
I conflitti militari non hanno frenato la crescita delle azioni nel lungo periodo, ne è convinto Brian Levitt, global market strategist di Invesco. Guardando alla storia del mercato sul lungo termine, in oltre 120 anni di osservazioni gli indici azionari hanno restituito una crescita nonostante guerre, recessioni, shock petroliferi, assassinii politici e molto altro che avrebbe potuto far deragliare il percorso rialzista. I conflitti militari, in particolare, possono mettere alla prova la determinazione degli investitori ad attenersi ai propri piani di investimento, ma la storia mette in evidenza che tali eventi non impattano in modo sostanziale sul trend di fondo, ed apportano solo volatilità momentanea.
Di riflesso, il suggerimento di Levitt agli investitori è quello di mantenere una prospettiva di lungo periodo, senza farsi influenzare più di tanto dalle problematiche momentanee. Una considerazione interessante arriva dall’analisi dei rendimenti offerti dal mercato azionario proprio in seguito a conflitti geopolitici. L’esperto di Invesco mette in evidenza che negli 11 punti della storia dove si è registrato un picco nell'indice del rischio geopolitico (si veda il grafico) il rendimento dell'indice S&P 500 calcolato 12 mesi dopo tale punto critico è stato molto allettante; nella maggior parte dei casi, il mercato azionario è salito significativamente nell'anno successivo al picco del rischio geopolitico.
In media, l’indice azionario Usa è cresciuto del 13% circa nell’anno che ha seguito uno shock geopolitico, con valori estremi molto elevati in seguito all’evento dello Falkland e alla guerra in Iraq nel 2003; al contrario, la guerra Russia-Ucraina nella primavera del 2022 e l’attacco alle torri gemelle del 2001 hanno portato a risultati deludenti, nell’anno successivo.
PERFORMANCE S&P500 1 ANNO DOPO SHOCK

Mentre i conflitti militari generano comprensibilmente preoccupazioni per il potenziale impatto sul mercato, secondo Levitt sono tre gli aspetti su cui gli investitori oggi devono concentrarsi. Un primo punto è andare alla ricerca delle aziende che sfrutteranno le innovazioni, come l'intelligenza artificiale e la robotica, e svilupperanno trattamenti per malattie debilitanti, ma anche le società all’avanguardia in merito alla transizione energetica. La storia suggerisce che le innovazioni - e le correlate opportunità di investimento - continueranno a dare soddisfazioni agli investitori pazienti, a prescindere dalle difficoltà geopolitiche che via via si creeranno nel mondo.
Una seconda considerazione di Levitt coinvolge l’azione della banca centrale americana. Nonostante l'attenzione per la geopolitica e le oscillazioni che tali eventi possono portare nel breve periodo, la politica monetaria è sul lungo termine più importante come fattore di performance, e il vecchio adagio «non combattere la Fed» resta più che mai valido. Storicamente, l'economia è stata danneggiata o aiutata dalle evoluzioni della politica monetaria, restrittiva o espansiva a seconda dei momenti, più degli eventi geopolitici più significativi.
Di riflesso, anche l’attuale conflitto militare russo-ucraino non cambia lo scenario di fondo, soprattutto finché il conflitto rimane contenuto o a livello regionale. Questo può essere in contrasto con quanto alcuni investitori potrebbero aspettarsi ma, a titolo di esempio, l'indice Msci Poland è stato uno dei sottostanti azionari più performanti al mondo dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, con una crescita del 54% dal giorno dell'invasione a fine maggio 2024.
In conclusione, a detta di Levitt, per quanto siano preoccupanti i conflitti geopolitici non dovrebbero cambiare i piani di investimento a lungo termine degli investitori, in quanto la storia ha sempre dimostrato che fattori come la crescita economica, l’innovazione aziendale e la politica monetaria influenzano molto di più le performance azionarie a livello globale di quanto non facciano le guerre. (riproduzione riservata)