Nella prima parte del 2026 del 2026, il contesto di mercato si presenta più complesso rispetto agli anni precedenti. Dopo una lunga fase di performance robuste dell’azionario globale, le valutazioni si collocano su livelli storicamente elevati, in particolare negli Stati Uniti, e l’incertezza macroeconomica resta significativa: inflazione, traiettorie di crescita e politiche monetarie si muovono in modo meno lineare e più difficilmente prevedibile. Ciliegina sulla torta la nuova guerra che coinvolge l’Iran. In questo scenario, secondo Ossiam (specializzata in Etf e strategie d’investimento quantitative), l’attenzione degli investitori non è più rivolta soltanto alla generazione di rendimento, ma alla capacità di ottenerlo senza dipendere esclusivamente dal proseguimento del rialzo dei mercati.
Uno degli elementi che alimentano la cautela è la crescente concentrazione della performance azionaria. Una quota rilevante dei rendimenti degli indici è stata trainata da un numero ristretto di titoli a grande capitalizzazione, elemento che aumenta la fragilità potenziale del mercato: quando pochi nomi guidano l’intero listino, eventuali correzioni su questi titoli possono avere un impatto sproporzionato sugli indici. Le preoccupazioni degli investitori emergono con chiarezza anche dal mercato delle opzioni, secondo gli esperti.
Un indicatore particolarmente significativo è il livello di skew sugli indici azionari, come misurato ad esempio dall’indice Cboe Skew. Lo skew rappresenta la differenza tra la volatilità implicita delle opzioni put (protezione al ribasso) e quella delle opzioni call (partecipazione al rialzo). Quando lo skew è elevato, significa che gli operatori sono disposti a pagare un premio consistente per proteggersi da ribassi severi, segnalando una crescente percezione del rischio di eventi estremi negativi. Anche in presenza di una volatilità di breve periodo contenuta, uno skew persistentemente alto riflette il timore di drawdown profondi.
Il quadro macroeconomico appare più soggetto a shock. Le dinamiche inflattive divergono tra aree geografiche, le risposte delle banche centrali sono meno prevedibili e la crescita economica procede con maggiore eterogeneità. In un simile contesto, le strategie fortemente direzionali, basate su scommesse macro trasversali alle asset class, possono incontrare difficoltà nel produrre risultati stabili.
Diventa quindi più interessante puntare su fonti di rendimento idiosincratiche, legate ai fondamentali e alle specificità delle singole società. In questo spazio, si inseriscono anche le strategie equity market neutral, approcci che mirano a generare alpha attraverso posizioni lunghe e corte su titoli azionari, mantenendo un’esposizione netta al mercato prossima allo zero. Il rendimento non dipende tanto dalla direzione complessiva degli indici, piuttosto dalla capacità di selezionare titoli buoni. Tre caratteristiche dell’attuale ambiente di mercato risultano particolarmente favorevoli a tali strategie. La prima è il livello relativamente basso di correlazione implicita tra i titoli, ad esempio nell’S&P 500.
Una correlazione implicita contenuta indica che i singoli titoli non si muovono tutti nella stessa direzione sotto l’influenza di fattori macro dominanti. Al contrario, i driver specifici di ciascuna società – utili, posizionamento competitivo, revisioni delle stime – assumono maggiore rilevanza. Per una strategia market neutral, questo significa un terreno più fertile per distinguere vincitori e perdenti relativi. La seconda caratteristica è l’elevata dispersione cross-sectional dei rendimenti.
Indicatori come il Cboe S&P 500 Dispersion mostrano come le differenze di performance tra i singoli titoli possano essere ampie anche in fasi di mercato laterale. Una dispersione elevata amplia l’insieme delle opportunità per strategie relative value, poiché il divario tra outperformer e underperformer tende ad aumentare: anche se l’indice nel suo complesso registra variazioni modeste, all’interno del paniere possono emergere movimenti significativi.
Il terzo elemento riguarda le condizioni di funding. Dopo anni di tassi bassi, i rendimenti a breve termine si sono stabilizzati su livelli più elevati, come riflesso anche dell’evoluzione dei Fed Funds negli Stati Uniti. Per strategie che utilizzano in modo efficiente la leva e mantengono saldi di cassa positivi, tassi più alti possono tradursi in un contributo addizionale di carry. Questo flusso strutturale di rendimento, indipendente dall’andamento dei mercati azionari, può rafforzare la resilienza complessiva della strategia in differenti regimi di mercato.
Nel complesso, il 2026 trova gli investitori di fronte a valutazioni tirate, leadership di mercato concentrata e una sensibilità crescente ai rischi di ribasso. Gli indicatori derivati dal mercato delle opzioni suggeriscono un contesto in cui il rischio di coda resta elevato, ma allo stesso tempo le opportunità idiosincratiche sono numerose, grazie a bassa correlazione e alta dispersione. E le strategie equity market neutral si possono distinguere per la capacità di disaccoppiare la generazione di rendimento dalla direzione degli indici. (riproduzione riservata)