
Le scelte fattoriali sono un pò passate di moda negli ultimi anni, in un contesto dove le mega caps e gli indici azionari più conosciuti hanno restituito performance stellari, senza la necessita di andare a ricercare chissà quali strategie per ottenere ritorni interessanti. Le ultime forti oscillazioni dei mercati e delle azioni a peso eccessivo nei benchmark stanno però facendo scricchiolare la pura indicizzazione a indici molto concentrati su pochi nomi.
Archimidis Fotopoulos, index researcher per Lgim, si chiede se, ad esempio, il fattore Quality (azioni di elevata qualità nei bilanci) esprima un prezzo che vale la pena pagare. Ne è convinto Warren Buffett, che sostiene che è preferibile pagare un prezzo equo per un’azione stupenda, piuttosto che strappare un prezzo ottimo per una società mediocre.
Secondo l’esperto, è risaputo che le strategie che si concentrano sulle azioni delle società di qualità sono tipicamente da valutare nel lungo termine, ed hanno caratteristiche considerabili difensive. Queste includono drawdown potenzialmente più bassi, che possono essere spiegati dalla fuga verso la qualità degli investitori in contesti di elevata incertezza, che spostano le loro allocazioni verso società più stabili e a basso rischio ovvero con modelli di business solidi che si dimostrano resilienti durante i periodi di flessione del mercato o di rallentamento economico.
Negli ultimi due decenni questa strategia ha, in effetti, dato i suoi frutti, secondo Fotopoulos: tre strategie di qualità statunitensi basate su regole hanno tutte registrato una sovraperformance rispetto a un indice a media e grande capitalizzazione ampiamente seguito dagli investitori. Le strategie basate sui fattori di qualità possono, però, spesso essere più costose delle strategie broad market o value (azioni a sconto sui fondamentali); quindi, una sfida per gli investitori è quella di individuare azioni di società di qualità ma al tempo stesso a buon mercato. Il premio per la qualità è ciclico, e così la sua valutazione.
Il grafico mostra che dal 2002 al 2007 i titoli di alta qualità hanno registrato valutazioni più elevate fino alla crisi finanziaria globale del 2008, quando i titoli di qualità sono diventati più interessanti sulla base dei multipli degli utili. Durante la crisi finanziaria del 2008 e la ripresa fino al 2013, è stato possibile ottenere titoli di qualità ancora migliore a prezzi più bassi. Dal 2013, la valutazione dei titoli di qualità è aumentata gradualmente. Come qualsiasi altra strategia fattoriale, la qualità è dinamica nel tempo e riflette le condizioni economiche e di mercato uniche per ogni momento.
A livello settoriale, si osserva che il settore finanziario, che ha mostrato una forte redditività prima della crisi del 2008, ha subito un lieve declino in termini di qualità e ha ceduto il passo al settore tecnologico prima della ripresa. Da allora, questi due settori sono per lo più i due settori di maggiore qualità. Un altro esempio è l'industria del petrolio e del gas, che nel 2006-2009 si è classificata ai primi posti in termini di qualità grazie alla redditività delle sue aziende chiave. Infine, è degno di nota il fatto che settori come i servizi ai consumatori e gli industriali hanno beneficiato della ripresa e dell'espansione dopo la crisi finanziaria, che è durata anche nell'era Covid-19, con forti utili e un aumento della redditività, conclude l’esperto di Lgim. (riproduzione riservata)