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Quando l’attivo conviene

Milano Finanza - Numero 191 pag. 39 del 26/09/2020

Milano Finanza Intelligence Unit

Lyxor analizza la convenienza dei fondi attivi rispetto agli Etf, scoprendo che dove c’è maggior rischio si può generare alpha

 

Un recente studio di Lyxor Etf Research mette in luce il comportamento negli ultimi anni e durante la crisi del Covid-19 dei gestori attivi dei fondi attivi domiciliati in Europa rispetto ai relativi benchmark, e quindi sui vantaggi o limiti a seconda dei casi rispetto all’uso di prodotti passivi a basso costo. Il primo semestre 2020 ha visto i gestori azionari attivi farsi strada in un contesto di volatilità senza precedenti, mentre i gestori obbligazionari sono mediamente stati in difficoltà. In media, il 53% dei gestori di fondi azionari attivi ha sovraperformato – già al netto delle commissioni- i propri benchmark di riferimento nel primo semestre, e il 70% dei gestori di fondi attivi della categoria Small Cap si sono distinti in termini di sovraperformance dell’indice. Il rischio derivante dal passare dalle blue chips alle small caps ha quindi pagato in molti casi. Le azioni Small Cap hanno subito forti vendite durante il crollo del mercato e i gestori attivi sono evidentemente stati in grado di trarre vantaggio dalle forti rotazioni di settore (da azioni cicliche e Value ad azioni difensive, Growth e Quality). In particolare, i gestori di fondi small caps Usa hanno battuto il benchmark del 7,4% nel 2020, distaccando l’ambiente europeo. La performance dei gestori di fondi attivi Large Cap è stata invece più disomogenea. I fondi azionari Usa si sono trovati in difficoltà, mentre il contesto europeo e giapponese ha affrontato una maggiore dispersione. La strategia che ha maggiormente sottoperformato è stata l’azionario tedesco a grande capitalizzazione. Ma il tasso di sovraperformance scende al 36% per i gestori azionari complessivi su un periodo di 5 anni, il che evidenzia l'importanza cruciale di un'attenta selezione dei fondi e di un'allocazione strategica del portafoglio. Al contrario, la maggior parte dei gestori attivi obbligazionari ha sottoperformato, in quanto solo il 33% ha superato il proprio benchmark. Ma nuovamente le asset class più rischiose hanno restituito i risultati migliori. I gestori dei fondi obbligazionari high yield e sul debito dei mercati emergenti in valuta forte hanno registrato performance migliori di quelle di altri stili di investimento a reddito fisso. La maggior parte dei gestori obbligazionari non è riuscita a tenere il passo con i massicci stimoli fiscali e monetari intrapresi in tutto il mondo, che hanno ancorato i rendimenti ai loro minimi e fatto salire i prezzi delle obbligazioni. I fondi sovrani e flessibili sono quelli che hanno sofferto di più, in particolare quelli americani: solo il 21% dei fondi sovrani americani ha superato il proprio indice di riferimento. In particolare, le strategie Us Government e Euro Aggregate hanno evidenziato pesanti sottoperformance, mentre i gestori high yield si sono difesi meglio.  A livello di area euro con una sovraperformance da parte del 51% dei gestori, grazie in particolare al loro posizionamento difensivo nel momento più opportuno su questa asset class, anche se in termini di excess return stiamo parlando di risultati blandi. Anche i gestori sul debito dei mercati emergenti in valuta forte hanno attenuato la loro sottoperformance, e il 41% degli asset manager specializzati sui bond degli emerging markets ha battuto l’indice. Su un periodo di cinque anni, anche i gestori che operano sul reddito fisso hanno faticato a superare il loro benchmark in modo costante (solo il 19% ci è riuscito, circa la metà dei gestori azionari). La categoria più premiante (76% di sovraperformance dell’indice) è risultata l’azionario small caps UK, seguita da Europe small caps (65%). Ultime le categorie US large caps (solo il 12% dei gestori sovraperforma), small-mid caps Germania e World large caps (13%), dove è preferibile un Etf. Interessante anche considerare il survivorship, il tasso di sopravvivenza dei fondi, che a 10 anni evidenzia un deludente 50% circa per le categorie azionario mondiale, obbligazionario area euro e Us aggregate. (riproduzione riservata)



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