
La combinazione di rendimenti storici elevati, bassa correlazione con gli asset tradizionali e rialzo asimmetrico rende il bitcoin un'aggiunta interessante a qualsiasi portafoglio multi-asset. Ne sono convinti gli esperti di WisdomTree Europe, secondo i quali il bitcoin non può più essere visto come un esperimento di nicchia, dopo 15 anni di vita. Un portafoglio bilanciato globale è composto oggi da circa il 51% di azioni, il 35% di obbligazioni e il 14% di asset alternativi; scavando più a fondo, emerge un dettaglio sorprendente, ovvero che attualmente le criptovalute rappresentano circa l'1,3% del portafoglio di mercato totale. Questo significa che un investitore neutrale, che si limita a replicare le ponderazioni del mercato, dovrebbe allocare l'1,3% alle criptovalute. Scegliere un'esposizione pari a zero non vuol dire rimanere neutrali, ma effettuare una sottoponderazione attiva su tale variabile finanziaria, scommettendo sul fatto che gli asset digitali perderanno rilevanza o scompariranno del tutto.
D’altronde, il bitcoin in otto degli ultimi undici anni si è accreditato come l’asset con la performance migliore, spesso con un ampio margine rispetto alle controparti tradizionali. La performance è importante ma, in un portafoglio multi-asset ben costruito, la diversificazione lo è ancora di più e qui gli asset digitali brillano. Grazie all'origine non convenzionale e all'ecosistema unico, le criptovalute non si comportano come strumenti finanziari tradizionali, secondo WisdomTree Europe, e lo stesso vale per i relativi partecipanti. Utenti e sviluppatori spesso agiscono al di fuori delle norme che caratterizzano il comportamento tipico del mercato, il che rende le criptovalute così preziose dal punto di vista della diversificazione.
Le correlazioni mensili dei rendimenti del bitcoin in dollari rimangono basse rispetto a un'ampia gamma di esposizioni tradizionali, tra cui azioni, obbligazioni, materie prime e asset alternativi, e questo ne giustifica l’aggiunta in portafoglio: affiancare anche appena l’1% di bitcoin a un portafoglio multi-asset classico ha effetti benefici, banalmente fa aumentare i rendimenti storici dello 0,65% annuo, ma l’aumento della volatilità complessiva è stato sorprendentemente modesto. Un portafoglio con l'1% di bitcoin, ad esempio, ha registrato un aumento della volatilità di soli 7 punti base, un compromesso trascurabile.
Inoltre, anche quando i mercati attraversano periodi di tensione, i rischi di ribasso derivanti da una piccola allocazione al bitcoin si sono rivelati limitati: il drawdown massimo del portafoglio con l'1% di bitcoin è aumentato di appena lo 0,5%, suggerendo che l'elevata volatilità della criptovaluta non si traduce completamente in significativa vulnerabilità a livello di portafoglio. In breve, i rendimenti storici corretti per il rischio sono aumentati in modo significativo.
Questo sottolinea il potere della diversificazione: anche un asset altamente volatile come il bitcoin può migliorare lo Sharpe ratio di un portafoglio quando la sua correlazione è sufficientemente bassa.
Il grafico in pagina mette in evidenza la performance relativa, su periodi mobili di un anno, di un portafoglio con il 3% di bitcoin rispetto a quella del portafoglio globale 60/40. Le zone verdi rappresentano i periodi in cui il bitcoin ha aggiunto valore, mentre quelle rosse indicano i periodi di sottoperformance. Le zone verdi predominano, le zone rosse sono relativamente ristrette e poco profonde, quindi continua WisdomTree Europe, il profilo di rendimento storico del bitcoin è altamente asimmetrico.
I VANTAGGI DI UN 3% DI BITCOIN IN PORTAFOGLIO

Il portafoglio con l'1% di bitcoin, probabilmente, ha però bisogno di essere ribilanciato spesso. Se non venisse ribilanciato frequentemente, si verificherebbe una sostanziale sovraponderazione della criptovaluta; se il ribilanciamento avvenisse solo una volta all'anno, dal 2017 ad oggi l'allocazione al bitcoin sarebbe salita al 14,4%, trasformando una posizione marginale in un importante fattore di rischio. (riproduzione riservata)