Jack Manley, Global Market strategist di Jpm Am, mette in evidenza il comportamento di un gruppo di investitori molto importanti, i millennials statunitensi. La rilevanza deriva dal fatto che sebbene oggi tale cluster non abbia a disposizione capitali elevati la propensione ad effettuare scelte di investimento di un certo tipo è molto più elevata rispetto ad altre fasce d’età; questo è un elemento importante per i consulenti finanziari, a fianco della considerazione che gli stessi millennials diverranno i principali investitori per i prossimi anni, prendendo via via il posto dei genitori e nonni. I professionisti finanziari sono quindi sempre più curiosi di sapere "cosa", "perché" e "come" della gestione degli investimenti da parte dei giovani. Tra i punti chiave si segnala la cosiddetta democratizzazione degli investimenti, che ha portato il denaro al di fuori dai soliti confini. Come mostrato nel grafico, gli investitori più giovani hanno espresso il maggiore cambiamento nell'attività di investimento rispetto al periodo pre-Covid 2020. Mentre gli investitori di età avanzata non hanno evidenziato cambiamenti degni di nota. Parte di questo fenomeno è attribuibile all'aumento dei tempi di inattività durante la pandemia, ma anche allo stimolo dato dal Governo e alla democratizzazione degli investimenti, ovvero un allargamento ad una base di attori molto più vasta, avvenuta attraverso servizi di brokeraggio basati su app a basso costo. E infatti anche durante il periodo più movimentato del 2021 i quattro principali broker online statunitensi hanno rappresentato quasi il 30% del volume totale negoziato sul mercato azionario Usa, un risultato molto importante. E la fase risk-on è tuttora in vigore, con gli investitori alla ricerca di nuovi spunti e temi da cavalcare. L’asset class azionaria rappresenta la più grande scommessa sia per i millennials che per la generazione Z (le persone nate tra il 1995 e i 2010), con un focus particolare sulla tecnologia probabilmente a causa sia della familiarità che del potenziale di crescita di lungo termine percepito. Ma la propensione al rischio per questa fascia di investitori si estende ben oltre gli asset tradizionali: le criptovalute stanno diventando sempre più comuni tra di loro, con il 40% degli investitori di età compresa tra 18 e 40 anni che segnala una posizione in criptovalute. Anche le opzioni stanno svolgendo un ruolo sempre più importante nei loro portafogli, con poco meno di un terzo degli investitori di età compresa tra 18 e 40 anni che confermano di utilizzare le opzioni. In effetti, alcuni dei picchi di mercato associati alle meme-stock sono probabilmente legati, almeno in parte, al trading di opzioni. Un megatrend che non è sfuggito ai giovani investitori ha a che fare con gli investimenti Esg, anche se l’interesse è minore di quanto alcuni potrebbero pensare. Sembra infatti chiaro che molti investitori giovani non siano disposti a rinunciare ai rendimenti per raggiungere obiettivi sociali, soprattutto considerando l'enorme onere del debito studentesco che tocca gli studenti americani. Esulando dall’analisi di Jpm Am, per chi fosse interessato alla tematica in termini di opportunità di investimento in Italia c’è a disposizione l’Etf Lyxor Msci Millennials Esg Filtered, che mira alle società che si occupano di soddisfare le esigenze dei millennials. (riproduzione riservata)