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Kevin Warsh, presidente Fed
Kevin Warsh, presidente Fed
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A Jackson Hole si profila uno scontro tra Warsh (Fed) e Bessent (Tesoro)

di David Norris*
26 agosto 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 06:59

Con l’inflazione sopra il target e segnali di debolezza nel mercato del lavoro, il numero uno del Fomc deve bilanciare le aspettative degli investitori e fornire chiarezza sulla direzione della politica monetaria della Fed

Il Simposio economico di Jackson Hole di quest’anno si preannuncia come uno dei più seguiti degli ultimi anni. Oltre al dibattito sul complesso contesto economico e geopolitico, l'evento sarà infatti il primo guidato dal nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh.

Due possibili direttrici del discorso di Warsh

Durante la conferenza stampa del Fomc del 29 luglio, Warsh ha dichiarato di non aver ancora deciso l'impostazione del suo intervento, delineando due possibili direzioni: un discorso di ampio respiro focalizzato su temi strutturali (produttività, demografia ed economia globale a fronte dei recenti shock) piuttosto che sulla politica monetaria a breve termine; oppure un approccio più tradizionale di «preparazione» per i mercati, volto ad anticipare le mosse di politica monetaria previste tra settembre e dicembre, storicamente la strada più comune seguita dai presidenti della Fed a Jackson Hole.

A nostro avviso, Warsh dovrà spiegare come la banca centrale intenda rispondere all'inflazione elevata e alle attuali condizioni economiche. Sebbene abbia più volte ribadito l'impegno a garantire la stabilità dei prezzi e un ritorno duraturo all'obiettivo del 2%, Warsh è stato finora avaro di dettagli sulle modalità concrete per raggiungerlo.

L’avversione verso la forward guidance

Per il futuro non ci sarà più la forward guidance né le proiezioni del dot-plot, e il presidente ha evitato di specificare quali condizioni o scenari economici potrebbero determinare un cambio sui tassi di interesse. Warsh ritiene che l'eliminazione della forward guidance aiuterà la Fed a evitare errori di valutazione e vuole che la Fed effettui valutazioni indipendenti sui dati in arrivo, piuttosto che limitarsi a riflettere sui mercati le aspettative degli operatori. A tal fine, intende affidarsi ai mercati stessi affinché traccino la traiettoria dei tassi, senza alcun condizionamento esplicito da parte della Fed. Dalla conferenza stampa di luglio, i rendimenti dei Treasury hanno registrato un graduale rialzo e la curva 2-30 anni si è irripidita. La mancanza di una direzione precisa ha spinto il mercato in due direzioni opposte: da un lato la preoccupazione per l'inflazione (che spinge al rialzo i tassi a lungo termine), dall'altro l'incertezza sulla reale volontà di agire della Fed (che mantiene i tassi a breve relativamente ancorati).

I mercati hanno bisogno di rassicurazioni

I verbali di luglio hanno mostrato le maggiori preoccupazioni del comitato per l'inflazione, con tre membri favorevoli a un rialzo di 25 punti base. Da allora, i dati sull'inflazione di luglio si sono rivelati più moderati e il mercato del lavoro ha mostrato segni di flessione, riducendo la pressione immediata per un rialzo a settembre (il mercato sconta ora una probabilità del 40% circa). Occorrerà valutare come Warsh bilancerà il raffreddamento dell'inflazione con l'indebolimento dell'occupazione, in un contesto in cui crescita e utili societari rimangono solidi. È quindi auspicabile maggiore chiarezza sulla funzione di reazione dell'istituto: cosa spingerebbe la Fed a una nuova stretta, cosa le permetterebbe un allentamento e quanto la Fed sia disposta a tollerare un’inflazione superiore al 2%. Con un'inflazione ostinatamente al di sopra del target, gli investitori cercano rassicurazioni sul fatto che la Fed non permetterà che le aspettative di inflazione perdano il loro ancoraggio.

Il nodo della forward guidance

Resta da capire se Warsh ammorbidirà la sua linea, caratterizzata dalla riduzione volontaria della forward guidance, da un minor numero di interventi pubblici, da comunicati stampa più brevi e, secondo indiscrezioni, dal passaggio da otto a sei riunioni del Fomc all'anno. È qui che il discorso potrebbe farsi interessante: proseguire su questa strada potrebbe rivelarsi una scelta hawkish per la parte a lungo termine della curva, anche qualora i contenuti del discorso risultassero dovish. Come già visto, una Fed che comunica meno genera incertezza e volatilità; il mercato ha risposto a questa mancanza di trasparenza spingendo i tassi al rialzo e chiedendo un premio per il rischio più elevato.

Warsh ha sottolineato che la Fed non dovrebbe utilizzare il proprio bilancio come sostituto della politica convenzionale sui tassi, confermando l'intenzione di ridurre il bilancio, pari a 6.800 miliardi di dollari, e opponendosi all'uso di acquisti di asset per calmierare i rendimenti a lungo termine. Una posizione in aperto contrasto con le tattiche in stile «Operation Twist» che sarebbero gradite al segretario al Tesoro Scott Bessent. Guarderemo con attenzione eventuali commenti su questa divergenza operativa e sulle relazioni generali tra Fed e Tesoro: quest'ultimo mira a contenere i rendimenti a lungo termine, mentre la Fed a guida Warsh sostiene che tali tassi debbano essere determinati principalmente dal mercato.

Il mercato si aspetta da Warsh indicazioni molto più chiare sulla politica monetaria rispetto a quelle fornite finora. L’ultima conferenza stampa del Fomc e la successiva sessione di domande e risposte hanno lasciato la politica della Fed nell'ambiguità più totale e i mercati hanno espresso il proprio disappunto spingendo i tassi a lungo termine a livelli che non si vedevano da decenni. (riproduzione riservata)

*portfolio manager, TwentyFour am

(boutique di Vontobel)



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