
Simone Rosti, responsabile Italia e Sud Europa di Vanguard, ha recentemente illustrato i risultati della survey commissionata, a fine 2022, dall’asset manager sul mercato europeo della consulenza finanziaria. Da tale indagine scaturiscono le prospettive e le sfide che attendono nei prossimi anni i consulenti, i fornitori e i responsabili politici, con l’obiettivo di migliorare i risultati per gli investitori retail.
Il campione è composto da oltre 1.000 consulenti finanziari nel Regno Unito, Germania e Italia, opportunamente scelti in modo da avere un panel ben diversificato e significativo.
In relazione all’offerta di servizi dei consulenti, si conferma oggi la prevalenza della consulenza basata sulle commissioni, in Europa, e l'impatto della Retail Distribution Review (Rdr) nel Regno Unito è chiaramente dominante. La struttura principale nel Regno Unito è quella fee-based, applicata dal 60% dei consulenti britannici intervistati, mentre i consulenti finanziari tedeschi e italiani attualmente si affidano maggiormente a un modello commission-based (rispettivamente 47% e 43%) oppure a un modello misto; solo l'11-15% dei consulenti intervistati applica un modello fee-based.
I consulenti italiani stimano, inoltre, che una percentuale più elevata di masse dei clienti sia allocata in prodotti assicurativi, il 21% rispetto al 14% della Germania e al 5% nel Regno Unito. Interessante la considerazione che, se si passasse ad un modello fee-based, meno del 10% dei consulenti in Germania e in Italia sarebbe portato ad abbandonare il mercato. Un altro elemento messo in luce dalla ricerca è che, giustamente, la consulenza fee-based offre un costo totale degli investimenti nettamente inferiore: il totale medio degli investimenti con un modello commission-based è del 2,25% all'anno, quasi il 50% in più rispetto al modello fee-based (1,20% circa).
COSTI DELLA CONSULENZA FINANZIARIA

Nel frattempo, Vanguard varca il quinto anno di presenza in Italia, sotto la guida di Rosti. Un compleanno festeggiato con successo, considerate le masse in gestione salite nel frattempo a 10 miliardi di euro. Tra i successi spiccano i bassi costi finali per gli investitori e il fatto di non essersi lasciati attrarre dalle mode del momento, come molti sottostanti tematici che hanno portato a delusioni per il risparmiatore.
Il focus di Vanguard rimane, dunque, concentrato su un’offerta di prodotti definibili core e a replica fisica, il più diversificata possibile, sia in ambito di Etf che di fondi indicizzati; strizzando anche l’occhio alla gestione attiva e ai piani di risparmio in Etf che in alcuni Paesi europei (Germania in primis) hanno già preso il largo, attirando masse importanti soprattutto tra i giovani, dinamica che in Italia è ancora agli albori. Un altro filone di sviluppo per l’asset manager è rappresentato dalle partnership con banche e broker online, al fine di convogliare ulteriori masse retail verso prodotti marchiati Vanguard, grazie agli accordi commerciali che permettono un abbattimento dei costi; il più recente è stato siglato con Directa Sim, e permette ai clienti della Sim di negoziare (in acquisto) la gamma Etf di Vanguard listata in Italia a commissioni zero. (riproduzione riservata)