La volatilità degli ultimi mesi ha spiazzato diversi investitori, per via dei forti movimenti al ribasso a cui da tempo non si era più abituati. JP Morgan AM, attraverso le valutazioni di David Kelly, Chief Global Strategy, fotografa cosa c’è veramente da tenere in considerazione in merito a tali oscillazioni, e che suggerimenti possiamo ricevere per i mesi a venire. JPM AM non ritiene ancora che il quadro fondamentale per l'economia USA si sia deteriorato in modo significativo. Per quanto riguarda i fondamentali, il cambio di regime da parte della FED ha fatto scalpore, ma i dati economici (forti vendite di auto e buone vendite al dettaglio) sono ancora positivi negli Stati Uniti; i salari globali sono aumentati del 3,2% a/a, con disoccupazione verso il 3,5%. Tra le note stonate si segnalano invece le nuove case in costruzione e le esportazioni, deboli. Tutto questo non dovrebbe quindi giustificare l'ampiezza del movimento che si è osservato sui mercati nelle ultime settimane del 2018. Kelly si chiede quindi cosa ha quindi mosso i mercati in tal modo. L'evoluzione della struttura del mercato ha probabilmente avuto un ruolo nei recenti movimenti di mercato. Gli investitori attivi, passivi e con orizzonte di breve termine, che spesso utilizzano algoritmi informatici e strategie di momentum per cercare di generare profitti nel breve termine, hanno oggi un peso differente che in passato. Gli investitori passivi sono cresciuti e quelli attivi sono calati, e parallelamente l'importanza e gli impatti (sul mercato) del trading algoritmico sono aumentati. Nel momento in cui vengono implementate le strategie basate sul trading algoritmico e sul momentum di breve, non ci sono abbastanza investitori attivi che ragionano in base ai fondamentali per controbilanciare le scelte della prima categoria di investitori. Questa dinamica è amplificata durante periodi di minore liquidità e volumi più sottili, come i periodi di vacanza. Tuttavia, a meno che questi pullback vengano convalidati da un forte deterioramento delle condizioni macroeconomiche, è improbabile che tali dinamiche di mercato perdurino a lungo. Di riflesso, ne consegue che sono stati i mercati a muovere i fondamentali, e non il contrario. Alcuni fondamentali hanno inoltre svoltato in positivo. Ad esempio la politica monetaria meno restrittiva ha fatto si che il tasso sui mutui a 30 anni sia sceso dal 4,9% di 3 mesi fa al 4,55% di inizio 2019. In questi contesti, per gli investitori è importante verificare che l'asset allocation complessiva sia in linea con gli obiettivi di rendimento, l'orizzonte temporale e la propensione al rischio. Le recenti vendite di mercato hanno condotto determinate attività a valutazioni a sconto rispetto alla storia, e gli investitori dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di aumentare il peso delle attività rischiose. (riproduzione riservata)