Ritorno a scuola: l'ultima tappa. Così Andrew Coombs, Head of European Financials Equity Research di Citi, intitola un report sulle banche europee su cui resta resta sovrappesato, ma avverte che ormai si stanno avvicinando alla fine dell'attuale fase rialzista.
Le banche europee continuano a beneficiare delle revisioni al rialzo delle stime di utile per azione, +8% da inizio anno, con l'83% degli istituti di credito che ha riportato nel secondo trimestre un utile ante imposte superiore al consenso e con outlook sui ricavi superiori alle attese. Tanto che la maggior parte ha migliorato la propria guidance per l'intero esercizio 2026, grazie ai ricavi più elevati.
«Abbiamo stime del 2% al di sopra di quelle del consenso sugli eps del settore. I maggiori incrementi degli utili per azione da inizio anno si sono visti per Caixa, Hsbc, Abn Amro e Santander e tutte le banche puntano ora a un Rote, cioè a un rendimento sul patrimonio tangibile, più elevato nel 2026 rispetto al 2025. I nomi sui quali siamo più ottimisti del consenso e degli obiettivi indicati sono NatWest, Lloyds, Abn Amro e Societe Generale», precisa Coombs.
Ma l’esperto di Citi avverte: ora le revisioni al rialzo delle stime si sono estese anche ad altri settori, riducendo quindi il valore derivante dalla scarsità di questi upgrade. «Da questo momento ci aspettiamo che gli incrementi degli utili siano sempre più trainati dai volumi, anziché dai tassi, sostenuti dalle nuove iniziative volte a sfruttare i vantaggi derivanti anche dalla spesa in conto capitale per l'AI», sottolinea Coombs. Mentre «la crescita organica e per linee esterne più rapida probabilmente avverrà a scapito dei riacquisti di azioni proprie».
Il settore bancario europeo continua a offrire un rendimento complessivo per quanto riguarda la distribuzione di capitale del 6-7%, superiore a quello di qualsiasi altro comparto in Europa, di cui il 4-5% sotto forma di dividendi. Tuttavia, con il settore che tratta ora a 1,9 volte il rapporto tra prezzo e valore contabile tangibile, «l'economia dei riacquisti di azioni proprie sta diventando progressivamente meno interessante e le banche stanno invece spostando l'attenzione verso una maggior crescita del bilancio, attraverso un incremento più rapido dei volumi e/o tramite acquisizioni», spiega Coombs.
Questo ha senso dal punto di vista strategico, ma non si dovrebbe sottovalutare il sostegno che i riacquisti di azioni proprie continuano a fornire. Per esempio, le azioni Bbva e NatWest hanno entrambe reagito positivamente agli aggiornamenti inattesi sui riacquisti di azioni proprie in occasione della pubblicazione dei risultati trimestrali.
Risultati che hanno mostrato volumi dei depositi solidi, in aumento del 4,1% su base annua, con le banche nei Paesi Bassi e in Spagna che continuano a registrare una crescita particolarmente forte. Questo ha contribuito ad attenuare la pressione sui prezzi dei depositi, nonostante l'ingresso di nuovi operatori.
Ora, prosegue l’esperto di Citi, le banche europee si stanno preparando per il futuro, puntando a «presidiare» la relazione con il cliente, così da incrementare i ricavi e non perdere il proprio ruolo di intermediario diretto con il cliente in un mondo sempre più caratterizzato dall’adozione dell’AI.
I modelli in abbonamento e/o la vendita incrociata di più prodotti, accompagnata da sconti e premi fedeltà, stanno diventando sempre più diffusi. «A nostro avviso, Bbva, Caixa e Kbc sembrano già ben posizionate per beneficiare di questo trend, mentre Bnp Paribas, Ing, Lloyds e Unicredit stanno seguendo la stessa strada», osserva Coombs.
Nel complesso la crescita dei prestiti sta accelerando al 3,5% su base annua, trainata dalle imprese, che hanno finalmente iniziato a ricorrere nuovamente alla leva finanziaria. Con il rapporto debito delle imprese/pil ai minimi degli ultimi anni, «riteniamo che questo trend sia sostenibile e che sarà ulteriormente rafforzato dagli investimenti nell'AI. Le banche nel Regno Unito, in Irlanda e nei Paesi Bassi sembrano ben posizionate», afferma Coombs.
Gli ultimi sondaggi mostrano che la maggior parte delle imprese europee intende utilizzare fondi interni per finanziare gli investimenti nell'intelligenza artificiale, ma il 16% prevede di ricorrere a prestiti bancari. Nel frattempo, i grandi operatori statunitensi del cloud, gli hyperscaler, hanno bisogno di accedere ai finanziamenti tramite debito in euro e la costruzione di infrastrutture per l'hardware dedicato all'AI, dei data center e della capacità della rete energetica dovrebbe sostenere le emissioni, generando ricavi da commissioni e dall'attività di trading.
Le banche statunitensi sembrano essere quelle meglio posizionate per beneficiare di questa dinamica, ma anche per le banche europee questa dovrebbe comunque rappresentare un fattore favorevole, in particolare per Ing, Abn Amro e Societe Generale nel settore dei prestiti e per Ubs e Barclays nelle nuove emissioni di debito e di capitale.
Nel frattempo, le valutazioni delle banche europee continuano a non essere particolarmente care, ma non sono più nemmeno eccessivamente convenienti. «Le nostre top picks sono Abn Amro, azione coperta con un rating buy e un target price a 5 euro che offre un rendimento del dividendo del 4,5%, NatWest con un target price a 8,40 e uno yield della cedola del 5,5% e Societe Generale con un target price a 96 euro e un rendimento del dividendo del 2,7%».
Tra le banche italiane Citi ha un rating buy e un target price a 88,4 euro su Unicredit che scambia a 2,1x il rapporto prezzo/book value tangibile a fronte di un Rote previsto al 16,6% per quest’anno «che ci aspettiamo possa salire oltre il 20% negli anni successivi», prevede Coombs. «La crescita organica della banca è stata notevole con un’accelerazione dell’aumento degli impieghi quest’anno, un’attenuazione della pressione sui margini e il proseguimento della disciplina sui costi. Di conseguenza, l’obiettivo di un cost/income ratio del 36% per quest’anno appare ormai ampiamente raggiungibile rispetto al 38,5% del 2025».
Inoltre, gli obiettivi per il 2030 di Unicredit sono già molto ambiziosi (cost/income ratio sotto il 30% e Rote del 25%) e dovranno ora essere riformulati alla luce della prevista integrazione di Commerzbank. «Sebbene l’operazione abbia senso dal punto di vista strategico e offra un Roic, ritorno sul capitale investito, del 15%, temiamo che possa aumentare i rischi legati all’esecuzione e che le stime sulle sinergie siano aggressive, considerato che una quota maggiore dei benefici è stata ora anticipata al 2028», avverte l’esperto di Citi.
Viceversa, le banche europee meno preferite da Coombs sono Deutsche Bank (rating neutral e target price a 31,30 euro; rendimento del dividendo del 4,2%), Svenska Handelsbanken (sell e target price a 118; yield del dividendo del 7,7%) e Unicaja Banco (neutral e target price a 3,25 euro; yield del dividendo del 7,8%). (riproduzione riservata)