
L’eccessiva concentrazione rappresenta uno degli elementi distintivi, e critici, del mercato azionario americano, nell’attuale congiuntura storica. congiuntura storica. Lo si evince dai dati sull’incidenza delle Magnifiche Sette, il cui peso eccessivo, in particolare per gli investitori passivi, ha aggravato sia il sell-off Usa in reazione ai dazi statunitensi sia il calo del settore tecnologico, andati in scena lo scorso anno. La guerra commerciale di Donald Trump resta aperta, rendendo impossibile prevedere quali saranno gli sviluppi nei futuri; di riflesso, sono diverse le case a proporre soluzioni di investimento che permettano maggiore diversificazione, andando oltre le strategie di capitalizzazione tradizionali.
Ksenya Rulik, PhD, Head of Quant Research di Ossiam (affiliate di Natixis IM), sottolinea a tal proposito che «la ripartizione sta diventando sempre più difficile, dato il livello molto basso di diversificazione che un soggetto può raggiungere quando investe in equity: basti pensare che gli Stati Uniti rappresentano circa il 74% delle azioni globali, il settore IT rappresenta oltre il 30% del mercato USA e i primi dieci titoli di Wall Street pesano per il 36% sulla sua intera capitalizzazione di mercato. E una dinamica simile si può riscontrare anche a livello di fattore, con il momentum e lo stile di crescita alla ribalta mentre value, quality e gli altri stili d’investimento continuano a soffrire. Non ci stupirebbe se venissero prese in considerazione dagli investitori soluzioni dinamiche di rotazione settoriale, o schemi di ponderazione alternativi, che nell’attuale contesto possono rappresentare un’opportunità di investimento».
Il modello CAPE, basato sulla rotazione settoriale, è stato originariamente sviluppato come indicatore di mercato, ma la sua applicazione a livello di singoli comparti azionari si è ormai consolidata. Infatti, l’applicazione del CAPE ai settori azionari rivela la stessa relazione negativa e persistente riscontrata con l’indice S&P 500: più basso è il CAPE, maggiore è il rendimento totale atteso successivo.
L’idea alla base è selezionare, su base mensile, i settori che appaiono sottovalutati rispetto alle loro valutazioni di lungo periodo, ad esempio attraverso indicatori come il rapporto CAPE relativo. Questo approccio offre un potenziale di diversificazione e generazione di alfa, contribuendo a un processo di «normalizzazione della diversificazione» del mercato azionario statunitense. Peraltro, in quanto strategia quantitativa e sistematica, tale approccio rimane agnostico rispetto alle narrazioni o agli sviluppi macroeconomici e geopolitici.
Tuttavia, questi temi porteranno verosimilmente a un aumento della volatilità del mercato, il che rappresenta un’opportunità per i gestori attivi, specialmente in ottica settoriale. In questo senso, strategie basate sulla rotazione possono risultare ben posizionate per intercettare tali dinamiche.
La concentrazione sulle megacap non è un limite ma un canale di trasmissione, in quanto le valutazioni elevate riducono l’attrattiva di un settore, portando a sottopesarlo rispetto ad altri comparti azionari. Per mitigare le trappole di valore, vengono combinati segnali di valutazione e di trend (uno screening del momentum a 12 mesi): questo passaggio aiuta a distinguere tra settori temporaneamente sottovalutati e quelli che affrontano venti contrari persistenti o un declino strutturale. Paul Lacroix, Head of Products di Ossiam, aggiunge che «un tema centrale nelle conversazioni con i clienti è l'intelligenza artificiale. Storicamente, le aziende tecnologiche hanno investito in settori diversi, ma oggi si sta assistendo a un investimento massiccio e convergente in IA. Ciò implica rischi significativi, poiché ci saranno aziende vincenti e perdenti. Un altro aspetto interessante riguarda gli investimenti finora concentrati sui produttori di IA, come Nvidia. Se l'IA rappresenta davvero una rivoluzione, essa si diffonderà anche in altri settori, beneficiando ad esempio il settore sanitario, dove potrebbe contribuire alla progettazione di nuovi farmaci e al miglioramento della produttività. Peraltro, i guadagni tangibili di produttività in vari settori economici sono ancora da dimostrare e i costi di attuazione per le imprese restano notevoli; ciò significa che l'adozione di questa tecnologia potrebbe non progredire con la rapidità prevista e i benefici attesi potrebbero non concretizzarsi nei termini preventivati da molti».
Infine, secondo Lacroix, a prescindere che ci si trovi ad operare sull’azionario o sull’obbligazionario, piuttosto che in Europa o altrove, «c’è la necessità di una maggiore coerenza metodologica. Il valore aggiunto non sta nel copiare un indice tradizionale, ma nel proporre strumenti costruiti su basi di ricerca solide, per evitare che il prodotto diventi una scatola opaca incapace di mantenere credibilità nei diversi regimi di mercato». La sfida da superare per aprire le porte a un nuovo boom degli Etf sta nel costruire prodotti che non siano solo strumenti tattici, ma parti integranti e stabili dei portafogli. (riproduzione riservata)