La dinamica dei tassi di interesse e ancor più dei rendimenti di mercato Usa è un elemento a cui porre particolare attenzione. Basta ritornare al 2013, in occasione del cosiddetto tapering, e vedere ciò che accadde ai mercati (anche azionari) come conseguenza di un rialzo eccessivamente brusco dei rendimenti a media scadenza del mercato obbligazionario statunitense. Jordan Jackson, Global Market Strategist di JP Morgan Asset Management, mette sotto la lente le dinamiche che influiscono oggi su tale variabile, con indicazioni utili in termini di asset allocation. La nuova amministrazione Biden ha esordito con un pacchetto di stimoli molto consistenti, che aiuteranno anche le persone più in difficoltà oltre che le aziende. Ma le sorprese potrebbero non essere finite, e ci si aspetta un altro intervento del valore di circa 1000 miliardi di dollari, che spingerebbe il deficit Usa per il 2021 a 3700 miliardi di dollari. Ma un costante deficit deve essere finanziato attraverso emissioni obbligazionarie, sottolinea Jackson, e ciò ha contribuito alla veloce risalita oltre l’1% nei rendimenti del decennale Usa. La domanda che tutti si pongono è fino a che punti tale rendimento si potrò alzare nel corso dell’anno. E per rispondere a questo quesito è necessario capire quali forze alimentano il rialzo dei rendimenti di mercato. La risultante della dinamica di tale variabile deriva da due elementi, ovvero la crescita reale attesa del sistema economico e le aspettative di inflazione. Dal 4 novembre 2020, dopo le elezioni Usa, l’aumento di 36 punti base dei rendimenti Usa è imputabile unicamente al rialzo dell’inflazione attesa, salita a sua volta di 44 punti base, sulla scia delle aspettative legate alla agenda fiscale democratica. La Fed continuerà a mantenere inoltre un atteggiamento ultra espansivo, acquistando 1400 miliardi di bond e tenendo a ridosso dello zero i tassi a breve, alimentando rialzi futuri del caro-vita. Al tempo stesso i sussidi messi in campo dai democratici non impatteranno più di tanto sulla crescita economica nel medio periodo ma favoriranno la domanda interna di beni e servizi. Quest’ultimo elemento, affiancato da una situazione stagnante in termini di offerta per via della crisi delle imprese, spingerà al rialzo i prezzi di molti beni. In ogni caso, è molto difficile, sottolinea Jackson, che l’inflazione riuscirà a portarsi oltre il 2,5% nel 2021, anche per la sofferenza del mercato del lavoro e la lenta diffusione dei vaccini anti Covid-19. Le aspettative di inflazione si sono spostate verso l’alto, ma per il prossimo decennio si stima tuttora una inflazione non superiore al 2,1% annuo. L’esperto conclude segnalando rendimenti attesi per il decennale nel range 1,5%-1,75% entro la fine del 2021, da confrontarsi all’attuale 1,1% circa. Rischi si possono annidare nel breve periodo in una eventuale crescita economica più elevata rispetto alle stime attuali, ma è bene considerare che nel 2022 la Fed dovrà pur iniziare, conclude Jackson, il tapering, e con buona probabilità il rendimento del decennale si potrebbe portare oltre il 2%. Esulando dall’analisi di Jackson, se tale scenario si concretizzasse l’investitore in obbligazioni a tasso fisso dovrebbe quindi stare molto sul chi va la, oppure scegliere strumenti passivi con duration molto contenuta o a tasso variabile. (riproduzione riservata)