La pressione al rialzo che interessa i rendimenti di mercato sta impattando in maniera diretta sui sottostanti obbligazionari, a maggior ragione se indicizzati e quindi non protetti da scelte attive in merito alla neutralizzazione del rischio di duration. Ma rendimenti più alti impattano anche sulle valutazioni azionarie, come ben specificato, attraverso un esercizio “back to basics”, dal provider di Etf Global X. Sono numerosi gli ambiti finanziari ed economici in cui l’impatto dell’aumento dei rendimenti obbligazionari si concretizza, e nel contesto azionario si pone l’accento in particolare sul funzionamento del dividend discount model (Ddm), al fine di determinare il prezzo teorico di un titolo azionario. Il trade off rischio-rendimento diventa più importante con tassi più alti. L'obiettivo del Ddm è di utilizzare rapidamente le risorse disponibili di un asset per capire qual è il valore intrinseco di quell'asset in base a certe aspettative del mercato e dell'azienda. Un'azienda viene così valutata come somma di tutti i suoi dividendi futuri scontati al momento presente. E il tasso di sconto utilizzato nel Ddm ha una relazione positiva con i tassi di interesse: se i tassi d'interesse aumentano, aumenta anche il costo di detenzione di un titolo, assumendo una crescita stabile. Al numeratore della formula del Ddm c’è infatti il dividendo attuale moltiplicato per la crescita stimata di quel dividendo in futuro; mentre al denominatore c’è la differenza tra il rendimento richiesto di una società (tasso di sconto o costo del capitale) e il suo tasso di crescita. Ad esempio, se l'azienda paga un dividendo di 2 dollari oggi che cresce al 5% e un costo del capitale del 10%, il modello restituisce un valore intrinseco (odierno) del titolo azionario pari a 42 dollari. Se questa società è scambiata sul mercato a più di 42 dollari, allora è sopravvalutata. Ma se il tasso di sconto passa dal 10% al 12% il valore attuale crolla drasticamente, fino a portarsi a 30 dollari per azione: un aumento del 2% del tasso di sconto, rispetto al 10% iniziale, fa tracollare il valore teorico del titolo azionario. E gran parte del valore delle aziende che non pagano dividendi, in quanto focalizzate sulla crescita, proviene da un futuro ancora più lontano, che porta incognite ancora maggiori. Questo è il motivo per cui i nomi legati alla tecnologia sono chiamati 'long duration', e in modo simile al reddito fisso sono più sensibili a tassi di interesse più elevati. Se la crescita delle aziende rimane stabile, allora i settori e le aziende focalizzate sul valore dovrebbero reggere meglio, mentre le loro controparti che puntano alla crescita potrebbero avere problemi. Considerando questi elementi e le tendenze macro in atto, Global X suggerisce esposizioni a determinati settori, a scapito di altri. Nel contesto statunitense i settori da sovrappesare sono l’energetico, i finanziari e i farmaceutici. I titoli dell’energia sono sostenuti in particolare dalle tensioni geopolitiche che interessano la Russia, mentre tra gli elementi di appeal per gli asset finanziari spicca la solida crescita economica e proprio la dinamica al rialzo dei rendimenti di mercato. Mentre le azioni legate alla salute dovrebbero trarre spunti positivi dagli aspetti demografici in particolar modo nel contesto emergente, dove la classe media sta emergendo. Al contrario, un giudizio di netto sottopeso viene dato alle azioni dei comparti telecoms (long duration) e dei beni di consumo ciclici, per via delle problematiche dell’offerta e della pressione al rialzo dei prezzi delle materie prime. (riproduzione riservata)