
Il 2023 è stato un anno difficile per gli investitori nei metalli industriali, per via dei venti contrari dal punto di vista macroeconomico che hanno sopraffatto l'ipotesi strutturale di una maggiore domanda di metalli dovuta alla transizione in atto verso le tecnologie energetiche pulite. Mobeen Tahir, Direttore associato della ricerca per WisdomTree, si chiede però se questi venti contrari si stanno finalmente attenuando, e se sia il caso di riconsiderare l’investimento in commodities, per via dei vantaggi che offre in termini di diversificazione portafoglio. Guardando ai dati macro, il tasso d'inflazione annuale negli Stati Uniti è sceso al 3,1% a novembre e a dicembre la Fed statunitense non solo ha deciso di mantenere fermi i tassi di interesse, ma ha anche aperto la strada a numerosi tagli dei tassi da realizzare nel corso del 2024.
Abbiamo osservato come gli asset di rischio hanno reagito positivamente in tutti i settori, così come hanno fatto i metalli: nel solo mese di dicembre 2023 lo stagno ha accelerato al rialzo del 9,5%, il palladio del 9,4%, l’alluminio del 8,6%, il platino e lo zinco poco meno del 7%, mentre il rame si è limitato a un +1,3%. È interessante notare che il rame non è stato tra i principali beneficiari del rimbalzo, piuttosto tra i leader c'è lo stagno, un metallo cruciale per la transizione energetica in quanto utilizzato per produrre saldature che aiutano a creare connessioni elettriche in tutte le applicazioni in cui scorre corrente elettrica.
Tra i top performer di dicembre figurano anche il platino e il palladio, metalli preziosi con caratteristiche industriali e utilizzati come autocatalizzatori nelle automobili con motore a combustione interna. Il platino sta trovando sempre più applicazioni come catalizzatore negli elettrolizzatori di idrogeno (per produrre idrogeno verde) e nelle celle a combustibile a idrogeno (un tipo di batteria che utilizza l'idrogeno verde come fonte di carburante). Oltre alle loro credenziali industriali, poiché entrambi i metalli sono classificati come preziosi, tendono anche a correlarsi all'oro. La forza dell'oro in risposta al calo dell'inflazione e all'atteggiamento dovish della Fed ha a sua volta contribuito a sollevare il platino e il palladio.
Anche l'alluminio e lo zinco, entrambi elementi cruciali nella transizione energetica, hanno registrato notevoli guadagni nel mese di dicembre, prosegue Tahir. L'alluminio è al centro della catena del valore dell'energia rinnovabile, in quanto viene utilizzato per la generazione, trasmissione e immagazzinamento dell'energia eolica, solare e dell'idrogeno verde. Lo zinco viene, invece, utilizzato per galvanizzare l'acciaio per evitare che i veicoli elettrici, i pannelli solari e le turbine eoliche si arrugginiscano. La Cina non ha utilizzato un bazooka economico per stimolare l'economia, ma ha scelto stimoli frammentari; il 2023 è iniziato con i mercati che si aspettavano grandi cose dall'economia cinese, che era uscita dal blocco di Covid, aspettative andate deluse. Oggi l'attività economica in Cina rimane stabile e le prospettive per gli asset legati alla Cina sono molto più favorevoli.
Nel complesso, i metalli industriali hanno offerto un barlume di speranza agli investitori, mettendo a segno un rimbalzo dopo un prolungato periodo di debolezza. È un utile promemoria per ricordare che l'asset class è stata in gran parte vittima di venti contrari macroeconomici piuttosto che di un peggioramento dei suoi fondamentali di lungo periodo. Ma il mondo avrà bisogno di grandi quantità di metalli come rame, nichel, alluminio, zinco, stagno, platino, argento, litio e cobalto, tra gli altri, per decarbonizzare molti settori, innescando notevoli potenzialità tuttora sottovalutate, conclude l’esperto.
D’altronde, per WisdomTree le materie prime possono rappresentare un asset strategico forte, che offre vantaggi in termini di diversificazione, copertura dall'inflazione e premio per il rischio a lungo termine, sebbene molti investitori le considerino principalmente come uno strumento tattico di breve orizzonte temporale.
Infine, alcuni studi hanno messo in evidenza che durante un atterraggio morbido dell’economia (ovvero una recessione accompagnata da un aumento contenuto della disoccupazione), i prezzi reali delle commodities in genere tendono ad aumentare. Nello specifico, in media i prezzi delle materie prime rimangono contenuti nei 5 mesi precedenti all'ultimo rialzo dei tassi, per poi aumentare in seguito. (riproduzione riservata)