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Sfide dalla liquidità

25 gennaio 2025, 02:00

Milano Finanza Intelligence Unit

Gli impieghi monetari sono esplosi negli ultimi anni e nel cash gli asset digitali si potrebbero anche avvicinare ai prodotti finanziari tradizionali

Sfide dalla liquidità

William Goldthwait, portfolio strategist per State Street Global Advisors, si chiede quando la liquidità potrà uscire dai prodotti del mercato monetario (MMF) per essere reimpiegata nell'economia reale. La risposta è, per il momento, la stessa di un anno fa: dipende dalla disponibilità di opportunità interessanti sul mercato. Gli investitori hanno bisogno di asset di reale valore, non solo di nuovi massimi (azioni) o di spread ristretti (credito). In alternativa, le pressioni economiche, come il calo dei ricavi aziendali o le limitazioni del flusso di cassa personale, possono rendere necessario il prelievo di questi fondi. Il 2025 si preannuncia comunque un anno molto interessante per gli investitori che investono in strumenti di liquidità, nonostante il percorso ribassista nei tassi di interesse.

Le masse investite nei fondi comuni monetari hanno chiuso il 2023 a 5.870 miliardi di dollari e nel 2024 (18 dicembre) hanno raggiunto 6.750 miliardi di dollari, in crescita di circa il 15% sull’anno precedente. Questa notevole crescita deriva da due fattori significativi, continua Goldthwait: l'effetto ricchezza è stato consistente e le persone e gli enti stanno conservando maggiore liquidità, in caso di necessità o opportunità di mercato. Negli ultimi cinque anni, il patrimonio dei fondi comuni monetari è aumentato di un sorprendente 87%.

I fondi governativi sono stati i principali beneficiari di questi aumenti, con le categorie istituzionali e retail che sono cresciute del 15%. Il contesto retail ha registrato una buona crescita, con un aumento del 12% a 1.000 miliardi di dollari, mentre gli istituzionali hanno affrontato sfide sostanziali con un calo delle masse del 18%. Le nuove normative della Securities and Exchange Commission (Sec) limiteranno probabilmente il ritorno degli investitori istituzionali in questo settore e potrebbero indurli a cercare rendimenti simili in altre offerte, come i pool di investimento degli enti locali o i fondi di investimento a brevissimo termine. 

Peraltro, la differenza di rendimento tra fondi comuni monetari istituzionali e fondi comuni monetari governativi è una variabile cruciale che guida i flussi. Secondo le stime di State Street, questo differenziale rimarrà compreso tra cinque e 15 punti base, a seconda del ciclo del credito e delle dinamiche di mercato più ampie. In caso di eventi di risk-off, come il marzo 2020 o la mini-crisi bancaria del 2023, questo spread potrebbe aumentare in modo significativo, attualmente è di 12 punti base.

Il percorso dei tassi di policy per il 2024 negli Usa è stato tutt'altro che chiaro: ad esempio, il contratto futures sui Fed Funds a 10 anni ha iniziato l'anno a circa il 4%, è salito a circa il 5% in aprile, è ridisceso vicino al 3% a settembre per chiudere il 2024 di nuovo intorno al 4%; anche il dot plot della Fed è stato criticato per la sua incoerenza. Per il 2025, il consenso suggerisce due o tre tagli dei tassi di 25 punti base, a marzo, giugno e settembre. Non c'è motivo di credere che la Fed si fermerà a tagliare i tassi di policy ma il tasso neutrale dovrebbe essere più alto di quanto previsto inizialmente, alla fine del 2023. Un tasso dei Fed Funds tra il 3,50% e il 4,00% entro la fine del 2025 non è irragionevole, secondo Goldthwait, anche perché l'economia statunitense appare più resistente rispetto alla maggior parte delle economie sviluppate.

La stretta quantitativa rimarrà un punto focale nel 2025, in quanto stanno emergendo tensioni crescenti come l'aumento dei tassi di finanziamento overnight garantiti. La Fed mirerà a garantire una transizione ordinata verso un bilancio più ridotto, evitando interruzioni come quelle viste a settembre 2019. In merito al costante aumento del tetto del debito statunitense, l'aspetto positivo è l'abbondante offerta di titoli del Tesoro, che probabilmente persisterà nel breve termine. Infine, le stablecoins come Tether e Usdc, si stanno affermando come strumenti di trasformazione della finanza globale, con la market cap di Tether che ha superato i 138 miliardi di dollari, sostenuto da un'infrastruttura sempre più solida.

Con una nuova amministrazione statunitense apparentemente aperta all'innovazione nella finanza digitale, le stablecoins potrebbero vedere una più ampia diffusione, e alcune società di gestione patrimoniale stanno esplorando il potenziale di tokenizzazione dei fondi comuni monetari, accennando a un futuro in cui gli asset digitali si fondono perfettamente con i prodotti finanziari tradizionali.

Se le stablecoins riusciranno a mantenere la promessa di transazioni più rapide, sicure e convenienti, queste potrebbero catalizzare il prossimo punto di svolta nella finanza globale, conclude l’esperto. Anche in termini di Etf, l’offerta di strumenti legati al mercato monetario (denominati in diverse valute) è molto elevata, ma da più fronti iniziano ad arrivare segnali che una possibile svolta a favore dei bond a maggiore duration, o altre asset class, sia ormai prossima. (riproduzione riservata)



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