Tra i sottostanti più gettonati in ambito Etf ci sono, senza dubbio, i bond societari ad alto rendimento. Il recente fallimento di First Brands, un poco noto (in Europa) rivenditore di ricambi auto negli Usa, ha riportato il private credit (valutazione del credito privato) al centro dell’attenzione, nonostante l’esposizione del settore alla società fosse modesta. L’episodio ha alimentato discussioni sulla solidità delle valutazioni del credito privato e, in particolare, sulla capacità delle agenzie di rating al di fuori del tradizionale trio S&P, Moody’s e Fitch. Per questo, è utile fare chiarezza su come funziona il processo di rating nel private credit, un ambito spesso percepito come opaco ma in realtà molto strutturato, grazie all’analisi di Lushan Sun, Head of Cross-Asset Research, Private Markets, per L&G.
Innanzitutto, quando si parla di private credit si tende spesso a riferirsi alla componente sub-investment grade, dominata dal direct lending e cresciuta velocemente dopo la crisi finanziaria globale. Meno citato, ma altrettanto rilevante, è il segmento investment grade, con un mercato che, insieme al sub-IG, raggiunge, secondo le stime di L&G, i 1500-2000 miliardi di dollari per ciascun comparto. Le differenze tra IG e sub-IG sono profonde: nel sub-IG esistono profili di rischio molto diversi, con i prenditori BB che rappresentano la fascia più solida, grazie a fondamentali più robusti, leva più contenuta e flussi di cassa più stabili. In generale, lo spread delle emissioni high yield è superiore ai 300 punti base. Nonostante questo, dispongono comunque di covenant e tutele importanti per i finanziatori. I crediti BB sono spesso trascurati dagli investitori istituzionali, troppo focalizzati sull’IG o sul single B, dando vita a quello che può essere definito come middle market dimenticato, uno spazio che storicamente le banche hanno servito ma da cui oggi tendono ad arretrare per vincoli di capitale e rendimento. È importante ricordare che i rating nel private credit non sono affatto una novità: gli investitori assicurativi, principali acquirenti di debito privato IG, richiedono da anni rating formali, siano essi provenienti da un’agenzia esterna o da un team interno.
Nel 2024, continua Sun, circa l’85% delle emissioni statunitensi di private placement, un segmento centrale del mercato IG, aveva almeno un rating esterno. Mentre nel mondo sub-IG le cose cambiano: le operazioni sono più su misura, spesso bilaterali e riferite a società di dimensioni più contenute, che raramente hanno un rating pubblico. Alcune ottengono un rating privato da un’agenzia riconosciuta, ma non è la norma, motivo per cui i finanziatori si affidano maggiormente alle proprie valutazioni interne. Questo si riflette anche nella composizione degli investitori: gli assicuratori sono poco presenti nel sub-IG a causa degli elevati requisiti di capitale, lasciando più spazio a fondi pensione, fondazioni e altri investitori istituzionali, che pur non essendo soggetti a obblighi regolamentari richiedono sempre più spesso dati di rating per monitorare rischi e portafogli. È peraltro utile sapere che la metodologia usata dalle agenzie, per assegnare i rating, non cambia tra debito pubblico e privato, ciò che cambia è soltanto la divulgazione. I rating pubblici sono accessibili a tutti, mentre quelli privati vengono condivisi solo con un insieme selezionato di investitori autorizzati dall’emittente. Quando invece un titolo è privo di rating o dispone solo di valutazioni non riconosciute dagli accordi con i clienti, interviene il team di rating interno di L&G, che utilizza metodologie proprietarie allineate per quanto possibile agli standard delle principali agenzie, garantendo coerenza e riducendo bias sistemici, grazie anche all’esperienza di analisti provenienti proprio dai grandi rating provider. In definitiva, il private credit comprende due mondi molto diversi, IG e sub-IG, ciascuno con una storia consolidata nel campo delle valutazioni. Le pratiche di rating, siano esse pubbliche, private o interne, svolgono un ruolo cruciale nella gestione del rischio e nella trasparenza verso gli investitori. Con l’espansione e la crescente complessità del settore, mantenere processi rigorosi e trasparenti diventa essenziale per alimentare fiducia e supportare decisioni d’investimento consapevoli.
Informazioni importanti, in quanto negli anni i sottostanti obbligazionari high yield sono diventati una componente sempre più presente nei portafogli degli investitori retail di Etf, anche in Italia. (riproduzione riservata)