Nel recente outlook degli economisti di First Trust, società che in Italia offre un panel ristretto di Etf azionari, si approfondiscono le problematiche legate al prolungamento della sfida di Trump al colosso cinese, che ha conseguenza importanti sulle rispettive economie. Al di la delle considerazioni sulla potenza militare di entrambi i blocchi, gli Stati Uniti hanno Grande influenza sulla Cina per via del deficit commerciale e della capacità delle aziende di cambiare le catene di approvvigionamento alternativo, come ad esempio il Vietnam, il Messico e l’India. La preoccupazione maggiore però interessa l'eccessiva minaccia tariffaria del Presidente Trump relativa al Messico, per la scarsa cooperazione nell’arginare il flusso migratorio dall'America centrale. Ma utilizzare le tariffe commerciali per raggiungere obiettivi di politica complica molto la vita alle aziende che operano a livello internazionale. Se il Presidente prosegue nell’imporre nuove tariffe, non si sa infatti dove possa terminare l’escalation. Potrebbe ad esempio utilizzarle per convincere gli alleati della NATO a impegnarsi maggiormente a livello militare, oppure per tentare di costringere altri Paesi a rimodulare le emissioni standard di CO2. La gamma delle possibilità si espande notevolmente, il che significa che le aziende dovranno allocare più capitale in base a scenari e calcoli politici, il che significa in modo meno efficiente. Prima della minaccia più recente, le aspettative di First Trust erano a favore di una probabilità di recessione nel prossimo anno di circa il 10%, ma orasi ritiene tale scenario probabile al 15-20%; ancora contenuto ma al tempo stesso abbastanza alto da giustificare un incremento delle preoccupazioni per gli investitori. Di conseguenza è importante guardare con attenzione il flusso di dati macro dei prossimi due mesi, per comprendere eventuali segnali di una maggiore debolezza economica. L'economia Usa è cresciuta del 2,5% nel 2017 e del 3,0% nel 2018, a causa di una combinazione di deregolamentazione e tagli fiscali. Ma il protezionismo e l'incertezza aggiunta potrebbero compensare questi aspetti positivi. Finora non si vedono segni di evidente debolezza, con l'economia che continua a vivacchiare. Ma in caso di nessun accordo con la Cina e tariffe più alte sul Messico (e forse non solo) si può mettere in conto un valore ben più basso, di circa il 2,0% per la crescita. Si stima che l'impatto delle tariffe al netto dei benefici della riduzione delle tasse e della deregolamentazione equivale approssimativamente agli effetti negativi degli aumenti e delle normative fiscali del Presidente Obama. Qualcuno chiede alla Federal Reserve di tagliare i tassi di interesse per bilanciare tale aspetto negativo, ma gli economisti di First Trust non ritengono che i tassi debbano essere compressi per stimolare la crescita. Inoltre, ci sono ancora 1400 miliardi di dollari di riserve bancarie in eccesso. Ci si aspetta invece che saranno i mercati stessi a spingere i responsabili politici nella giusta direzione. E gli investitori che riusciranno a restare calmi, mentre altri si lasciano prendere dal panico, saranno premiati. (riproduzione riservata)