
Con l'aumento del numero di investitori che inseriscono gli Etf attivi nei propri portafogli, continuano a emergere alcune affermazioni ricorrenti che, nella pratica, non trovano pieno riscontro. Alcune di queste percezioni errate sono comprensibili, in quanto storicamente gli Etf sono stati associati alla gestione passiva e al trading tattico, mentre la gestione attiva è stata tradizionalmente identificata con prodotti come i fondi comuni e le Sicav. Ma la realtà dell'attuale mercato Ucits (in ambito europeo) è più articolata e la vera domanda non è se un Etf sia attivo o passivo ma se lo strumento mette a disposizione gli strumenti necessari per implementare in modo efficiente la propria visione d'investimento, soprattutto quando i mercati esprimono volatilità.
Nella indagine Global Investor Insights Survey 2026 di Schroders, oltre nove investitori su dieci (94% del campione) hanno affermato di vedere un ruolo per gli Etf attivi nei portafogli (contro un 6% di parere opposto). In un contesto caratterizzato da elevata volatilità e persistente incertezza, gli investitori cercano strumenti che consentano di investire rapidamente, monitorare da vicino le esposizioni e modificare le posizioni quando necessario, senza rinunciare ai benefici della gestione attiva.
Quali sono, quindi, le tre convinzioni errate che meritano di essere chiarite?
La prima è che gli Etf attivi siano semplicemente fondi comuni meno costosi. L’indagine del 2026 di Schroders conferma che i costi continuano a occupare un posto centrale, con il 70% degli intervistati che li ha inseriti tra i fattori principali nella scelta di un Etf attivo. Tuttavia, il costo non racconta più l'intera storia. Gli investitori hanno, infatti, evidenziato una serie di vantaggi operativi e di implementazione che assumono particolare importanza quando i mercati sotto stress: liquidità infragiornaliera e possibilità di negoziare ai prezzi di mercato per modificare rapidamente l'allocazione, maggiore liquidità sul mercato secondario rispetto ai fondi comuni, maggiore trasparenza del portafoglio, accesso a strategie attive non disponibili nella forma di fondo comune. Si tratta di benefici concreti nella gestione del portafoglio. La flessibilità di implementazione offerta dalla struttura Etf e il modo in cui questa contribuisce a raggiungere gli obiettivi di portafoglio sono elementi cruciali.
Una seconda convinzione errata è che gli Etf attivi possano essere utili solo per operazioni tattiche e non di lungo termine. Si tratta di una percezione ereditata dalle prime fasi di diffusione degli Etf quando molti investitori li utilizzavano soprattutto come strumenti efficienti per modificare rapidamente le esposizioni o assumere posizionamenti tattici di breve periodo. L'indagine di Schroders suggerisce, infatti, che gli investitori li considerano mattoni flessibili con cui costruire il portafoglio, in grado di affiancare sia le esposizioni core sia quelle satellite. Alla domanda su quali fossero gli ambiti in cui attribuiscono maggiore valore agli Etf attivi, gli intervistati hanno indicato in primis la diversificazione, il posizionamento tattico o satellite, la gestione del rischio, il parcheggio temporaneo degli attivi durante un cambiamento dell'allocazione. Non più solo strumenti tattici, ma un insieme di soluzioni utilizzabili per molteplici funzioni del portafoglio.
L’ultimo mito da sfatare è che gli Etf attivi siano poco trasparenti. Fino a qualche anno fa, le preoccupazioni relative alla trasparenza erano più comprensibili, soprattutto quando gli investitori confrontavano gli Etf con i fondi attivi tradizionali, che pubblicavano la composizione del portafoglio con minore frequenza. Nel mercato odierno degli Etf attivi Ucits, però, l'idea che questi strumenti siano intrinsecamente opachi è sempre meno attuale. Molti Etf attivi Ucits pubblicano quotidianamente la composizione completa del portafoglio. Ciò significa che gli investitori possono conoscere ogni giorno gli strumenti detenuti, spesso con un livello di frequenza e di dettaglio superiore a quello previsto dai tradizionali cicli di disclosure dei fondi comuni.
In generale, gli investitori attribuiscono particolare valore alla gestione attiva nelle aree meno coperte dalla ricerca, meno efficienti o strutturalmente più complesse, tra cui azioni di società a piccola e media capitalizzazione (37%), azioni dei mercati emergenti (35%), strategie tematiche o settoriali (34%), strategie alternative liquide (23%). Tra le note dolenti spiccano, invece, lo storico di performance limitato e la scarsa trasparenza sul processo di gestione attiva, compreso l’uso di derivati. (riproduzione riservata)