La tematica della difesa globale non è più soltanto un tema regionale o legato all’evoluzione di singoli conflitti, ma è diventata una tendenza strutturale, sostenuta da un ciclo pluriennale di investimenti. Gli Stati Uniti restano il principale mercato e continuano a rappresentare il motore degli utili del settore, ma Europa, Regno Unito, Israele, Corea e diverse economie asiatiche stanno contribuendo alla stessa dinamica di riarmo. La guerra in Iran, insieme al conflitto ancora in corso tra Russia e Ucraina, ha evidenziato una necessità immediata di ricostituire le scorte.
Gli arsenali si sono ridotti e la capacità produttiva deve ora essere ampliata per soddisfare una domanda destinata a durare per diversi anni.
Dall’avvio dell’Operation Epic Fury, alla fine di febbraio, il conflitto ha comportato per gli Stati Uniti costi stimati in circa 37,5 miliardi di dollari. Il Pentagono ha utilizzato migliaia di sistemi d’arma ad alta tecnologia, tra cui oltre 1000 missili da crociera centinaia di intercettori, Patriot e SM-3 impiegati per proteggere le forze americane e alleate. A questo si aggiungono gli anni di trasferimenti di armamenti all’Ucraina.
Il risultato è una significativa riduzione delle scorte, che ha creato colli di bottiglia negli ordini e nella produzione e che, secondo le stime, potrebbero non essere completamente risolti prima della metà del 2029.
Secondo WisdomTree, la ricostituzione delle scorte sta modificando i programmi di approvvigionamento e, soprattutto, sta richiedendo nuovi investimenti nella capacità produttiva. Il comportamento dei titoli della difesa è stato relativamente debole dall’inizio dei combattimenti in Iran, anche per il timore che la fase di massimo incremento della spesa militare potesse essere già alle spalle. I risultati del secondo trimestre 2026 delle principali società americane raccontano però una storia diversa, in quanto la domanda si sta traducendo in crescita dei ricavi, ampliamento dei portafogli ordini e revisione al rialzo delle previsioni.
Lockheed Martin ha registrato nel secondo trimestre vendite in crescita dell’11%, a 20,1 miliardi di dollari. Il portafoglio ordini ha toccato il record di 230,4 miliardi, sostenuto anche da un contratto pluriennale per il sistema Thaad, mentre la società ha incrementato le previsioni sulle vendite per l’intero esercizio.
Rtx ha fornito un messaggio analogo, seppure attraverso una struttura di business più diversificata. Nel secondo trimestre le vendite sono aumentate del 14%, a 24,7 miliardi di dollari, mentre l’utile per azione adjusted è cresciuto del 21%. All’interno del gruppo, i ricavi di Raytheon sono aumentati del 18%, a 8,27 miliardi di dollari e Rtx ha inoltre rivisto al rialzo le proprie previsioni annuali su vendite, utile per azione e free cash flow. Peraltro, circa la metà degli ordini acquisiti da Raytheon nel primo semestre è arrivata da clienti internazionali, con l’Europa tra i principali contributori.
Northrop Grumman completa il quadro: nel secondo trimestre la società ha registrato vendite per 10,9 miliardi di dollari, in crescita del 5%, mentre i nuovi contratti hanno raggiunto 20 miliardi e la società ha aumentato le proprie previsioni annuali su vendite ed Eps.
Gli ordini di Northrop riguardano sistemi strategici, mission systems, aerospazio e spazio; non siamo quindi di fronte a un picco temporaneo della domanda di munizionamento, ma a un più ampio ciclo di riarmo e deterrenza, con programmi destinati a svilupparsi nell’arco di anni e, in molti casi, di decenni.
Presi nel loro insieme, questi risultati spiegano perché gli investitori stanno guardando sempre più al portafoglio ordini e alla pipeline, anziché soltanto ai titoli legati all’attualità geopolitica.
La spinta del Pentagono verso livelli produttivi più elevati, contratti pluriennali e un rafforzamento della manifattura domestica stanno trasformando lo stress geopolitico in una storia industriale più duratura. Una combinazione che offre al settore una visibilità sugli utili non sempre disponibile in passato.
In termini di Etf (ce ne sono numerosi disponibili sul mercato italiano) un elemento da considerare riguarda le valutazioni: nonostante la forte performance strutturale del comparto negli ultimi anni, i multipli sono diventati più moderati. Ad esempi, il multiplo P/e trailing dell’Etf WisdomTree Global Defence è sceso da circa 40 a 37,1: d’altronde, la crescita degli utili può ridurre in modo naturale il multiplo P/e negli anni successivi. Le aspettative per il 2026 e il 2027 indicano già una significativa espansione degli utili.
Per un investitore, il passaggio chiave è dalla necessità immediata di ricostituire gli arsenali a un ciclo pluriennale di investimenti, capacità produttiva e crescita degli utili, concludono gli esperti di WisdomTree. (riproduzione riservata)