Il team di analisi quantitativa di LGIM pone l’accento sui fattori che stanno guidando i mercati, suggerendo cautela. L’asset manager segnala che è molto difficile trovare dei buoni indicatori che siano in grado di monitorare correttamente il rischio di mercato. Mentre molti indicatori basati sul prezzo o sul sentiment sono ottimi nell’evidenziare in quale ambiente di rischio ci si trovi, ma pochi e preziosi indicatori possono affermare di riuscire a dare un segnale in tempo reale - figuriamoci in prospettiva – di come il mercato si stia muovendo in una particolare direzione. Uno tra gli indicatori che rientrano nell’arsenale di LGIM per monitorare il rischio di mercato si è rivelato utile nel segnalare recentemente un cambio di regime. E’ il TIM (Turbolence In Markets, sviluppato internamente da LGIM) che usa una metodologia simile a quella dello State Street Global Markets Tail Risk Monitor. L’indicatore TIM ambisce a fornire una caratterizzazione della situazione finanziaria corrente sui mercati e la probabilità di perdite estreme, basandosi su una combinazione di informazioni tratte da due indicatori sviluppati da Mark Kritzman, un professore del MIT: il Systemic Risk Index, che misura la fragilità del mercato azionario, e il Turbulence Index, una misura dell’inusualità (inteso come anomalia) nei rendimenti globali del mercato azionario. La storia ha insegnato che quando la volatilità sui mercati è determinata da un numero ristretto di fattori, il sistema stesso diventa più fragile e suscettibile a shock. Il Systemic Risk Index si basa sulla tecnica statistica PCA ( Analisi delle componenti principali) per determinare quanti pochi fattori siano dominanti nello spiegare la volatilità del mercato azionario, e di conseguenza quanto questo sistema sia fragile. Ma a fianco della fragilità è necessario un catalizzatore, rappresentato dal Turbolence Index, al fine di misurare quanto inusuali siano alcuni rendimenti del settore azionario globali se comparati a quelli storicamente ottenuti. L’inusualità si può caratterizzare sia come una maggiore volatilità sia come una dispersione tra le correlazioni, spesso è una combinazione tra le due cose. L’indicatore TIM può così identificare tre distinti regimi ovvero Watch, Warning e Alert. Un alto grado di turbolenze è preoccupante, ma se si verifica in un momento di scarsa fragilità del mercato lo è molto meno. Senza ulteriore bisogno di sottolinearlo, i mercati azionari hanno dimostrato di essere tanto fragili quanto estremamente turbolenti nel primo trimestre di quest’anno, a tal punto che l’indicatore TIM stava – quasi letteralmente – uscendo fuori dal grafico. L’indicatore si è mosso nel territorio Alert il 25 Febbraio. Da allora l’indicatore è rimasto in zona Alert, e mentre le turbolenze sono calate quando le azioni hanno recuperato dai propri minimi, il Systemic Risk Index è rimasto decisamente alto, il che indica che pochi fattori continuano a guidare i mercati azionari, da cui un suggerimento operativo di cautela. Sebbene ci siano molti input che possono guidare il processo decisionale, il segnale odierno dell’indicatore TIM è di non rimanere eccessivamente esposti al rischio. Se da un lato si potrebbe affermare che il peggio sia alle spalle e che la prudenza sia ingiustificata, nel caso così non fosse l’indicatore TIM dovrà probabilmente avere bisogno di una scala del grafico ancora più grande dove muoversi. (riproduzione riservata)