
Resta più che mai aperto il dibattito se continuare a preferire il contesto azionario statunitense, forte di performance eccezionali e campioni indiscussi, o abbracciare scelte meno concentrate e meno esposte alla tecnologia. In un recente approfondimento, Goldman Sachs Am segnala che i mercati azionari sviluppati al di fuori degli Stati Uniti, in particolare Europa e Giappone, sono in grado di offrire opportunità interessanti per investitori attenti ai fondamentali; grazie a una combinazione di diversificazione, driver strutturali e inefficienze di mercato, un buon numero di società non coperte dagli analisti.
Gli indici dei mercati sviluppati ex-Stati Uniti, come quelli dell’area Eafe (Europe, Australasia and Far East), presentano infatti un livello di concentrazione inferiore rispetto all’S&P 500, con un peso meno dominante dei primi dieci titoli e una maggiore esposizione settoriale a comparti come finanziari e industriali. Tutti elementi che contribuiscono ad una costruzione di portafoglio più bilanciata e potenzialmente più resiliente nei diversi cicli economici.
Inoltre, i mercati internazionali internazionali hanno un bias maggiormente verso comparti value, rispetto al mercato statunitense: i finanziari evidenziano un sovrappeso del 12%, seguono gli industriali con un +10% relativo, mentre il comparto It è nettamente sottodimensionato (-24%). Sul fronte della crescita, l’Europa sta mettendo in campo una leva fiscale significativa, soprattutto su infrastrutture e difesa, con potenziali effetti moltiplicativi sulla dinamica del pil e sugli utili societari, mentre in Giappone si intravede un’accelerazione della crescita degli utili sostenuta dal miglioramento della corporate governance e da un maggiore orientamento alla remunerazione degli azionisti, anche attraverso buyback e dividendi.
Un ulteriore elemento distintivo è rappresentato dall’inefficienza informativa: i mercati internazionali risultano generalmente meno coperti e più frammentati rispetto agli Stati Uniti, con il Giappone che emerge come uno dei più grandi mercati azionari globali ancora sotto-analizzati e caratterizzato da una forte barriera linguistica; mentre in Europa la diffusione delle informazioni tende a essere più lenta, creando spazi potenziali per la generazione di alpha attraverso selezione attiva dei titoli. Nell’S&P500, solo una azienda non più coperta da rating degli analisti, mentre in Giappone (indice Topix) ben 670 compagnie ne sono prive.
Dal punto di vista delle valutazioni, permane un divario significativo, con le azioni non statunitensi che continuano a trattare a sconto rispetto a quelle Usa; in particolare, l’indice Msci Eafe quota a multipli storicamente a sconto rispetto all’S&P 500, configurando quello che potrebbe essere un punto di ingresso interessante per investitori orientati al valore e alla ricerca sottovalutazione. Il valore medio di lungo periodo del multiplo P/e atteso è pari a 13,5 a livello Eafe, oggi si posizione poco sotto 15 rispetto a circa 20 per il mercato Usa, con uno sconto del 25% circa.
SCONTO RISPETTO AZIONARIO USA

Infine, il tema del reddito (strategia income) gioca un ruolo centrale nella costruzione dei rendimenti totali, poiché i mercati internazionali presentano generalmente dividend yield più elevati: i dividendi non solo contribuiscono in modo strutturale alla performance nelle fasi di mercato positive, ma agiscono anche come elemento difensivo in contesti di maggiore volatilità, supportando la preservazione del capitale. In questo contesto, la capacità di generare alpha nei mercati globali richiede un’infrastruttura di ricerca ampia, dati approfonditi e una presenza internazionale capillare, elementi essenziali per cogliere le opportunità offerte da un universo azionario sempre più globale e interconnesso. (riproduzione riservata)