I bond fallen angels rappresentano obbligazioni corporate originariamente emesse da società con rating elevato (livello investment grade) e successivamente soggette a downgrade da parte delle principali agenzie di rating. Gli emittenti di questo tipo di bond tendono quindi ad essere società più rilevanti a livello internazionale rispetto a coloro che emettono bond high yield; alcuni esempi sono rappresentati da Arcelor-Mittal, JC Penney, Dell, Sprint, Nokia, e riassumendo si può affermare che evidenziano una qualità creditizia più elevata rispetto ai classici high yield. Gli Etf legati all’obbligazionario corporate di tipo fallen angels quotati in Italia sono proposti da tre provider differenti, ovvero Invesco, iShares e VanEck, e tutti puntano alle emissioni in dollari Usa. I TER oscillano tra lo 0,40% e lo 0,50%, ma la redditività del sottostante è molto più elevata degli oneri associati all’investimento, a differenza di altri Etf obbligazionari. Sull’area Usd oggi si fotografa infatti uno yield a scadenza di poco superiore al 5% annuo, sulle duration di 5 anni. Il sottostante è quindi performante ed esposto a volatilità, ma in grado di offrire importanti rendimenti, tenendo ben presente che ci si espone al cambio euro-dollaro. Da inizio anno ad oggi, la performance degli strumenti, valorizzati in euro, è vicina al 10%, dove il contributo del cambio si limita al 2%. In una recente analisi di Pimco si evidenziano alcuni elementi da tenere presente quando si decide di inserire in portafoglio questo tipo di prodotto, focalizzandosi sul livello di rating BBB negli Usa. Per Pimco le variazioni su tutto il mercato del credito negli Usa continuano a offrire opportunità per gli approcci di investimento attivo, in particolare nei segmenti finanziari, obbligazioni municipali di alta qualità e prodotti cartolarizzati che offrono profili di rischio/rendimento migliori. Il rischio di leva finanziaria può infatti rivelarsi spesso più elevato per le società con rating A anzichè per le società con rating BBB. Negli ultimi anni il mercato dei corporate bond negli Stati Uniti si è trasformato, con la quantità delle obbligazioni con rating BBB che si è allargata nettamente. Molti investitori esprimono giustificate preoccupazioni a riguardo, ma si ritiene che tale fenomeno abbia distolto l'attenzione dai rischi di un mercato dei bond A. Il deterioramento dei rating del mercato creditizio americano continua a proseguire: ad esempio, secondo gli studi di Credit Suisse, nel 2018 sono stati declassati a BBB ben 180 miliardi di dollari di obbligazioni societarie A. Tali downgrade, da A a BBB, sono stati accompagnati da un ampio allargamento degli spread creditizi rispetto ai titoli del Tesoro americano con scadenza simile, poiché una parte significativa degli investitori ha venduto il debito declassato a causa di vincoli delle linee guida o avversione al rischio. Il debito BBB statunitense ha così sottoperformato quello A, e nell'ultimo anno il rapporto spread BBB / A è salito da 1,58 a 1,87 dove i prezzi medi dei bond BBB sono diventati più economici rispetto ai prezzi delle obbligazioni A. Ma per Pimco il debito A potrebbe essere oggi più rischioso di quanto non lo sia mai stato storicamente, per via della leva finanziaria più elevata nelle società A rispetto a quelle BBB. Inoltre le agenzie di rating hanno un outlook negativo su un numero significativo di emittenti non finanziari statunitensi A. I settori che registrano il maggior numero di outlook negativi sono quelli dei media e dell’heathcare. Tra il debito BBB invece, il quadro è più equilibrato: i settori dell’energia e dei gasdotti presentano outlook positivi mentre quelli delle vendite al dettaglio e del manifatturiero sono sempre più a rischio downgrade. (riproduzione riservata)