo obbligazionario e uno di tipo azionario: per ciò che riguarda il rendimento potenziale, il profilo dei premi periodici garantiti rimanda alla realtà dei bond e il fatto che siano incondizionati annulla ogni incertezza su questo fronte. Per contro, il rischio di perdita può invece allinearsi a quello di un investimento in azioni, anche se la barriera è piuttosto distante. A questo propositivo è però opportuno rilevare come il sottostante sia storicamente un asset molto volatile, tanto che la soglia di knock-out, posta a 6,161 euro, si colloca di fatto sui minimi dello scorso mese di marzo, quindi su livelli che non possono essere considerati di assoluta garanzia, soprattutto considerando l’attuale contesto di mercato. (riproduzione riservata)