È venuto il momento dell’estrema chiarezza sull’introduzione dell’euro digitale il cui progetto finora vede gli interventi di soggetti istituzionali evidenziare i vantaggi di questa nuova forma, ma al tempo stesso iniziare i discorsi con il «se» sulla introduzione.
L’Ecofin informale riunito a Copenaghen ha pronunciato parole chiare su questa innovazione con un accordo generale. Bene. L’euro digitale, a un quarto di secolo dall’adozione della moneta unica, viene giustamente inquadrato nel contesto di necessarie innovazioni nel sistema dei pagamenti che liberino l’Unione dalla dipendenza da fornitori esteri e consentano pagamenti digitali in tutta l’area. Il membro del comitato esecutivo della Bce Piero Cipollone ne ha parlato il 17 settembre intervenendo nella seduta dell’esecutivo Abi.
Due sono le linee seguite dalle autorità monetarie per la parte che intende fugare pericoli e rassicurare a sostegno della valuta digitale: non sarà intaccato il ruolo di intermediazione svolto dalle banche, né sarà messa in forse la stabilità monetaria e finanziaria; non sarà danneggiato lo sviluppo di un sistema privato dei pagamenti.
Per la parte più direttamente construens, la forma digitale viene ritenuta fra le migliori risposte, come il governatore di Banca d’Italia Fabio Panetta sottolinea da tempo, all’evoluzione delle criptoattività con i rischi connessi, nei confronti dei quali serviranno misure normative ulteriori, cooperazione internazionale, adeguatezza dei controlli. Oggi la capitalizzazione delle criptoattività a livello mondiale ha raggiunto, come ha rilevato la vicedirettrice generale di Banca d'Italia Chiara Scotti, i 4 mila miliardi di dollari, di cui il 7,5% è da attribuire alle stablecoin che mantengono un valore stabile rispetto a una data moneta a corso legale, per esempio dollaro o euro.
La tesi dell’euro digitale come scelta preventiva anche nei confronti di un eventuale sconfinamento delle stablecoin nei pagamenti al dettaglio trova un’ulteriore conferma. I vantaggi dell’euro digitale sono stati ripetuti fino alla noia facendo leva su sua sicurezza, efficienza e accessibilità. Accanto ai diretti interessi dei cittadini, da ultimo viene enfatizzato il possibile ruolo di concorso alla tutela della sovranità monetaria europea, più in particolare dello svolgimento in maniera indipendente della politica monetaria.
Altri Paesi hanno all’esame l’adozione di valute digitali, ma non gli Usa, vigendo un divieto dell’amministrazione Trump nei confronti di tale innovazione, dal movimento che il tycoon procede con determinazione per incentivare lo sviluppo delle criptoattività, unendo in questo caso presunti interessi generali a interessi specifici e privati. Sarebbe, però, singolare se anche in altri Paesi dovesse prendere piede e crescere l’impiego delle criptoattività come alternativa alla moneta ufficiale, a corso legale e in forma digitale. All’opposto, insomma, di quanto finora si è progettato con l'euro nella ricordata funzione di concorso alla preservazione della sovranità monetaria.
Piuttosto, come proposto recentemente dal presidente di Consob Paolo Savona, anche con una presa di posizione stilata pure dal commissario Federico Cornelli, occorre affrontare in fretta il problema del controllo delle criptoattività a livello europeo e prevedere un ruolo unificato delle diverse Consob e dell’Esma.
Ma in questi ultimi tempi aumentano le freddezze se non le contrarietà nei confronti dell'introduzione della moneta digitale, da ultimo in alcuni settori tedeschi. Che siano da approfondire bene le norme regolatrici non vi è dubbio, in particolare con riferimento all’accettazione del pagamento nella forma in questione e al potere liberatorio di quest’ultima. Che sia necessario predisporre un dettagliato programma di comunicazione nonché un piano d’azione specifico in materia di informazione e di educazione finanziaria è altrettanto indiscutibile.
Del pari, progressivamente, in una prospettiva che vada al di là dell’adozione della moneta anzidetta, si potrebbe rivedere l’architettura monetaria e finanziaria complessiva con la distinzione tra sistema dei pagamenti, funzione monetaria e vigilanza bancaria e finanziaria, ispirandosi alle progettazioni di Savona.
Ma quel che oggi è necessario chiarire è se il programma varato procede o no; se si condividono gli obiettivi o si comincia a dubitarne; se conseguentemente sia giusto e accettabile impiegare risorse per uno scopo che potrebbe essere contrastato con dilazioni ed esigenze di sempre maggiori approfondimenti.
Serve che ci si pronunci ai massimi livelli dell’Ue, fugando le insorgenti obiezioni e perplessità. L’Ecofin ha iniziato a farlo. L’Unione non può dare una nuova prova di confusione e immobilismo. È bene che finalmente si dica pane al pane e vino al vino. Prepararci a navigare in acque incerte, a cui ha fatto doveroso riferimento Panetta nelle Considerazioni Finali del 30 maggio scorso, tocca anche la materia testé trattata. E le risposte sono urgenti. (riproduzione riservata)