Nella recente LGIM Investment Conference si sono delineati alcuni punti interessanti in merito ai temi da monitorare con attenzione sul medio periodo. In un contesto di notevole incertezza globale, acuito da rischi politici molto elevati e oscillazioni di mercato tornate sotto i riflettori, gli investment managers sono chiamati all’arduo compito di offrire agli investitori rendimenti il più possibile stabili e performanti. Il CIO della società, Anton Eser, segnala che il primo rischio da cui guardarsi è legato all’inversione delle politiche monetarie globali, per via dell’abbandono del QE. Questi programmi hanno avuto impatto sugli asset finanziari, creando una sorta di bolla, dove le azioni si sono espanse grazie alla dilatazione dei multipli e non tanto grazie all’aumento degli utili. Tra il primo fattore di rischio nei mesi a venire, il panel di presenti all’evento segnala proprio l’inversione delle politiche di QE globali, seguito dalla guerra commerciale Usa-Cina, da un hard landing in cina, e dalla leva finanziaria in ambito corporate. La fragilità strutturale europea sembra invece contare meno rispetto agli aspetti sopra. Tra gli elementi di appeal spiccano invece lo sviluppo atteso dell’intelligenza artificiale e della robotica ma anche la rivoluzione energetica, nei vari ambiti della quotidianità; ad esempio si potranno fare previsioni sulle ordinazioni nei fast-food McDonald’s in base all’automobile con cui ci si presenta. Per i tre quarti degli operatori presenti all’evento, la rivoluzione legata a queste innovazioni sarà ancora più prorompente di quanto è accaduto con l’avvento e diffusione di internet. In merito alla diatriba tra prodotti indicizzati e a gestione attiva, il panel intervistato resta principalmente focalizzato su uno stile attivo, affiancato da una buona quota di prodotti passivi e alternativi. Ma il brand LGIM (Legal & General Investment Management) si sta muovendo anche in Italia, attraverso il recente listing di una gamma di Etf di tipo Core che si affianca ai numerosi prodotti già disponibili in precedenza. Come specificato da Giancarlo Sandrin, Country Head Italia di Legal & General IM, si tratta di nuovi sottostanti azionari con costi ridotti caratterizzati da elementi distintivi. Ad esempio si evita il rischio di crowded trades, ovvero di concentrazioni del turnover a ridosso dei ribilanciamenti dell’indice, anticipando tali operazioni di alcune settimane rispetto alle date canoniche utilizzate da altri operatori, ottimizzando il rendimento atteso. Oppure si richiede che le società in portafoglio soddisfino standard minimi in termini di best practices di business, affiancato all’impegno della società di investimento per una governance forte in grado di intervenire su questioni salienti durante le assemblee societarie (Active stewardship). In merito alle scelte social responsabile LGIM adotta per l’intera gamma Core la Future World Protection List, finalizzata a proteggere gli investitori dalle conseguenze negative associate a controversie riguardanti i produttori di armi, le società attive nel settore del carbone e i trasgressori del Global Compact delle Nazioni Unite. L’index provider per buona parte dei prodotti azionari di LGIM è Solactive, ma i vari indici che permettono di cavalcare i singoli temi vengono disegnati a tavolino da entrambe le società, attraverso l’intervento di esperti del settore anche in ambito accademico. Per tutti gli Etf si è scelto di non utilizzare il prestito titoli, nel caso di replica fisica dell’indice, che interessa la maggior parte dei prodotti listati in Italia. Per quanto riguarda la gamma core ci si è giustamente spinti al limite in merito ai TER, fotografati allo 0,10% per i sottostanti Europe, Global, Japan e Asia, mentre per l’ambito UK e Usa il costo scende allo 0,05%. (riproduzione riservata)