Uno dei temi di investimento più utili in ottica di bilanciamento di portafoglio è il T-bond statunitense, grazie a intrinseche caratteristiche di elemento rifugio. Amundi AM traccia le sue aspettative di rendimento per questa attività finanziaria, segnalando cosa ci si può aspettare come movimenti della curva (e quindi come prezzi di mercato) per il 2020. Nel 2019 i rendimenti del T-bond decennale si sono collocati in un range molto ampio, 1,46%-2,78%, la quarta escursione massima dal 2010 ad oggi. L’elemento che lo scorso ano ha fatto da vero cardine è stato il voltafaccia della Fed, che improvvisamente è passata da un atteggiamento restrittivo ad uno accomodante, sulla scia anche di fattori macro e geo-politici più complicati. In termini di scenari per il 2020, nel caso di una crescita modesta dell’economia globale e di un lento scemare delle tensioni geo-politiche ci si può aspettare un Pil Usa in recupero dell’1,7%, rispetto al 3,2% mondiale: in questo quadro il range di oscillazione del rendimento del T-Bond è probabile si collochi al 1,50%-2,25%, mentre i valori per l’area euro potrebbero testare lo 0%. Solo nel caso di forte inversione negativa in merito alla guerra commerciale si può sperare di vedere lo yield del T-Bond nel range 1%-1,75%. Guardando ai fattori macroeconomici di lungo termine, la pressione al ribasso dell’inflazione sembra invece porre un cap attorno al 2% per i rendimenti del T-Bond. I dati relativi alla manifattura negli Usa restano molto deboli, anche sulla scia del contesto di incertezza che caratterizza le tensioni Usa-Cina sui dazi doganali. Ma la dinamica di un asset come il Treasury ha anche impatto su altre asset class. Guardando all’azionario Usa, molti indicatori leading segnalano una dinamica in consolidamento che dovrebbe ulteriormente stabilizzarsi se effettivamente si dissolveranno le nubi della guerra commerciale Usa-Cina. Le stime sugli utili dovrebbe leggermente recuperare nella seconda parte del 2020, e per il 2020 le aspettative di Amundi AM per tale elemento si attestano sul 7-8% annuo nel contesto corporate Usa. L’asset manager suggerisce però di posizionarsi sui titoli value, a discapito di quelli growth. Le società value sono maggiormente esposte a temi ciclici, che dovrebbero performare meglio in caso di miglioramento della crescita Usa. In termini settoriali viene menzionato in particolare il comparto finanziario, che dovrebbe beneficiare in particolare dello steepening della curva dei rendimenti se si osserverà l’atteso recupero della crescita. Il principale fattore di rischio restano le tensioni commerciali, ma nonostante questo la struttura molto variegata del contesto azionario Usa lo rendono un tema adatto per chi cerca performance anche per il 2020. Un elemento di volatilità si innescherà invece se i candidati presidenziali meno attenti ai temi economici guadagneranno terreno nel corso dell’anno. Un modo per cavalcare l’azionario Usa con un livello inferirei di rischio può essere quello di affidarsi a sottostanti ESG, in grado di limitare alcuni fattori di rischio. Infine, anche il settore dei bond corporate ad alto rendimento dovrebbe trarre forza dallo scenario sopra delineato, in particolare nel segmento dei bond bancari di qualità inferiore. (riproduzione riservata)