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Tassi e prodotti passivi

Milano Finanza - Numero 126 pag. 40 del 27/06/2020

Milano Finanza Intelligence Unit

La bassa volatilità e le alte correlazioni in ambito bond rendono arduo per un gestore attivo battere il benchmark

 

Paul Syms., responsabile della gestione degli ETF obbligazionari in EMEA per Invesco, spiega per quale motivo un investitore dovrebbe preferire oggi, più che in passato, un approccio passivo anziché attivo per l’esposizione obbligazionaria. I dati di flusso in ambito Etf lasciano trasparire meno convinzione sui meriti della gestione passiva in termini obbligazionari, a primo acchito. I flussi nell'obbligazionario passivo sono tuttora pari alla metà circa di quelli dell'azionario, e le ragioni generalmente si incentrano sul volume e la complessità dei benchmark obbligazionari. Le emissioni e i rimborsi costanti determinano un cambiamento continuo nei benchmark causando un forte ricambio, e la natura over-the-counter delle negoziazioni obbligazionarie può portare a costi di transazione più elevati rispetto alle azioni. Se anche alcuni gestori di portafoglio sono stati in grado di sfruttare i continui cambiamenti dei benchmark per generare alfa, l'ambiente di mercato potrebbe essere slittato in favore degli Etf. Se un benchmark obbligazionario ha un numero di componenti particolarmente elevato, e in particolare se alcuni di essi sono piccoli o non liquidi, l'Etf obbligazionario passivo può utilizzare le stesse tecniche di campionamento usate da molti Etf azionari. Ciò è particolarmente utile nel mercato obbligazionario in quanto il gestore del portafoglio non è obbligato ad acquistare (o vendere) ciascuna emissione ogni volta che si verifica una creazione (o rimborso), o in fase di ribilanciamento. In tal caso, infatti, può selezionare un paniere più piccolo che rappresenti il profilo dell'intero indice. Inoltre, spiega Syms, l'emittente degli Etf può personalizzare un indice obbligazionario per far sì che il gestore del portafoglio possa replicarlo in modo più efficace. L'uso di campionatura e/o di benchmark personalizzati dovrebbe comportare un minor ricambio e costi di transazione inferiori. Inoltre l'ambiente di investimento attuale, caratterizzato da rendimenti poco volatili e un'alta correlazione tra mercati obbligazionari, potrebbe non offrire il livello di dispersione ideale per un gestore attivo. A crollare non sono stati solo i rendimenti, ma anche la loro volatilità, diminuita con l'introduzione delle banche centrali di strumenti di forward guidance. Ma i mercati dei titoli di stato sono diventati anche più correlati nel tempo.  Questo fenomeno si è notato soprattutto nell'ultimo decennio in seguito alla crisi finanziaria globale, che ha causato una più stretta sincronia tra l'economia globale e le politiche delle banche centrali, attraverso i vari QE. La minore volatilità e le correlazioni più elevate fanno sì che per il gestore di un fondo attivo sia più difficile raggiungere il proprio target di alfa, in particolare se si prendono in considerazione le commissioni. L'attuale ambiente di tassi bassi, unito al QE e alla forward guidance, fa sì che la duration oggi sia meno efficace per la generazione di alfa che in passato. E in merito al valore relativo - posizionarsi sui diversi mercati - un gestore di portafoglio potrebbe esprimere una prospettiva sui tassi di interesse attraverso la vendita di buoni del tesoro USA e l'acquisto di Bund tedeschi. Tuttavia, poiché l'economia globale è diventata più sincronizzata e la correlazione tra i mercati obbligazionari è aumentata, il gestore di portafoglio dovrebbe coprire una posizione molto più ampia per creare lo stesso volume di alfa rispetto al passato.  Sebbene potenzialmente siano ancora uno strumento valido, le posizioni più ampie potrebbero aggravare una performance negativa se le decisioni o il tempismo sono sbagliati. Nei mercati a bassa volatilità e alta correlazione, un gestore attivo potrebbe dover mobilitare più risorse su ogni posizione attiva per mantenere un buon alfa, oppure accettare la possibilità di ottenere un alfa inferiore. Nell'attuale clima di basso rendimento e bassa volatilità potrebbe essere per Syms il caso di controllare quanto si sta pagando per l’esposizione al reddito fisso, e se i risultati valgono la spesa. (riproduzione riservata)



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