
È diventato sempre più difficile effettuare scelte relative al proprio portafoglio investimenti, a causa dei fenomeni tecnologici, geopolitici ed economici che stanno accadendo nel mondo. Tra questi, la guerra in Iran, lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e le elezioni di metà mandato degli Stati Uniti.
In una recente analisi di First Trust, si mette in evidenza quella che potrebbe essere una soluzione a questa incertezza:
Invece di concentrarsi sulle previsioni dei risultati economici nei mesi a venire, gli investitori dovrebbero, piuttosto, analizzare i risultati storici delle aziende, a partire dalla loro capacità di aumentare nel tempo i dividendi nei diversi cicli economici. In particolare, è importante distinguere tra dividend yield, ovvero il rendimento da dividendo attuale, e dividend growth, la crescita progressiva del dividendo nel tempo, non quanto un’azienda paga oggi, ma quanto è cresciuto il pagamento negli anni e quanto possa essere sostenibile nel tempo.
I dividendi sono un indicatore di qualità e stabilità, al di la delle tensioni geopolitiche ed economiche: al contrario dell’utile, i dividendi devono essere supportati da un effettivo cash flow; dunque, la loro crescita e distribuzione indica l’aumento di profittabilità, ma anche la convinzione del management, che l’impresa conseguirà risultati positivi anche in futuro.
Ne consegue che nelle società la crescita dei dividendi è indicatore in primis di resilienza degli utili: questo è possibile per le imprese che, per esempio, operano nei settori con domanda durevole, che non sono influenzati particolarmente dall’inflazione. Inoltre, è necessario che in queste imprese ci sia disciplina contabile: queste devono mantenere livelli di debito sostenibili, garantendosi flessibilità quando le condizioni del credito si inaspriscono.
Inoltre, secondo First Trust, non distribuiscono una quota eccessiva degli utili come dividendi; ne trattengono abbastanza per reinvestirli nel business.
RISCHIO RENDIMENTO TITOLI S&P500 IN BASE AI DIVIDENDI

Uno studio pubblicato sul Journal of Finance ha dimostrato come le imprese americane che hanno cancellato i propri dividendi abbiano significativamente sottoperformato rispetto alla propria media storica. Tra questi, negli Usa le compagnie di utility, come la Southern Company, nonostante operino in settori capital intensive, riescono ad aumentare i propri dividendi da distribuire costantemente. Inoltre, in Europa, compagnie come Novartis aumentano i propri dividendi da 25 anni.
Le aziende che mantengono questo record per almeno 25 anni consecutivi ottengono il titolo di Dividend Aristocrats, un riconoscimento che segnala eccezionale longevità e disciplina finanziaria. Alcune aziende hanno raggiunto traguardi straordinari: Coca-Cola e Johnson&Johnson hanno aumentato i dividendi per oltre 64 anni consecutivi, Procter & Gamble per oltre 70 anni, attraversando crisi finanziarie, guerre, pandemie e rivoluzioni tecnologiche. La crescita dei dividendi offre anche un vantaggio comportamentale: essendo legati ai fondamentali economici, gli investitori sono disposti ad investire per periodi più lunghi. Inoltre, circa il 31% di tutti i guadagni dell’S&P500 nel corso di quasi 100 anni proviene dai dividendi.
Al contrario del pensiero comune, aumentare i dividendi da distribuire non significa sacrificare la crescita dell’impresa; anzi, le aziende che aumentano i dividendi hanno storicamente offerto rendimenti totali competitivi rispetto al mercato, con minore volatilità, specialmente durante le fasi di ribasso.
In conclusione, meglio investire non in base alle previsioni future, ma sulla base dei risultati delle aziende. In un mondo dove l’incertezza è l’unica certezza, le aziende capaci di aumentare i dividendi attraverso diversi cicli economici offrono una delle prove più concrete di solidità gestionale. (riproduzione riservata)